di Mario Tosetti
Il governo britannico propone di estendere il diritto di voto ai giovani dai 16 anni. Una scelta di equità democratica o un calcolo politico per rafforzare il Labour
Il governo guidato da Keir Starmer si prepara a presentare in Parlamento una riforma che potrebbe cambiare il volto
dell’elettorato britannico: l’estensione del diritto di voto a giovani di 16 e 17 anni. La misura, annunciata ufficialmente per il prossimo settembre, è parte integrante del manifesto elettorale con cui il Labour ha vinto le elezioni generali nel maggio 2024.
Per il premier, si tratta di un atto di coerenza con le promesse fatte agli elettori, ma per molti osservatori – soprattutto tra gli oppositori – si tratta di una mossa strategica per recuperare consensi, dopo un anno politicamente difficile. Starmer, però, risponde alle critiche con una logica semplice: se i giovani a partire dai 16 anni possono lavorare, pagare le tasse e persino arruolarsi nell’esercito, perché non dovrebbero anche votare?
Verso un’uniformità legislativa nel Regno Unito
La proposta ha anche l’obiettivo di allineare le regole elettorali su scala nazionale con quelle già in vigore in Scozia e Galles, dove i giovani di almeno 16 anni possono votare alle elezioni locali e regionali. Attualmente, nel Regno Unito ci sono norme contraddittorie: in Inghilterra, ad esempio, si può prendere la patente a 17 anni e consumare alcolici al pub a 16, se accompagnati, ma non si può ancora votare, candidarsi o nemmeno farsi un tatuaggio prima dei 18 anni.
La riforma, dunque, mira anche a rimuovere queste incoerenze, uniformando l’accesso alla cittadinanza attiva in tutte le sue forme.
Giovani votanti: vantaggio reale per il Labour?
Secondo le stime, l’inclusione di 16enni e 17enni potrebbe aggiungere circa un milione e mezzo di nuovi elettori. Paesi come Austria, Brasile, Grecia e persino la Corea del Nord già permettono il voto in questa fascia d’età, ma il vero interrogativo è se questa scelta avvantaggerà davvero il partito laburista.
Tradizionalmente, gli elettori più giovani sono più inclini a sostenere partiti progressisti, ma le tendenze recenti sembrano più complesse. Il partito di destra Reform UK, guidato da Nigel Farage, sta raccogliendo ampio consenso proprio tra gli under 25, anche grazie a una comunicazione social efficace, soprattutto su TikTok. Inoltre, l’eventuale ritorno di figure come Jeremy Corbyn, con un nuovo partito a sinistra del Labour, potrebbe spezzare il presunto monopolio laburista sul voto giovanile.
Un impatto limitato ma strategico
Come osserva Luke Tryl, direttore del think tank “More in Common”, dal punto di vista numerico i nuovi votanti rappresenterebbero meno del 2% dell’intero corpo elettorale. Tuttavia, nel sistema elettorale britannico basato su collegi uninominali (“first past the post”), anche piccole variazioni possono rivelarsi decisive in circoscrizioni chiave, rendendo l’impatto potenzialmente rilevante.
Altre riforme elettorali in arrivo
L’introduzione del voto ai sedicenni è solo una parte di un pacchetto più ampio annunciato dal governo. Tra le altre misure previste: semplificazione del voto per corrispondenza, registrazione automatica degli elettori e nuove restrizioni sulle donazioni private superiori a 500 euro, pensate per contrastare le influenze esterne nei processi democratici.
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