di Emilia Morelli

L’Unione Europea valuta misure di ritorsione contro i dazi americani imposti da Trump: pronto un pacchetto da 90 miliardi. Ma i 27 restano divisi tra linea dura e dialogo

bazookaLa tensione commerciale tra Unione Europea e Stati Uniti si intensifica. A dare il primo segnale è stata la Francia, che attraverso il ministro per gli Affari europei Laurent Saint-Martin ha sottolineato la necessità per l’Europa di non escludere nessuna opzione nella sua risposta ai dazi imposti da Donald Trump. Secondo Parigi, l’UE deve accelerare sulla costruzione di una strategia solida per dimostrare la propria capacità di reazione. In discussione non ci sono solo i dazi, ma anche questioni come i servizi digitali e il nuovo strumento anti-coercizione. Tuttavia, l’arma economica più potente dell’UE – il cosiddetto “bazooka” – resta per ora inutilizzato.

I controdazi europei: tra minaccia e strategia

Il commissario europeo al Commercio, Maros Sefcovic, ha confermato che Bruxelles ha già pronto un secondo pacchetto di contromisure del valore di 90 miliardi di euro. Questo si aggiunge al primo blocco di misure da 21,5 miliardi approvato in aprile ma sospeso fino al primo agosto. La nuova proposta è ancora soggetta all’approvazione degli Stati membri. Intanto, lo strumento anti-coercizione, il meccanismo pensato per contrastare atti di pressione economica da parte di Paesi terzi, è sul tavolo. Le divergenze tra i governi europei, però, rendono complessa l’attivazione di queste misure, anche se alcuni Stati – tra cui Francia, Spagna, Svezia e Austria – spingono per un’azione più determinata. La Germania, invece, rimane cauta, consapevole dei possibili contraccolpi economici.

Cos’è davvero il “bazooka” dell’UE?

Introdotto nel dicembre 2023, lo strumento anti-coercizione rappresenta l’arsenale commerciale più ampio di cui l’UE dispone. Non si limita ai dazi, ma può includere restrizioni su servizi digitali e finanziari, limitazioni agli investimenti diretti esteri, ostacoli agli appalti pubblici e perfino la sospensione dei diritti di proprietà intellettuale. Tra le possibilità c’è anche la reintroduzione della cosiddetta “web tax”, in origine destinata a finanziare il bilancio europeo post-2027 ma poi sostituita da un’imposta sulle grandi imprese operanti nell’UE. Nonostante tutto, Bruxelles sembra ancora restia a utilizzare questa potente leva.

La pressione americana sui prodotti europei

Gli Stati Uniti, da marzo, hanno già attivato dazi del 25% sulle auto europee e su molte loro componenti, oltre a mantenere tariffe elevate su acciaio e alluminio. Il prossimo passo, previsto per agosto, è un aumento fino al 30% su una serie di esportazioni europee, a meno che non si trovi un accordo. Attualmente, le tariffe statunitensi colpiscono circa il 70% dell’export europeo verso gli USA, per un valore complessivo di 380 miliardi di euro. Fino a oggi, l’UE ha scelto una linea di moderazione, congelando le contromisure e sospendendo i dazi su prodotti simbolici come le moto Harley-Davidson e i jeans Levi’s. Ma questa strategia non ha portato risultati concreti.

Colpire gli Stati “rossi”: la strategia mirata dell’UE

In caso di ritorsioni, l’UE potrebbe concentrare le sue misure su beni prodotti negli Stati a maggioranza repubblicana, i cosiddetti “Red States”. Tra questi figurano la soia proveniente dalla Louisiana, carne bovina e pollame dal Kansas e Nebraska, oltre a legname da Georgia, Virginia e Alabama. L’obiettivo sarebbe esercitare pressione politica attraverso l’economia. Intanto, l’Austria propone l’introduzione di una tassa specifica per le Big Tech. Ma non tutti sono d’accordo: l’Italia, tramite il ministro Tommaso Foti, invita alla prudenza, sottolineando i rischi di una guerra commerciale che potrebbe danneggiare entrambe le parti.

Tra Europa e Cina: sospetti e tensioni

C’è chi, come Foti, teme che una parte dell’UE stia spingendo verso una rottura con Washington per stringere un’alleanza economica con la Cina. Sebbene non ci siano prove ufficiali, il sospetto sembra indirizzato alla Francia di Emmanuel Macron, da sempre fautore di una maggiore autonomia strategica europea. L’UE appare oggi spaccata tra i Paesi favorevoli a una linea dura – come Francia, Spagna e Austria – e quelli più inclini al dialogo, come Italia e Germania. Quest’ultima, in particolare, ha evitato di partecipare con ministri di peso alle riunioni decisive, mentre altri Paesi, legati economicamente o politicamente agli USA, mantengono una posizione prudente.

Il futuro dell’UE tra confronto e mediazione

Al momento, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen sembra orientata verso un approccio moderato. Le possibili contromisure si limitano per ora al settore delle merci, mentre l’attivazione completa dello strumento anti-coercizione resta un’opzione lontana, soprattutto in assenza di un consenso unanime tra i 27 Stati membri. L’Europa è di fronte a una scelta delicata: rispondere colpo su colpo, rischiando un’escalation commerciale, oppure continuare a mediare per preservare l’equilibrio economico con il principale alleato occidentale.

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