di Redazione
I bombardamenti israeliani hanno ucciso almeno 12 palestinesi e ne hanno feriti decine in un accampamento di tende nella parte occidentale della città di Gaza

Sotto le bombe dei carri armati israeliani sono morti almeno 12 palestinesi e sono rimasti feriti a decine in un accampamento di tende nella parte occidentale della città di Gaza. Intanto, la Caritas denuncia che “la popolazione è ridotta alla fame e rischia la carestia”. “Tutto questo è ingiustificabile”, dice il cardinale di Gerusalemme Pizzaballa, mentre il Papa ha chiamato il leader dell’Anp Abu Mazen per enfatizzare “l’urgenza di aiuti umanitari”.
L’attacco contro il palazzo dell’Oms
Nel frattempo, si è registrato anche un attacco aereo e terrestre con raid e tank contro la città di Deir al-Balah, nel centro della Striscia di Gaza, dove è stata colpita per tre volte anche una residenza del personale dell’Organizzazione mondiale della Sanità. “I militari israeliani sono entrati nella struttura, costringendo donne e bambini a evacuare a piedi verso Al-Mawasi nel mezzo di un conflitto attivo”, ha riferito il segretario Ghebreyesus. I ministri degli Esteri dell’Italia e di altri 24 Paesi intanto hanno firmato un appello rivolto a Israele in cui si afferma che “la guerra a Gaza deve finire ora”. Mentre la portavoce della Casa ha riferito che Donald Trump ha “è stato colto di sorpresa dai bombardamenti in Siria e anche da quello di una chiesa cattolica a Gaza” e “in entrambi i casi, il presidente ha chiamato rapidamente il primo ministro israeliano per porre rimedio alla situazione”.
Pizzaballa: “A Gaza situazione moralmente inaccettabile”
“Gli aiuti umanitari non sono solo necessari, sono una questione di vita o di morte. Rifiutarli non è un ritardo, ma una condanna. Ogni ora senza cibo, acqua, medicine e riparo causa un profondo danno”. Lo dice il cardinale di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa. “Lo abbiamo visto: uomini che resistono al sole per ore nella speranza di un semplice pasto. Questa è un’umiliazione. È moralmente inaccettabile e ingiustificabile”. “E oggi – aggiunge – alziamo la voce in un appello ai leader di questa regione e del mondo: non può esserci futuro basato sulla prigionia, sullo sfollamento dei palestinesi o sulla vendetta”.
Ministro degli Esteri francese: “Consentire ai media l’accesso a Gaza”
Il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot ha esortato Israele a consentire alla stampa straniera di accedere al territorio palestinese assediato di Gaza, mentre aumentano gli allarmi di carestia dopo 21 mesi di guerra. “Chiedo che alla stampa libera e indipendente sia consentito l’accesso a Gaza per mostrare cosa sta accadendo e per far da testimone”, ha dichiarato alla radio France Inter in un’intervista dall’Ucraina orientale.
Sindacato Afp: “I nostri colleghi rischiano di morire di fame”
L’Associazione dei giornalisti dell’agenzia France Presse (AFP) ha dichiarato che i suoi colleghi che operano nella Striscia di Gaza sono a serio rischio di fame e che “senza intervento, gli ultimi reporter a Gaza moriranno”. Il sindacato afferma di avere “uno scrittore freelance, tre fotografi e sei video freelance” che lavorano ancora a Gaza dopo che la maggior parte del suo staff se n’è andato l’anno scorso, e che, insieme a una manciata di altri, sono alcuni degli ultimi giornalisti che riferiscono sul campo nella Striscia. Secondo la dichiarazione, i giornalisti dell’agenzia di stampa a Gaza hanno recentemente avvertito che non hanno più abbastanza forza per lavorare. Dall’enclave, un fotografo di nome Bashar, 30 anni, ha scritto su Facebook: “Il mio corpo è magro e non posso più lavorare”. Il sindacato aggiunge che anche se i giornalisti ricevono uno stipendio mensile dall’AFP per il loro lavoro, “non c’è nulla da comprare, o solo a prezzi completamente esorbitanti”. “Vediamo che la loro situazione sta peggiorando”, ha spiegato il sindacato. “Sono giovani e la loro forza li sta abbandonando. La maggior parte non ha più la capacità fisica di viaggiare nell’enclave per svolgere il proprio lavoro. Le loro strazianti richieste di aiuto sono ormai quotidiane”.
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