di Redazione
Il generale Zamir si oppone: “L’occupazione logorerà l’esercito e metterà in pericolo gli ostaggi”. Cresce il dissenso interno e la pressione delle famiglie dei prigionieri.
Tensione altissima ai vertici dello Stato israeliano. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato che Israele ha annunciato che intende assumere il controllo totale della Striscia di Gaza. L’obiettivo – ha detto – non è governare direttamente l’enclave, ma trasferirne la gestione a “forze arabe che non rappresentino una minaccia per Israele”. Una dichiarazione rilasciata a Fox News, che arriva alla vigilia di una riunione cruciale del consiglio di sicurezza ristretto, convocato per decidere il prossimo passo nel conflitto in corso.
Ma l’opposizione più dura al piano arriva dall’interno stesso dell’apparato di sicurezza. Il capo di stato maggiore Eyal Zamir ha lanciato un chiaro avvertimento: un’occupazione totale di Gaza sarebbe “una trappola strategica” che potrebbe trascinare l’esercito in una guerra logorante, esporre i soldati a gravi rischi e compromettere la possibilità di salvare gli ostaggi israeliani ancora detenuti da Hamas. “Noi non lavoriamo con teorie, ma con vite umane”, ha detto Zamir, che ha promesso di continuare a esprimere il proprio dissenso in modo “obiettivo, indipendente e senza timore”, nonostante le pressioni ricevute – anche personali, come quelle riportate dalla stampa da parte di Sara Netanyahu. Durante un briefing allo Stato Maggiore, Zamir ha illustrato una strategia alternativa basata su un accerchiamento progressivo della Striscia per aumentare la pressione su Hamas, senza ricorrere a un’occupazione prolungata. La polemica si è infiammata ulteriormente con l’intervento delle famiglie degli ostaggi, che in un comunicato durissimo, chiedono di fermare la guerra e avviare un negoziato per il rilascio dei loro cari.
“Non accetteremo più silenzi o promesse – si legge – ogni decisione diversa dalla liberazione degli ostaggi porterà tragedie per loro e per Israele». In un appello diretto a Zamir, le famiglie lo invitano a «non cedere» e a opporsi a scelte che esporrebbero i prigionieri al rischio di morte”. Secondo un sondaggio citato nella nota, l’80% degli israeliani sarebbe favorevole a un accordo per la fine della guerra e il ritorno dei rapiti. Il ministro della Difesa Yoav Gallant ha sottolineato che l’esercito “eseguirà ogni decisione presa dal governo”, ma le divisioni all’interno della leadership sono ormai pubbliche.
Yair Golan, leader del partito dei Democratici, ha espresso solidarietà a Zamir, definendolo “una voce coraggiosa contro un governo paralizzato e corrotto”. Nel frattempo, il presidente Isaac Herzog – secondo Channel 13 – avrebbe telefonato al generale Zamir per esprimergli sostegno in vista delle crescenti pressioni da parte dei ministri. Zamir ha infine rivendicato i risultati dell’operazione militare “Carri di Gedeone”, sostenendo che «gli obiettivi sono stati raggiunti, anzi superati». Ma le prospettive restano cupe: il premier è determinato a rilanciare l’operazione su larga scala, mentre una parte sempre più ampia dell’opinione pubblica chiede una svolta diplomatica.
La guerra continua. Ma dentro Israele, è già aperta un’altra battaglia: quella sul futuro di Gaza. E su chi – davvero – ha in mano il timone.
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