di Velia Iacovino

Sono saltate tutte le regole della diplomazia, la  nuova strategia americana è quella del pugno di ferro. La cooperazione internazionale cede il passo alla paura

 

Alla fine anche il Canada ha ceduto, ritirando la tassa da 2 miliardi di dollari contro le Big Tech americane, dopo che Donald Trump aveva interrotto bruscamente i negoziati accusando Ottawa di “attacco diretto e palese”agli Stati Uniti. Non una trattativa, ma un ultimatum. Non una mediazione, ma un diktat. Il presidente americano ha imposto le sue condizioni e il Canada, pur di evitare la rappresaglia commerciale, ha fatto marcia indietro. Una dinamica che assomiglia più a bullismo da cortile che a un confronto tra alleati.
Eppure, questo schema si sta replicando. Anche al vertice del G7, il presidente americano ha ottenuto una vistosa eccezione per le multinazionali statunitensi alla global minimum tax, smontando di fatto l’impianto di equità fiscale costruito negli ultimi anni. La cosiddetta “soluzione parallela”, cucita su misura per le imprese americane, permetterà loro di risparmiare fino a 100 miliardi di dollari, eludendo regole pensate per combattere l’elusione.

Il G7, che avrebbe dovuto sancire una nuova era di cooperazione fiscale globale, si è così trasformato nell’ennesimo teatro in cui la nuova dottrina della minaccia e del ricatto ha prevalso sulla logica multilaterale. Il ministro Giorgetti ha parlato di “compromesso onorevole”, ma l’onore non c’è quando una parte detta le regole e l’altra china il capo.

Intanto, Trump continua a minacciare anche l’Unione Europea: “Con la digital tax, l’Ue non ne uscirà bene” ha dichiarato, parlando non certo da leader mondiale e da raffinato statista. Il punto è comunque che al di là di tutto, il suo modo irrituale di fare politica è destinato ad avere conseguenze reali, stravolgendo sistemi fiscali, proteggendo aziende a scapito della concorrenza, mettendo a rischio posti di lavoro. Un metodo che premia l’esercizio della forza rispetto alla cooperazione, l’arroganza rispetto al dialogo, l’imposizione rispetto alla diplomazia. E ora che funziona – perché il Canada ha ceduto, e il G7 ha concesso – rischia di diventare norma. Se anche i Paesi storicamente alleati degli Stati Uniti accettano in silenzio questo modello, domani nessuno potrà più dirsi al sicuro. Perché quando il bullismo diventa strategia internazionale, il diritto viene sostituito dalla paura. E la paura, nella storia, non ha mai costruito un ordine duraturo.

 

 

 

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