di Redazione

Medici senza frontiere accusa Israele di usare la denutrizione come arma deliberata. Il Programma Alimentare Mondiale parla di una popolazione che “non mangia da giorni”. Intanto migliaia di pacchi di cibo si deteriorano sotto il sole.

La crisi umanitaria a Gaza ha raggiunto un nuovo livello di emergenza. Mentre agenzie umanitarie e organizzazioni non governative lanciano l’allarme sulla crescente carestia nella Striscia, emerge un dato sconcertante: l’esercito israeliano ha distrutto decine di migliaia di pacchi di aiuti umanitari — cibo e beni essenziali — rimasti per settimane inutilizzati al valico di Kerem Shalom. Lo riferisce l’emittente pubblica israeliana Kan, citando fonti militari.
Secondo queste fonti, oltre mille camion di aiuti sono stati seppelliti o bruciati perché deteriorati dopo una lunga esposizione al sole, sul lato palestinese del valico. “Abbiamo seppellito tutto e ne abbiamo persino bruciato alcune [delle forniture]”, ha affermato una fonte anonima, sottolineando che ancora oggi migliaia di pacchi giacciono inutilizzati, con il rischio concreto di dover essere anch’essi distrutti se non verranno trasferiti tempestivamente nella Striscia. La notizia getta un’ombra ancora più cupa sulla già drammatica condizione della popolazione civile di Gaza. Secondo Médecins Sans Frontières, che gestisce diverse cliniche nel territorio sotto assedio, un quarto dei bambini e delle donne incinte visitati nei suoi ambulatori risultano malnutriti. L’organizzazione accusa Israele di usare la fame come arma deliberata di guerra, impedendo il regolare afflusso di aiuti essenziali.
A rincarare la dose è anche il Programma Alimentare Mondiale (WFP) delle Nazioni Unite, che parla di una popolazione allo stremo: un terzo degli abitanti di Gaza non mangia da giorni.Il deterioramento e la distruzione degli aiuti, secondo la fonte militare israeliana, sarebbe legata a un “problema nel meccanismo di distribuzione”. “Il meccanismo semplicemente non funziona,” ha dichiarato, lamentando la mancanza di un coordinamento efficace e il blocco sistematico dei convogli umanitari.
La denuncia arriva in un momento di crescente pressione internazionale affinché il governo israeliano faciliti l’ingresso degli aiuti e garantisca corridoi umanitari sicuri. Ma mentre la diplomazia si muove lentamente, la popolazione civile continua a pagare il prezzo più alto: quello della fame.
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