di Velia Iacovino


Alla cena inaugurale Meloni siede accanto al presidente Usa e discute a lungo di Medio Oriente, Ucraina e spese militari. Una mossa simbolica e strategica che rivela l’equilibrismo dell’Italia tra Washington e Bruxelles, mentre Zelensky resta isolato e cresce l’incertezza sull’orientamento futuro dell’Occidente.

Alla cena inaugurale del vertice Nato al Palazzo Reale di L’Aja, una fotografia ha sintetizzato più di mille dichiarazioni: Giorgia Meloni e Donald Trump seduti uno accanto all’altro, in un lungo colloquio che ha avuto al centro i principali dossier internazionali. Tra tutti, quello sul Medio Oriente, tornato a infiammarsi nelle ultime settimane e segnato da un improvviso cessate il fuoco tra Israele e Iran che ha colto di sorpresa numerose cancellerie, compresa quella italiana.

Una scelta di posto non casuale, simbolica quanto strategica. Intorno a loro, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, il re dei Paesi Bassi, il segretario generale della Alleanza Atlantica Mark Rutte e il presidente ceco Petr Pavel. Assente Volodymyr Zelensky, un’assenza che non è passata inosservata, soprattutto alla luce della freddezza crescente con cui il tycoon statunitense guarda al presidente ucraino, lasciando intravedere una linea che Vladimir Putin non può che accogliere con favore.

Per Giorgia Meloni, quella cena all’Aja rappresenta molto più di un’occasione diplomatica. È un passaggio che la premier italiana intende spendere tanto sul piano interno quanto in ambito europeo. Da settimane impegnata in un delicato esercizio di equilibrio tra le pressioni della Casa Bianca e le riserve dei partner Ue, Meloni punta a mostrarsi come interlocutrice credibile di entrambi i mondi. Con Trump condivide una visione atlantista muscolare, ma ne teme — e studia — le improvvise virate.

Durante il faccia a faccia, la presidente del Consiglio avrebbe assicurato al presidente Usa l’impegno dell’Italia a rispettare i nuovi target Nato in materia di spese militari, oltre a confermare un prossimo pacchetto di aiuti militari all’Ucraina — il dodicesimo — nonostante i segnali contrastanti che arrivano da Washington sull’orientamento futuro dell’Alleanza.

La relazione con Trump, per Meloni, resta prioritaria. Politicamente e strategicamente. L’Italia ospita sul proprio territorio alcune delle principali basi americane in Europa, elemento che garantisce al nostro Paese — in un tempo segnato da guerre e instabilità — un fondamentale ombrello nucleare. Un’assicurazione geopolitica che Roma non ha intenzione di mettere in discussione, nemmeno alla luce delle voci sempre più insistenti su un possibile disimpegno Usa dal continente europeo, a favore dell’Indopacifico.

Eppure, dietro la convergenza tattica, resta una distanza metodologica. Come ha avuto modo di ribadire al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, durante un colloquio riservato prima della partenza per l’Aja, la premier italiana sa che con Trump regna una sola costante: l’imprevedibilità. Che si tratti di dazi, scenari di guerra o alleanze di lungo termine, la linea del tycoon non è mai realmente scritta. Ne sono testimonianza le recenti oscillazioni sul conflitto in Medio Oriente e la sua tendenza a marginalizzare l’Ucraina.

Il vertice all’Aja e il successivo Consiglio europeo a Bruxelles rappresentano per Giorgia Meloni un banco di prova importante: da un lato la necessità di mantenere saldo l’asse con Washington, dall’altro la volontà di non allinearsi passivamente alle derive trumpiane. In questo doppio registro si inserisce anche l’aggiornamento fornito al Quirinale, in cui Meloni ha delineato a Mattarella i rischi e le opportunità del momento internazionale, evidenziando l’intenzione di mantenere una postura dialogante ma vigile.

In definitiva, la premier italiana sembra intenzionata a giocare su due tavoli: accreditarsi come interlocutrice privilegiata del presidente Usa, senza però alienarsi la fiducia dei partner europei. Una sfida complessa, in un contesto globale dominato da tensioni crescenti e da un ritorno del fattore Trump che, ancora una volta, promette di riscrivere le regole del gioco.

 

 

 

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