di Aisha Harrison
Washington alza la pressione su Bruxelles: tariffe su auto, acciaio e nuovi settori strategici dal 1° agosto. L’Ue prepara contromisure da oltre 90 miliardi di euro, inclusi servizi digitali e prodotti simbolo del Made in Usa
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha tracciato una nuova linea rossa nei difficili negoziati commerciali con l’Unione Europea. Secondo quanto riportato dal Financial Times, anche nel caso in cui si arrivi a un accordo tra le parti, Washington non scenderà sotto un livello di dazi compreso tra il 15% e il 20%, ben al di sopra del 10% che Bruxelles aveva ormai accettato come base di compromesso. Il ritorno del commissario europeo al Commercio, Maroš Šefčovič, da Washington ha portato poche rassicurazioni. Nella capitale statunitense, Šefčovič ha incontrato il segretario al Commercio, Howard Lutnick, e il rappresentante della Casa Bianca, Jamieson Greer. Rientrato a Bruxelles, ha riferito agli ambasciatori dei Ventisette la rigidità della posizione americana, che rischia di far saltare il tavolo negoziale.
Un’escalation annunciata
Le nuove tariffe statunitensi dovrebbero entrare in vigore il 1° agosto e si collocherebbero sotto la soglia del 30%, ma rappresenterebbero comunque un significativo irrigidimento del confronto transatlantico. In particolare, Trump avrebbe respinto la proposta europea di ridurre i dazi sulle automobili, mantenendo l’aliquota al 25%, e confermando tariffe al 50% su acciaio e alluminio importati dall’UE. Dietro questa mossa, secondo Bloomberg, si nasconde una strategia più ampia: introdurre tariffe “di settore”, accanto a quelle per Stato o area economica. Nel mirino dell’amministrazione statunitense ci sarebbero comparti strategici come rame (tariffa ipotizzata del 50%), legname, minerali critici, prodotti farmaceutici e – in prospettiva – anche i semiconduttori.
La risposta dell’Europa: misure già pronte
Bruxelles non resta a guardare. La Commissione europea ha predisposto un ampio ventaglio di misure di ritorsione, che scatterebbero nel caso in cui i dazi americani dovessero entrare effettivamente in vigore. Il primo pacchetto prevede tariffe su 21 miliardi di euro di importazioni statunitensi, colpendo prodotti simbolo come pollo e jeans. Un secondo pacchetto, ancora più consistente, da 72 miliardi di euro, è pronto per essere attivato nel caso di rottura definitiva delle trattative: tra i beni sotto osservazione figurano aerei Boeing, bourbon e altre esportazioni-chiave degli Stati Uniti. Infine, Bruxelles starebbe ultimando un terzo meccanismo, pensato per colpire il settore digitale e le entrate pubblicitarie online, utilizzando lo strumento anti-coercizione europeo recentemente rafforzato. Una mossa che punta a proteggere la sovranità economica del continente e rispondere alla crescente pressione politica e commerciale proveniente da Washington.
Verso un agosto rovente
La data del 1° agosto si avvicina come una scadenza fatidica. L’imposizione unilaterale di nuove tariffe americane potrebbe far precipitare i rapporti tra Unione Europea e Stati Uniti ai livelli di tensione del primo mandato Trump. La possibilità di una spirale di misure e contromisure non è più solo un’ipotesi, ma uno scenario concreto che preoccupa tanto le cancellerie europee quanto gli osservatori internazionali. Mentre l’Europa continua a dichiararsi aperta al dialogo, la fermezza con cui il presidente Trump persegue la sua politica commerciale aggressiva rischia di compromettere decenni di cooperazione transatlantica. E stavolta, anche in caso di accordo, l’escalation potrebbe essere solo rimandata.
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