di Emilia Morelli

I leader di Francia, Italia e Germania preparano un appello congiunto per rafforzare la competitività industriale dell’UE. Automotive, energia e investimenti tra le priorità

meloni macron merzSta prendendo forma una nuova intesa politica tra Emmanuel Macron, Giorgia Meloni e Friedrich Merz. I tre leader, provenienti da Francia, Italia e Germania, stanno lavorando a un documento congiunto che intende rilanciare la competitività dell’industria europea. Al centro dell’iniziativa ci sono l’automotive, l’energia, la transizione tecnologica e una rinnovata strategia di investimenti comuni. Secondo fonti francesi, si tratterebbe di una lettera aperta destinata a essere pubblicata entro poche settimane, frutto di un’intensa triangolazione diplomatica iniziata settimane fa e rafforzata durante il recente G7 in Canada e il Consiglio europeo di fine giugno a Bruxelles.

Il caso automotive come campanello d’allarme

Uno dei settori simbolo della crisi industriale europea è l’automotive. Le cifre mettono a nudo un declino costante: le vendite di veicoli nell’Unione Europea sono diminuite del 12% negli ultimi vent’anni, con un calo molto più netto in Italia, dove si è toccato il -30%. In netto contrasto, la Cina ha registrato nello stesso periodo una crescita del 400%, e si avvia nel 2025 a superare per la prima volta la somma delle auto prodotte da Stati Uniti e Unione Europea messe insieme. Il confronto peggiora se si guarda al segmento delle auto elettriche: paesi come Belgio e Danimarca registrano percentuali di immatricolazioni “green” decisamente superiori rispetto a Francia, Germania e Italia. Questa situazione ha spinto i tre leader europei a considerare l’automotive come cartina di tornasole di un problema strutturale più profondo.

Energia costosa, innovazione in ritardo, investimenti insufficienti

Il documento a cui Macron, Meloni e Merz stanno lavorando mira a individuare soluzioni per colmare il divario che separa l’industria europea dai suoi principali concorrenti globali. Una delle prime criticità è il costo dell’energia: oggi in Europa è fino a cinque volte più alto rispetto alla Cina, con ripercussioni pesanti sulla competitività delle imprese. Anche sul fronte delle tecnologie strategiche il gap è evidente. La maggioranza delle gigafactory mondiali — cioè gli impianti per la produzione su larga scala di batterie — è concentrata in Cina, che ospita l’80% degli stabilimenti, contro appena il 5% in Europa. Sul piano sociale, l’intero comparto automobilistico europeo — incluso l’indotto e i servizi — rappresenta 13 milioni di posti di lavoro, contribuendo all’8% del PIL del continente e al 30% degli investimenti industriali. Ma la sua tenuta non è più garantita.

Il modello Draghi e la visione di lungo periodo

A ispirare l’asse Macron-Meloni-Merz è anche il report presentato da Mario Draghi nel settembre 2023, dedicato alla competitività europea. In quel documento si proponeva un cambio di paradigma: rilanciare gli investimenti, pubblici e privati, affrontare l’urgenza energetica, riformare il mercato unico e rafforzare la capacità industriale dell’Europa nei settori strategici, inclusi difesa e spazio. Draghi sottolineava anche la necessità di conciliare gli obiettivi ambientali con la realtà produttiva, invitando l’Europa a dotarsi di una visione industriale comune. È in questo quadro che si colloca il nuovo patto a tre, che chiede alla Commissione europea di accompagnare la transizione con risorse concrete e scelte coraggiose.

Il ruolo della Commissione e il messaggio a Bruxelles

L’iniziativa franco-italo-tedesca punta ora a coinvolgere la Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen. L’auspicio è che il messaggio politico si traduca in interventi operativi: incentivi agli investimenti industriali, maggiore flessibilità nelle regole di bilancio, un piano comune per rafforzare le filiere europee strategiche — a partire da quella delle batterie. Giorgia Meloni ha anticipato questo orientamento già lo scorso 23 giugno, durante un intervento in Parlamento, sottolineando la necessità di superare gli aspetti più penalizzanti del Green Deal e rilanciare l’innovazione attraverso tecnologie come i biocarburanti, l’idrogeno e gli e-fuels. L’obiettivo è rilanciare l’intera filiera e garantire una transizione energetica compatibile con le esigenze industriali.

Una scossa per il futuro dell’Europa

Quella che si sta delineando è molto più di una dichiarazione d’intenti. Il patto tra Macron, Meloni e Merz è un primo passo verso una nuova politica industriale europea, più consapevole delle sfide globali e meno vincolata da approcci frammentari. Il messaggio è chiaro: nessuno Stato membro può affrontare da solo la sfida della competitività globale. Solo un’azione comune, con visione strategica e strumenti adeguati, potrà ridare slancio all’industria europea, rafforzando l’unità e il peso politico dell’Unione sui mercati internazionali.

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