di Carlo Longo
Nel cuore della politica pugliese si accende la competizione: Antonio Decaro è pronto alla candidatura, ma il ritorno di Vendola ed Emiliano complica i giochi nel centrosinistra
In un vicolo del centro storico di Bari, un bambino grida “Sciamanìn!”, una parola che oggi suona come un desiderio nascosto di Antonio Decaro. Il sindaco più amato del capoluogo pugliese, ora
europarlamentare di punta, si ritrova al centro di una contesa politica complicata. Al suo fianco non ci sono solo avversari, ma anche due ingombranti predecessori: Michele Emiliano e Nichi Vendola, entrambi ex presidenti di Regione con una lunga scia di ruoli politici e carriere pesanti.
L’equilibrio spezzato: un centrosinistra in impasse
La Puglia, da sempre considerata una roccaforte progressista, oggi sembra diventata il teatro di un confronto interno che rischia di paralizzare ogni strategia. Decaro non intende candidarsi se dovrà confrontarsi con i due “veterani” in Consiglio regionale. Vendola ed Emiliano, però, non sembrano intenzionati a farsi da parte. E la loro insistenza alimenta lo stallo. La tensione cresce anche a livello nazionale, con Giuseppe Conte che sostiene la linea di Decaro, mentre a sinistra si rafforza il progetto di Avs con Vendola in prima linea.
Vendola, la spinta del passato per una nuova rivoluzione gentile
Per Vendola, il ritorno in politica ha un sapore quasi spirituale. Dopo anni lontano dai ruoli istituzionali, ha ripreso a girare la Puglia tra presentazioni e incontri. Il suo libro di poesie attira folle eterogenee: giovani, donne, perfino religiose. “Torna ad aiutarci”, gli sussurrano. Lui rivendica l’eredità della sua “primavera pugliese”, un tempo in cui, dice, scelse assessori migliori di sé e si tenne lontano dalle logiche del potere. Eppure, oggi è proprio il potere il nodo della discordia.
Emiliano non cede: “Serve unità, ma non accetto veti”
Michele Emiliano, da parte sua, non ha mai abbandonato la scena politica. Dopo la Regione, continua a incidere: interviene sul caso dell’Ilva, sostiene la linea del partito, si nomina nel Consiglio del Teatro Petruzzelli. Dice di voler togliere a Decaro il peso della gestione politica, ma le sue mosse sembrano raccontare una volontà di restare protagonista. Smentisce qualunque intento ostile, ma la distanza con Decaro è ormai palpabile. “Non ho mai ricevuto un suo no diretto”, afferma, “ma se qualcuno pensa di mettermi da parte, si sbaglia”.
Il caso Ilva e un fronte comune che non basta
Su alcune questioni centrali, come l’ex Ilva di Taranto e l’ambiente, Decaro, Emiliano e Vendola sembrano trovare un terreno condiviso. È una delle poche convergenze rimaste. Vendola rivendica le sue battaglie contro l’inquinamento, Emiliano ricorda l’impegno sulla decarbonizzazione e le difficoltà nel portare avanti il contratto di programma. Tuttavia, la sintonia sui contenuti non si traduce in alleanza politica. I ruoli, le ambizioni e le memorie personali continuano a dividere.
Le manovre sotterranee e lo spettro del tradimento
Tra le vie di Bari si respira un’attesa nervosa. L’attuale sindaco Vito Leccese teme che un passo indietro di Decaro possa essere vissuto come un tradimento dalla cittadinanza. I boatos romani parlano di una possibile candidatura di Francesco Boccia, ma nel frattempo Emiliano fa i nomi di altri volti del centrosinistra pronti a prendere il testimone. “Vinciamo comunque”, dice. Ma il dubbio resta: è una strategia di rassicurazione o un modo per spingere Decaro verso la corsa?
Decaro al bivio: eroe popolare o ostaggio del passato?
Antonio Decaro, “mister 500mila preferenze”, è amato dai baresi, stimato a livello nazionale, ma rischia di essere paralizzato da un confronto con chi non è disposto a fare un passo indietro. Il suo dilemma non è solo politico: è personale, generazionale, forse anche morale. Tra le dinamiche del centrosinistra, le tensioni interne e gli equilibri romani, la sua candidatura resta appesa a un filo. E il tempo per decidere si accorcia.
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