di Emilia Morelli
Scontro nella maggioranza sullo ius scholae: Forza Italia apre al confronto con il PD, mentre la Lega attacca duramente
Nel panorama politico italiano si apre un nuovo fronte di confronto. Dopo le recenti dichiarazioni di apertura da parte di Forza Italia sullo ius scholae, si è acceso un acceso dibattito interno alla maggioranza. Il partito guidato da Antonio Tajani ha mostrato disponibilità al dialogo con il Partito Democratico, nonostante alcune divergenze sostanziali sulle tempistiche previste per l’ottenimento della cittadinanza da parte dei minori stranieri che frequentano le scuole italiane.
Forza Italia sostiene infatti un approccio più restrittivo, proponendo un percorso scolastico obbligatorio di dieci anni come requisito per la cittadinanza. Un’impostazione che si discosta dalla linea del PD, che punta invece a un periodo di cinque anni. Nonostante questa distanza, entrambi i partiti hanno espresso la volontà di confrontarsi. Intanto, però, la Lega prende le distanze e critica duramente l’ipotesi di accordo.
Il Partito Democratico plaude al segnale d’apertura
Le parole di Tajani sono state accolte positivamente dai vertici del PD. Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, ha definito l’apertura di Forza Italia «una buona notizia», ma ha anche sottolineato la necessità di trasformare le parole in risultati concreti. Anche Pierfrancesco Majorino, responsabile dem per le politiche migratorie, ha ribadito l’urgenza di aggiornare la normativa sulla cittadinanza, andando oltre le dinamiche di partito per tutelare i diritti dei giovani stranieri.
Forza Italia pronta a votare con le opposizioni
La vera svolta è arrivata con le dichiarazioni del portavoce forzista Raffaele Nevi, che ha affermato la disponibilità del partito a votare la riforma dello ius scholae anche con l’appoggio delle opposizioni, pur di farla approvare. Tuttavia, Forza Italia pone una condizione non negoziabile: i dieci anni di scolarizzazione in Italia. «Non intendiamo scendere a compromessi su questo punto», ha ribadito Tajani, specificando che la proposta è fondata su un principio di uguaglianza con gli studenti italiani, che completano l’intero ciclo di istruzione obbligatoria prima di diventare cittadini a pieno titolo.
Il Movimento 5 Stelle, favorevole da tempo alla misura, ha accolto positivamente il possibile dialogo. Giuseppe Conte ha definito incoraggiante l’apertura di Forza Italia, dichiarando che «sarebbe un passo importante per il Paese».
La Lega respinge l’accordo e attacca: «Proposta irrealistica»
Durissima la posizione della Lega, che ha immediatamente reagito criticando la disponibilità di Forza Italia a trattare con il centrosinistra. Il deputato Rossano Sasso ha dichiarato che la proposta sarebbe inapplicabile e scollegata dalla realtà delle scuole italiane, evidenziando come molti alunni stranieri fatichino persino a comunicare in lingua italiana. «Non possiamo regalare la cittadinanza a chi non conosce neppure l’italiano», ha affermato Sasso.
Anche la vicesegretaria del Carroccio Silvia Sardone ha preso una posizione netta, dichiarando che il partito non è disposto a negoziare in alcun modo sull’introduzione dello ius scholae.
Due modelli a confronto: ius scholae vs ius Italiae
Sul tavolo parlamentare ci sono due visioni distinte. Da un lato, la proposta del PD che prevede la concessione della cittadinanza a minori nati all’estero, ma residenti in Italia prima dei 12 anni, al termine di un ciclo scolastico di almeno cinque anni. Dall’altro, l’approccio più severo di Forza Italia, che ha presentato lo ius Italiae: una riforma che prevede dieci anni di scuola con profitto come requisito imprescindibile.
Tajani ha sottolineato che questa linea è già parzialmente recepita dal governo attraverso altre norme, come lo ius sanguinis, ma ora si vuole completare l’iter con una nuova disciplina più rigida, che secondo il leader forzista garantirebbe maggiore equità.
Verso il voto in Parlamento
La discussione ora si sposta nelle aule parlamentari, dove i due testi potrebbero confluire in una sintesi. La possibilità di una mediazione resta aperta, anche se le distanze sembrano ancora importanti. Le prossime settimane saranno decisive per capire se la maggioranza riuscirà a reggere l’urto di questa nuova frattura, o se lo ius scholae segnerà l’inizio di un cambiamento più ampio nel dibattito sulla cittadinanza in Italia.
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