di Carlo Longo
L’Iran potrebbe chiudere lo stretto di Hormuz in risposta all’ attacco Usa, minacciando il commercio mondiale di petrolio e gas
L’Iran sta valutando la possibilità di chiudere lo stretto di Hormuz al traffico navale commerciale come reazione all’ingresso degli Stati Uniti nel conflitto a fianco di Israele. Questa ipotesi è stata avanzata recentemente da Esmail Kosari, membro della commissione per la sicurezza nazionale di Teheran, anche se la decisione definitiva spetta al Consiglio supremo di sicurezza del Paese. La chiusura di questo passaggio strategico avrebbe un impatto significativo sul commercio mondiale di energia: ogni giorno, infatti, circa il 20% del gas naturale e tra il 30 e il 40% del petrolio mondiale attraversano questo stretto che collega il Golfo Persico al Golfo di Oman.
Le implicazioni per l’Italia e l’Europa secondo Pichetto Fratin
Il ministro italiano dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, ha commentato i possibili effetti di un blocco dello stretto di Hormuz in un’intervista alla Stampa. Secondo il ministro, una chiusura comporterebbe una riduzione dell’offerta di materie prime energetiche, con conseguente aumento dei prezzi e possibili fenomeni speculativi. Pichetto Fratin ha spiegato che, finora, il rialzo dei prezzi del petrolio è stato contenuto e legato più che altro alle preoccupazioni degli operatori del mercato e alle difficoltà di esportazione causate dall’escalation militare. Tuttavia, sottolinea il ministro, se lo stretto venisse chiuso, la situazione diventerebbe estremamente complessa da gestire, mettendo a rischio la stabilità energetica del continente.
L’impatto sul mercato del gas e la situazione italiana
Nonostante l’Italia dipenda fortemente dal gas, attualmente solo una piccola quota delle sue importazioni proviene dal Medio Oriente. Pichetto Fratin ha ricordato che il Paese importa gas anche dal Qatar e, grazie alla presenza di rigassificatori e navi metaniere a Piombino e Ravenna, può contare su una certa flessibilità nella gestione delle forniture. Tuttavia, il vero problema sarebbe l’aumento dei prezzi a livello internazionale, poiché il costo del gas è determinato sui mercati globali. In caso di blocco dello stretto di Hormuz, il prezzo del gas potrebbe subire un’impennata significativa, con effetti diretti sulle bollette e sull’economia europea.
Le reazioni diplomatiche: tra prudenza iraniana e allarme americano
Sul tema si è espresso anche il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che ha evitato di confermare o smentire l’ipotesi di chiudere il passaggio marittimo, parlando di “diverse opzioni a disposizione” durante una conferenza stampa a Istanbul. Dall’altra parte, il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance ha definito una chiusura dello stretto un “suicidio” per l’Iran, poiché l’intera economia del Paese dipende proprio dal traffico marittimo che lo attraversa.
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