di Carlo Longo

Un nuovo attacco nella Striscia di Gaza provoca almeno 43 vittime civili. Colpito anche un centro dell’OMS. L’UE condanna le violenze, Israele replica puntando il dito contro Hamas

La Striscia di Gaza è stata teatro di una nuova strage. Almeno 43 persone hanno perso la vita in un bombardamento notturno che ha colpito un complesso di tende nel campo profughi di al-Shati, noto come “Beach Camp”, situato nella zona occidentale di Gaza City. Secondo le autorità sanitarie locali, l’attacco ha causato anche 25 feriti. Le vittime, molte delle quali donne e bambini, stavano dormendo quando sono stati colpiti dai proiettili dei carri armati israeliani. Il campo ospitava famiglie già sfollate da altre aree del nord della Striscia. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF), al momento, non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali sull’accaduto.
Colpita una struttura dell’OMS a Deir al-Balah
Un secondo attacco ha avuto luogo a Deir al-Balah, nel centro della Striscia. Questa volta a essere colpita è stata anche una struttura dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, centrata in tre distinti momenti. Lo ha riferito il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, denunciando che l’esercito israeliano avrebbe fatto irruzione nell’edificio, obbligando donne e bambini a evacuare a piedi. Il personale maschile sarebbe stato arrestato, perquisito e interrogato. Due operatori dell’OMS e due loro familiari sono stati fermati. L’area ospita attualmente migliaia di sfollati, e le conseguenze dell’azione militare sono state devastanti.
Muoiono mentre cercano cibo: la crisi umanitaria si aggrava
Secondo quanto denunciato dall’UNRWA, l’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi, oltre mille civili sono stati uccisi a Gaza nel tentativo di procurarsi cibo, dalla fine di maggio a oggi. La fame, infatti, rappresenta una delle principali emergenze della popolazione civile, insieme ai continui bombardamenti. In sole 24 ore, almeno 19 persone sono decedute per malnutrizione. Tra le vittime, anche un bambino di Khan Younis e un neonato di 40 giorni. Gli ospedali, privi di forniture e personale adeguato, non riescono più a rispondere all’emergenza sanitaria in corso.
L’Unione Europea: “Fermare subito le violenze”
L’Alta Rappresentante dell’UE Kaja Kallas ha duramente criticato gli attacchi contro i civili, definendoli “indifendibili”. Attraverso un post su X (ex Twitter), ha invitato Israele a rispettare gli accordi sul flusso degli aiuti umanitari e a cessare le azioni militari contro i punti di distribuzione alimentare. Anche la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha preso posizione, sottolineando l’urgenza di un accesso umanitario libero e sicuro nella Striscia, ribadendo che “i civili non possono essere un bersaglio”.
Tel Aviv respinge le accuse e punta il dito contro Hamas
La replica israeliana non si è fatta attendere. Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha sostenuto che le violenze nei pressi dei punti di distribuzione sarebbero opera di Hamas, colpevole — secondo Tel Aviv — di sabotare deliberatamente i negoziati sul cessate il fuoco e di utilizzare la popolazione come scudo umano. Sa’ar ha accusato l’organizzazione palestinese di diffondere falsità per influenzare l’opinione pubblica internazionale, ribadendo che Israele avrebbe già accettato le condizioni per un cessate il fuoco e il rilascio degli ostaggi.
Testimonianze dalla zona: “Una vita disumana”
Parole forti arrivano anche da Padre Gabriel Romanelli, parroco della chiesa cattolica di Gaza, colpita il 17 luglio. “Le bombe sono ormai il sottofondo della nostra vita”, ha dichiarato dopo essere sopravvissuto a un attacco che ha distrutto parte della struttura. “Qui manca tutto: acqua, cibo, medicinali. Nessuno può immaginare cosa significhi vivere così”. Alla sua voce si unisce quella del patriarca latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, che definisce la situazione “moralmente inaccettabile”, sottolineando come il rifiuto o il ritardo degli aiuti equivalga a una condanna a morte.
L’IDF annuncia un’indagine interna
Nel frattempo, l’esercito israeliano ha annunciato l’apertura di un’inchiesta interna per analizzare la conduzione delle operazioni militari a Gaza. L’indagine, che durerà circa un anno, sarà guidata da un ufficiale di alto grado e valuterà aspetti tattici, strategici e le mancanze emerse nella pianificazione. Si tratterà anche la questione dell’assenza di un piano per una possibile occupazione duratura della Striscia.
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