di Aisha Harrison
Condanna internazionale al piano israeliano di controllo su Gaza City. Amnesty parla di “atrocità di massa”, Guterres lancia l’allarme. Tensione diplomatica al Consiglio di Sicurezza.
Mentre la tensione nella Striscia di Gaza raggiunge livelli senza precedenti, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha annunciato il rinvio della sua riunione di emergenza sul nuovo piano militare israeliano. La sessione, inizialmente prevista per oggi , si terrà domani 11 agosto alle 10 del mattino ora di New York (le 16 in Italia). La notizia è stata confermata da fonti ufficiali del Palazzo di Vetro, ma non sono stati forniti dettagli sui motivi dello slittamento, avvenuto senza alcuna spiegazione pubblica, proprio mentre l’allarme internazionale sul destino di Gaza si fa sempre più pressante.
Il piano di Netanyahu
Al centro della crescente crisi diplomatica vi è la decisione del gabinetto di sicurezza israeliano, annunciata in settimana, di estendere l’operazione militare nella Striscia e assumere il pieno controllo di Gaza City, dove, secondo stime umanitarie, oltre un milione di civili palestinesi si trovano intrappolati in condizioni di assoluta emergenza.Il piano, fortemente voluto dal primo ministro Benjamin Netanyahu, è stato giustificato dal governo israeliano con la necessità di aumentare la pressione su Hamas e ottenere il rilascio degli ostaggi israeliani ancora detenuti. Tuttavia, la stessa motivazione è stata messa in discussione da settori dell’opinione pubblica israeliana, da parte dell’establishment militare e dalle famiglie degli ostaggi, che temono un’ulteriore radicalizzazione del conflitto e una strategia inefficace sul lungo periodo.
Le reazioni internazionali
La reazione da parte della comunità internazionale è stata immediata e durissima. Il ministero degli Esteri egiziano, in una nota ufficiale, ha parlato senza mezzi termini di un tentativo di “eliminazione della popolazione palestinese”, accusando Israele di voler “consolidare un’occupazione illegale” e minare il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione e a uno Stato indipendente. Il Cairo ha inoltre avvertito che le attuali azioni militari israeliane “alimentano il conflitto, intensificano l’odio e incentivano l’estremismo in tutta la regione”. Analoga la posizione degli Emirati Arabi Uniti, che hanno messo in guardia da “conseguenze catastrofiche” e invitato il Consiglio di Sicurezza ad agire con urgenza, per fermare quella che viene ormai definita apertamente una violazione sistematica del diritto internazionale umanitario.Da Amnesty International, la denuncia è ancora più dura. La segretaria generale Agnès Callamard ha definito la decisione israeliana “scandalosa, oltraggiosa e sconcertante”, avvertendo che “una nuova invasione militare terrestre a Gaza City rischia di tradursi in ulteriori atrocità di massa”. Amnesty sottolinea come tale mossa violi il diritto internazionale e aggiri il recente parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia, che ha già definito l’occupazione israeliana dei Territori palestinesi “illegale e da cessare immediatamente”. Da Berlino, intanto, arriva la notizia che la Germania ha sospeso la fornitura di armi a Israele, una decisione significativa sul piano politico e simbolico, che evidenzia il crescente disagio anche tra gli alleati storici di Tel Aviv. Anche il segretario generale dell’Onu, António Guterres, ha lanciato un allarme drammatico. In una nota del suo portavoce, si dice “profondamente allarmato” da una decisione che rappresenta “una pericolosa escalation, con conseguenze potenzialmente catastrofiche per milioni di palestinesi”. Guterres ha rinnovato il suo appello per un cessate il fuoco permanente, per l’accesso umanitario senza ostacoli e per il rilascio immediato degli ostaggi, esortando Israele a rispettare pienamente i propri obblighi sotto il diritto internazionale Il rinvio della riunione del Consiglio di Sicurezza, seppur formalmente marginale, rappresenta un sintomo dell’impasse diplomatica. Dietro la decisione potrebbe celarsi la mancanza di una linea condivisa tra i membri permanenti, o il tentativo di guadagnare tempo per un difficile lavoro di mediazione tra le posizioni occidentali, arabe e quelle dei grandi attori come Cina e Russia.
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