di Emilia Morelli

La Commissione europea dichiara illegittimo il golden power imposto dal governo italiano sull’OPS di Unicredit per Banco BPM. La tutela del risparmio nazionale non giustifica il blocco. Titoli in Borsa in rialzo

La Commissione europea si è espressa in modo netto contro l’intervento del governo italiano sull’operazione di acquisizione lanciata da Unicredit su Banco BPM. Secondo quanto anticipato da Bloomberg, la Direzione generale della Concorrenza (DgComp), guidata da Elena Ribera, ha deliberato che il golden power attivato da Roma lo scorso 18 aprile non ha validità nel contesto comunitario.

Per Bruxelles, infatti, è la Commissione — e non i singoli Stati membri — a detenere l’esclusiva competenza sulle regole concorrenziali interne al mercato unico, anche in operazioni che toccano settori considerati strategici. La decisione dovrebbe essere resa ufficiale nel corso della giornata, ma secondo fonti vicine al dossier, la linea è già chiara: l’Italia non può bloccare o condizionare l’OPS promossa da Piazza Gae Aulenti.

Il decreto del governo italiano: limiti severi per Unicredit

Nel decreto dello scorso aprile, il governo italiano aveva autorizzato l’operazione Unicredit-BPM ma con vincoli stringenti: tra questi, l’obbligo per Unicredit di abbandonare la Russia entro nove mesi, il mantenimento del rapporto depositi/impieghi di BPM per almeno tre anni, il divieto di vendere titoli del debito pubblico attraverso Anima (società controllata) e nuove limitazioni all’attività di project financing.

Il Tesoro, che ha competenza sul settore bancario, ha giustificato l’intervento appellandosi alla necessità di proteggere un’area strategica come quella del risparmio. Tuttavia, la Commissione europea ha stabilito che tali motivazioni non sono sufficienti a giustificare un uso unilaterale del golden power, strumento che in base al Regolamento UE n. 139/2004 (art. 21, par. 4) può essere invocato dagli Stati membri solo entro ambiti ben precisi e sotto il controllo comunitario.

La posizione della Commissione UE: solo Bruxelles può decidere

Secondo le norme europee sulla concorrenza, infatti, eventuali interessi pubblici nazionali — come la sicurezza — devono essere valutati e riconosciuti a livello comunitario. La legge italiana sul golden power, significativamente ampliata durante gli anni della pandemia, deve comunque sottostare al vaglio della Commissione, che ha giudicato eccessive e incompatibili le condizioni poste da Roma.

Con la decisione della DgComp immediatamente esecutiva, il governo italiano ha due opzioni: adeguarsi oppure impugnare il provvedimento presso la Corte di Giustizia dell’Unione europea. Non è escluso che, in un’ottica di dialogo istituzionale, si possa cercare una revisione del decreto in linea con le indicazioni di Bruxelles.

Possibili scenari: cosa succede ora all’OPS di Unicredit

L’intervento della Commissione arriva in una fase delicata, a ridosso della riunione del TAR prevista per il 9 luglio, in cui i giudici amministrativi dovranno esprimersi proprio sul golden power applicato a questa operazione. È plausibile che la decisione venga rinviata per tener conto del verdetto europeo.

Nel frattempo, la palla passa al management di Unicredit e al suo amministratore delegato Andrea Orcel. Saranno loro a decidere se procedere con l’operazione come previsto oppure cercare un compromesso con il governo. Tuttavia, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha più volte ribadito che il DPCM non è modificabile. Una rigidità che potrebbe scontrarsi con l’obbligo, ora più che mai evidente, di rispettare la normativa UE.

Effetto immediato sui mercati: titoli in crescita

La notizia ha avuto un impatto positivo in Borsa: Banco BPM ha chiuso con un rialzo del 3,16%, mentre Unicredit ha guadagnato l’1,36%. Il verdetto europeo ha rafforzato la fiducia degli investitori nella riuscita dell’operazione, che potrebbe dare vita al secondo polo bancario italiano, con forti ricadute su efficienza e competitività del sistema creditizio nazionale.

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