di Aisha Harrison

Il ministro dell’Economia rilancia: “In tempi di guerra, gli Stati difendono ben altro. Bruxelles non vive su Marte”

giorgetti“La concorrenza è una bellissima cosa, ma forse a Bruxelles non si sono accorti che c’è una guerra in questo momento in Europa”. Con queste parole, pronunciate nel Transatlantico della Camera, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha risposto alle perplessità della Commissione europea sull’utilizzo del Golden Power nel dossier Unicredit-Bpm. Un messaggio chiaro, rivolto alla Direzione generale della Concorrenza: il contesto geopolitico, secondo il governo italiano, impone priorità diverse. “Noi riteniamo di aver avuto soddisfazione dai giudici e quelle motivazioni saranno le stesse che porteremo davanti alla Commissione”, ha proseguito, “ma la difesa degli interessi nazionali, non può essere subordinata ai dogmi del libero mercato: La sicurezza nazionale è una cosa seria”.

Sul tema è intervenuto anche il vicepremier Matteo Salvini, con toni ancor più netti: “Golden power? L’Ue non rompa le scatole al governo italiano”. Un segnale di compattezza, dunque, da parte dell’esecutivo, deciso a tutelare il controllo strategico su un settore delicato come quello bancario. Ma le riflessioni di Giorgetti non si sono fermate al caso Unicredit. Il ministro ha toccato anche altri fronti caldi dell’agenda economica, a partire dalle tensioni sulle banche centrali. In un implicito riferimento alla pressione esercitata da Donald Trump sulla Federal Reserve per abbassare i tassi, ha osservato: “Le banche centrali non vivono su Marte, ma in mezzo a noi, in un’economia fatta da famiglie e imprese». In tempi di instabilità globale, ha aggiunto, “non ci sono soltanto le sacre regole delle banche, ma anche la valutazione della realtà”.Infine, sul dossier dazi – altro punto cruciale dei rapporti transatlantici – Giorgetti ha definito «estenuante» la trattativa in corso: «Non è soltanto una questione di numeri, ma anche di metodo, di approccio tra le parti”. In un’Europa attraversata da tensioni militari e crisi economiche, il governo italiano sembra dunque deciso a riaffermare una linea pragmatica, in cui l’interesse nazionale si colloca sopra i principi astratti del mercato. Con buona pace di Bruxelles.

 

 

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