di Corinna Pindaro
La Germania frena sul riconoscimento dello Stato palestinese ma accelera sul processo di pace. Berlino punta a riattivare i negoziati e sanzionare gli insediamenti illegali in Cisgiordania

La Germania non è ancora pronta a riconoscere formalmente lo Stato palestinese, ma il clima politico a Berlino si sta facendo sempre più critico nei confronti del governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu. In occasione di un imminente viaggio in Israele, il ministro degli Esteri Johann Wadephul ha ribadito che il riconoscimento deve rappresentare l’esito finale di un percorso negoziale, ma ha anche sottolineato che “quel processo deve cominciare adesso”. Un chiaro segnale di rottura rispetto alla posizione attendista del passato.
Due popoli, due Stati: Berlino insiste sulla soluzione condivisa
Wadephul ha ricordato come l’unica prospettiva credibile per garantire sicurezza, pace e dignità sia la creazione di due Stati. Una visione che il premier israeliano, secondo le accuse di Berlino, sta minando. La Germania si mostra quindi determinata ad avviare un nuovo slancio diplomatico, intervenendo non solo con dichiarazioni, ma anche con azioni tangibili.
La frustrazione di Merz e il ponte aereo per Gaza
Dietro le quinte, fonti vicine al governo tedesco parlano di crescente irritazione da parte del cancelliere Friedrich Merz, soprattutto dopo l’ultima telefonata inconcludente con Netanyahu. In risposta alla crisi umanitaria in corso a Gaza, la Germania ha organizzato un ponte aereo tramite la Giordania per assicurare l’arrivo degli aiuti essenziali. Ma oltre all’assistenza, Berlino intende imprimere una svolta politica che eviti la definitiva cancellazione dell’opzione dei due Stati.
Supporto al piano arabo e lotta agli insediamenti illegali
La Germania guarda con favore al piano presentato dai Paesi arabi lo scorso marzo per la ricostruzione di Gaza, un’iniziativa sostenuta anche da Italia, Francia e Regno Unito. Parallelamente, il governo tedesco si prepara a sanzionare i coloni responsabili di insediamenti illegali in Cisgiordania, considerati un ostacolo al processo di pace. In questa linea, Berlino vuole rafforzare anche il sostegno all’Autorità nazionale palestinese con sede a Ramallah.
Più concretezza e meno simboli: la strategia tedesca
Secondo fonti diplomatiche, la Germania considera le recenti dichiarazioni di Francia e altri partner europei — orientate verso un riconoscimento formale della Palestina — come gesti simbolici. Il governo Merz, invece, vuole puntare su un processo di “state building” reale, accompagnando ogni passo con azioni concrete. Inoltre, è allo studio una possibile revisione delle forniture militari verso Israele, una decisione che sarà presa dal Consiglio per la sicurezza nazionale tedesco, come confermato dal ministro Wadephul in una recente intervista alla Zeit.
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