di Emilia Morelli

Il presidente Zelensky ha firmato il ritiro dell’Ucraina dal trattato internazionale che vieta le mine antiuomo. Ecco cosa comporta la decisione, quali Paesi stanno seguendo lo stesso percorso e cosa cambia per i civili

ucrainaCon un decreto firmato dal presidente Volodymyr Zelensky, l’Ucraina ha ufficializzato l’uscita dalla Convenzione di Ottawa, il trattato globale che proibisce produzione, utilizzo e stoccaggio delle mine antiuomo. La decisione, ratificata dal Consiglio di sicurezza e difesa nazionale, consente ora all’esercito ucraino di impiegare questo tipo di armamenti nella difesa del proprio territorio.

La notizia è stata resa pubblica dal deputato Roman Kostenko, anche se resta da chiarire se sia necessario un ulteriore passaggio parlamentare nella Verkhovna Rada, il Parlamento ucraino. Di fatto, l’attuazione è già nelle mani del Consiglio dei ministri, sotto la supervisione dell’organo di sicurezza nazionale.

Cosa significa uscire dalla Convenzione di Ottawa

La Convenzione di Ottawa, entrata in vigore nel 1999 e ratificata dall’Ucraina nel 2005, è uno dei principali strumenti giuridici internazionali per limitare gli effetti duraturi e indiscriminati delle guerre moderne. Il trattato vieta l’uso di mine antiuomo proprio perché questi ordigni restano attivi per anni, mettendo a rischio civili anche a conflitto concluso.

Con l’uscita dell’Ucraina dal trattato, viene meno un impegno morale e politico a evitare l’impiego di queste armi. I rischi, evidenti già sul piano umanitario, riguardano anche il futuro postbellico del Paese: mine disseminate oggi potrebbero diventare una minaccia concreta per la popolazione anche tra decenni.

Motivazioni della scelta: sicurezza e parità strategica

Il governo ucraino ha giustificato il passo indietro come necessario per garantire la difesa nazionale. Il ministero degli Esteri ha spiegato che la Russia, non essendo parte della Convenzione, ha impiegato massicciamente mine antiuomo dal 2014, intensificandone l’uso dopo l’invasione su larga scala nel 2022. Questo squilibrio, secondo Kiev, ha compromesso la capacità difensiva del Paese.

La decisione è dunque motivata dalla volontà di ristabilire una “simmetria strategica” sul campo, facendo leva anche sull’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite che riconosce il diritto all’autodifesa. L’attuale contesto militare, caratterizzato da forti pressioni su più fronti – soprattutto nelle regioni di Kharkiv, Sumy e nel Sudest – ha contribuito ad accelerare il processo di revisione.

 Non solo Ucraina: altri Paesi verso il ritiro

L’Ucraina non è sola in questo cambio di rotta. Negli ultimi mesi, anche altri Paesi confinanti con la Russia hanno espresso l’intenzione di rivedere la propria adesione al trattato. La Polonia ha approvato una proposta di legge per abbandonare la Convenzione, seguita da Finlandia, Lituania e, in precedenza, anche Lettonia ed Estonia. Tutti questi Stati giustificano la mossa con l’aggravarsi delle minacce alla sicurezza nazionale da parte di Mosca.

Le principali potenze militari mondiali – come Stati Uniti, Russia, Cina, India e Pakistan – non hanno mai aderito alla Convenzione. Ciò ha reso difficile applicare un divieto globale uniforme, rendendo il trattato vulnerabile nei momenti di maggiore tensione geopolitica.

 Le conseguenze per i civili: un ritorno al passato?

La decisione di Kiev rappresenta una battuta d’arresto per una delle più importanti conquiste della diplomazia umanitaria degli ultimi decenni. La Convenzione di Ottawa fu sostenuta da numerose organizzazioni della società civile e personalità pubbliche – come Lady Diana – che si impegnarono per proteggere i civili da armi subdole e persistenti.

Ora, la scelta ucraina rischia di riaprire scenari drammatici per le generazioni future. Le mine antiuomo non distinguono tra combattenti e civili, e restano una minaccia anche a guerra finita. Con l’utilizzo sul proprio territorio, l’Ucraina potrebbe esporre ampie aree a pericoli a lungo termine, compromettendo la ricostruzione e la sicurezza postbellica.

Ta necessità e regressione

Il ritiro dell’Ucraina dalla Convenzione di Ottawa rappresenta una svolta significativa nel conflitto in corso. Se da un lato si tratta di una scelta dettata da esigenze difensive in un contesto di guerra totale, dall’altro segna un passo indietro sul fronte dei diritti umani e della protezione dei civili.

La comunità internazionale è ora chiamata a interrogarsi sul significato di questo gesto e sulle sue implicazioni, non solo per l’Ucraina ma per l’intero equilibrio normativo costruito negli ultimi vent’anni per limitare gli effetti disumani della guerra.

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