di Mario Tosetti
Tre sindaci del Partito Popolare Repubblicano arrestati con l’accusa di corruzione e legami con la criminalità. L’opposizione denuncia persecuzione politica
La pressione giudiziaria contro l’opposizione turca si intensifica. Sabato 5 luglio, in Turchia le autorità hanno arrestato tre sindaci appartenenti al Partito Popolare Repubblicano (CHP), il principale schieramento antagonista al governo di Recep Tayyip Erdoğan. I fermi si inseriscono in un più ampio contesto di indagini su presunti legami con la criminalità organizzata e irregolarità amministrative.
Secondo quanto riferito dall’agenzia statale Anadolu e da vari media nazionali, tra i sindaci coinvolti figurano Zeydan Karalar (Adana), Abdurrahman Tutdere (Adiyaman) e Muhittin Böcek (Antalya). Gli arresti, condotti con blitz nelle prime ore del mattino, seguono una lunga scia di provvedimenti giudiziari indirizzati contro figure di primo piano del CHP, che da mesi denuncia una campagna politica mirata a delegittimare l’opposizione.
Sindaci accusati di corruzione e appalti pilotati
I capi d’imputazione ipotizzati dalla Procura di Istanbul riguardano associazione a delinquere, corruzione e gestione irregolare di appalti pubblici. In totale, dieci persone risultano attualmente arrestate nell’ambito della medesima inchiesta, il cui epicentro si trova nella metropoli sul Bosforo. I dettagli delle accuse non sono stati ancora ufficializzati, ma secondo fonti giornalistiche, tra i reati contestati ci sarebbero favoritismi negli affidamenti, pressioni indebite e malversazione di fondi pubblici.
Zeydan Karalar è stato fermato a Istanbul, mentre Tutdere è stato prelevato nella sua abitazione di Ankara, da dove – secondo quanto scritto dallo stesso sindaco su X (ex Twitter) – sarebbe stato trasferito a Istanbul. Più nebulosa la posizione di Muhittin Böcek, sindaco di Antalya: si sa soltanto che è stato arrestato insieme al figlio e alla nuora, anche loro sotto inchiesta, mentre il ragazzo avrebbe già lasciato il Paese.
Un attacco sistematico contro il partito di opposizione?
Le tensioni politiche nel Paese crescono costantemente. Dopo la controversa incarcerazione del popolare sindaco di Istanbul Ekrem İmamoğlu nel marzo 2025, il governo è stato accusato a livello nazionale e internazionale di utilizzare la giustizia come strumento repressivo per indebolire gli avversari politici. L’arresto di İmamoğlu, figura di spicco del CHP e potenziale sfidante di Erdoğan alle prossime presidenziali, aveva provocato massicce proteste nelle principali città turche.
A rafforzare questa narrativa di persecuzione politica, l’arresto dell’ex sindaco di Smirne, Tunç Soyer, e di ben 137 funzionari municipali accusati di truccare gare pubbliche. Anche in questo caso, i legali degli indagati hanno parlato di decisioni arbitrarie e infondate, motivate esclusivamente da obiettivi politici.
Arresti a cascata nelle città governate dall’opposizione in Turchia
La stretta sulle amministrazioni locali del CHP arriva poco più di un anno dopo l’importante avanzata del partito alle elezioni municipali. Il successo elettorale aveva portato il CHP a strappare numerose città chiave al controllo dell’AKP, incluso Adiyaman, duramente colpita dal terremoto del 2023 e simbolo di un possibile cambiamento politico.
Nella stessa settimana, anche il sindaco CHP di Manavgat, località turistica nella provincia di Antalya, è stato arrestato insieme ad altre 34 persone. Gli inquirenti parlano di un’estesa rete corruttiva, ma l’opposizione accusa il governo di usare questi casi per riprendersi il controllo amministrativo delle città strategiche, specialmente in vista delle future tornate elettorali.
Tra repressione e propaganda giudiziaria
Mentre Ankara continua a dichiarare l’indipendenza della magistratura, gli osservatori internazionali e i principali organi di stampa occidentali parlano di una pericolosa deriva autoritaria. La linea di Erdoğan appare sempre più orientata a neutralizzare ogni forma di opposizione istituzionale, in un contesto in cui la giustizia è vista come arma di lotta politica più che come strumento di equità.
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