di Redazione

Per i magistrati si salta l’appello perché “i fatti sono accertati, è solo una questione di diritto”

La Procura della Repubblica di Palermo ha presentato ricorso alla Corte di cassazione contro l’assoluzione in primo grado dell’ex ministro dell’Interno e vicepremier del governo Conte 1  Matteo Salvini. L’attuale ministro ai Trasporti e vicepremier è imputato di rifiuto d’atti d’ufficio e sequestro di persona in danno dei 147 migranti trattenuti a bordo della nave Open Arms nell’agosto 2019.

La mossa della Procura di Palermo

Si tratta di una mossa inusuale e forse inedita: rivolgersi direttamente ai giudici di legittimità per contestare un verdetto di primo grado, saltando l’appello. Una scelta sottoscritta dal procuratore Maurizio De Lucia, dall’aggiunto Marzia Sabella e dalla sostituta Giorgia Righi, basata sulla convinzione che la questione vada affrontata solo in diritto.

Le motivazioni dell’assoluzione

Il tribunale che il 20 dicembre scorso assolse Salvini nelle motivazioni depositate il 19 giugno non ha contestato la ricostruzione del fatto o le considerazioni dell’accusa intorno alla commissione o meno dei reati contestati; piuttosto s’è limitato a stabilire che, sulla base dell’interpretazione delle leggi sui salvataggi in mare e delle convenzioni internazionali – definite «precarie», «inaffidabili», «incompiute», fornendo un quadro normativo con «poche certezze e molte aree grigie» – l’Italia non aveva alcun obbligo di concedere alla nave spagnola con i naufraghi a bordo il Pos, ovvero il luogo di sbarco sicuro con cui devono concludersi le operazioni si soccorso.

D’altro lato, nel processo i pubblici ministeri avevano sostenuto il contrario, e da lì avevano fatto discendere le accuse all’ex responsabile del Viminale, titolare del potere di accordare il Pos. Sulle quale il tribunale s’è soffermato poco o nulla, proprio in virtù della mancanza del presupposto principale negato dai giudici; di qui il verdetto di non colpevolezza perché «il fatto non sussiste».

La sentenza sul caso Diciotti

Nel frattempo però, tra l’assoluzione e il deposito delle motivazioni, è arrivata un’altra sentenza, pronunciata dalle Sezioni unite civili della Cassazione nel febbraio scorso, che dovendo giudicare su un caso analogo (quello della nave Diciotti, a cui pure l’ex ministro dell’Interno del governo Lega-5Stelle negò lo sbarco nell’estate del 2018) secondo i pm sgombra il campo da dubbi e interpretazioni sull’obbligo contestato dai giudici del tribunale.

La presunta assenza di regole chiare sull’individuazione dello Stato «che deve farsi carico dei soggetti tratti in salvo» dopo il primo soccorso «si rileva destituita di fondamento», hanno scritto i giudici della Corte suprema. E prendendo spunto da quest’altro verdetto emesso dal massimo organo di legittimità, la Procura di Palermo ha deciso di rivolgersi direttamente alla stessa Cassazione, saltando il grado d’appello.
«La sentenza in esame – scrivono i pm nel ricorso – si rivela manifestamente viziata per l’inosservanza di quella serie di norme integratrici, quali quelle sulla libertà personale e le Convenzioni sottoscritte dall’Italia per il soccorso in mare di cui il tribunale avrebbe dovuto tenere conto nell’applicazione della legge penale».

Gli scenari che si aprono

Diversi gli scenari che a questo punto si aprono per il futuro: se la Corte suprema dovesse respingere il ricorso, la partita giudiziaria sulla Open arms si chiuderebbe in maniera definitiva, in anticipo rispetto ai tempi degli abituali tre gradi di giudizio; se invece il ricorso venisse accolto, allora si andrebbe in corte d’appello, ma solo per analizzare i principi di diritto che i giudici del «palazzaccio» romano dovessero eventualmente individuare cancellando la sentenza di primo grado.

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