di Aisha Harrison
Nel ricevimento per il 4 luglio dell’ambasciatore Fertitta, tra magnati, fanfare e vertici del governo Meloni, si inaugura una nuova stagione nei rapporti Italia-USA all’insegna dello stile imprenditoriale e muscolare della presidenza Trump. Conte unico leader di opposizione presente.
Parterre delle grandi occasioni, volute di fumo dai barbecue texani e una platea politica trasversale per il primo ricevimento dell’ambasciatore statunitense Tilman J. Fertitta in Italia. Villa Taverna, storica residenza dell’ambasciata Usa a Roma, ha ospitato, con due giorni di anticipo rispetto al the Day canonico, oltre duemila invitati per la celebrazione del 249° anniversario dell’Indipendenza americana. Un evento mondano e politico che segna anche il debutto ufficiale dell’era Trump 2 nei rapporti bilaterali con l’Italia.
Sotto i riflettori il padrone di casa, l’ambasciatore Tilman J. Fertitta, imprenditore texano, magnate dell’intrattenimento e da maggio più rappresentante di Washington in Italia. Sorridente, disponibile ai selfie, tra cui quello con Marco Tronchetti Provera, ha tenuto banco con nonchalance: “Adoro il nostro rapporto con l’Italia. Conosco bene Meloni, Tajani e Salvini, lavoriamo insieme in modo incredibile”, ha dichiarato dal palco, mentre la fanfara dei bersaglieri sfilava a passo di corsa lungo il percorso protetto nel giardino all’italiana.
La presenza politica è stata fortemente sbilanciata a destra. Il governo ha risposto in blocco all’invito: la premier Giorgia Meloni, accompagnata dalla sorella Arianna, ha citato Reagan e Cicerone, definendo gli Stati Uniti e l’Italia “sorelle” e ringraziando Trump per la nomina di Fertitta, di origini siciliane. “Faremo un grande lavoro insieme”, ha promesso. Con lei i due vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il presidente del Senato Ignazio La Russa, quasi al completo la squadra dei ministri. Tajani ha ribadito che l’Italia ha “due stelle: l’Unione Europea e gli Stati Uniti”, mentre Meloni ha rassicurato sulla solidità dell’alleanza transatlantica, anche nei momenti di disaccordo – un riferimento implicito alla stretta annunciata proprio ieri da Trump sugli aiuti militari all’Ucraina.

Sul fronte delle opposizioni, invece, ha spiccato l’assenza strategica dei principali leader, con una sola eccezione rilevante: Giuseppe Conte. Il presidente del Movimento 5 Stelle ha scelto di esserci, spiegando che il suo no all’aumento della spesa militare al 5% del PIL “non è un no alla Nato né all’amicizia con gli Stati Uniti”. Una presenza che ha colto di sorpresa gli altri esponenti dell’opposizione, e che ha offerto a Conte l’occasione di marcare la distanza da Elly Schlein.
Poche le altre presenze dell’area progressista: Maria Elena Boschi, Marco Minniti, Lorenzo Guerini, Roberto Fico e un Rocco Casalino visibilmente dimagrito. Non mancava, invece, la Roma degli antichi salotti con i suoi esponenti che hanno inaugurato un dress code nuovo, “business casual”, declinato in una varietà di interpretazioni più da cerimonia che da diplomazia.
L’evento ha rappresentato una vetrina anche per Fertitta stesso, figura emblematica della seconda era trumpiana. Classe 1957, 11 miliardi di dollari di patrimonio personale, proprietario della catena di ristoranti Landry’s, di hotel, casinò, parchi divertimento, acquari e della squadra NBA degli Houston Rockets, è noto per il reality show “Billion Dollar Buyer”. Il suo è un profilo lontano dai canoni classici della diplomazia, ma perfettamente in linea con lo stile diretto e imprenditoriale dell’attuale amministrazione americana. Intanto, mentre i tavoli per i militari raccoglievano cappelli inzuppati dall’umidità e le code ai metal detector scorrevano lentamente, Villa Taverna si confermava scenario privilegiato della diplomazia romana. Costruita per volontà del conte Ludovico Taverna e poi venduta dalla famiglia Borromeo agli Stati Uniti, la residenza ha ospitato l’intera parabola delle relazioni Italia-Usa dalla Seconda guerra mondiale in poi. E ieri, tra hamburger, broccoli e musica swing, ha rilanciato il messaggio universale della Dichiarazione di indipendenza: libertà, uguaglianza, e diritto alla felicità.
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