di Guido Talarico
Voluta del Presidente Sergio Mattarella e dal Segretario Generale, Ugo Zampetti, l’opera è effettuata dalla Presidenza della Repubblica e dal Ministero della Cultura, con l’Agenzia del Demanio nel ruolo di stazione appaltante, ed è firmata dall’architetto Mario Botta. I lavori consentiranno all’intero corpus librario una ricollocazione senza più dispersioni e con un’estensione complessiva che supererà di circa mille metri lineari la disponibilità attuale, migliorandone accessibilità e fruibilità
di Guido Talarico
I mandati di Sergio Mattarella come Presidente della Repubblica passeranno alla storia per varie ragioni. Da un punto di vista strettamente culturale due tuttavia sono le iniziative che finiranno nei libri e resteranno nella memoria collettiva. La prima è “Quirinale Contemporaneo”, la seconda è la restituzione al pubblico e ai bibliofili di Palazzo San Felice, un progetto ad alto valore etico prima ancora che culturale. Dell’ingresso del contemporaneo nei saloni della Presidenza della Repubblica, ho scritto varie volte e stando in piedi, anzi sull’attenti, perché a mio giudizio rappresenta la chiusura di una ferita contemporanea: vale a dire l’esclusione fisica dal Quirinale di opere di artisti e di designer della nostra epoca. Un’esclusione che faceva apparire la Presidenza della Repubblica partecipe di un pregiudizio diffuso quanto errato e cioè che la migliore arte del nostro Paese si fosse esaurita con l’epoca classica. Il Presidente Mattarella, con il Segretario Generale, Ugo Zampetti, e con la curatrice, Renata Cristina Mazzantini, con “Quirinale contemporaneo” ha messo fine a questa ingiustizia.
La restituzione agli italiani di Palazzo San Felice, di cui ora vi parlerò, prima ancora che un’opera culturale è un’attività dal fortissimo sapore etico e consiste nello sgombero di un magnifico edificio storico che si trova nella discesa della Dataria, accanto al Quirinale, e che fin qui era adibito a residenza dei dirigenti e dei funzionari della Presidenza della Repubblica. Attici mozzafiato e appartamenti bellissimi, finora occupati a prezzi risibili da élite, sono dunque stati fatti sgomberare, riqualificati e ora adibiti ad ospitare la BiASA, vale a dire la Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte di Roma, che è poi la maggiore biblioteca italiana in materia d’arte e di archeologia. Non solo: in questa sede si riuniranno tutte le opere che oggi, dispersivamente, erano allocate in Palazzo Venezia, alla Crociera del Collegio Romano e persino nell’Hangar di Ciampino.
L’operazione, voluta del Presidente Sergio Mattarella e dal Segretario Generale, Ugo Zampetti, è stata effettuata dalla Presidenza della Repubblica e dal Ministero della Cultura, con l’Agenzia del Demanio nel ruolo di stazione appaltante. La progettazione è stata firmata dall’architetto e urbanista Mario Botta, che, vista l’importanza sociale dell’intervento, ha lavorato pro bono donando il progetto alla Presidenza della Repubblica. Il cantiere (visitabile) è stato inaugurato lo scorso 19 giugno dal Presidente Mattarella con il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, e l’architetto Mario Botta. La Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte (BiASA), che rappresenta un vero unicum nel panorama delle biblioteche pubbliche italiane, trova così la sua nuova prestigiosa dimora nel cuore di Roma, all’interno di un palazzo storico, ristrutturato e appunto restituito alla collettività.
Per capire meglio la portata di questa operazione occorre ricordare che la BiASA è l’unica delle 46 biblioteche pubbliche statali specializzata in archeologia e storia dell’arte e che da sola raccoglie oggi uno dei più preziosi patrimoni bibliografici nazionali. Vi è poi un altro valore non secondario. A Palazzo San Felice sono stati riuniti volumi che oggi erano divisi in tre sedi differenti. Per realizzare il trasferimento, è stato dunque commissionato un rilievo integrale delle collezioni, comprendente i materiali che, come dicevamo, sono attualmente custoditi a Palazzo Venezia, alla Crociera del Collegio Romano e nell’Hangar di Ciampino.
Un totale di oltre 9.800 metri lineari di cultura, memoria e ricerca che, a lavori ultimati, verranno finalmente ricollocati in uno spazio progettato con rigore e lungimiranza come solo un Archistar della portata di Mario Botta poteva fare. Per garantire una sistemazione funzionale ed efficiente, è stato infatti avviato uno studio tecnico approfondito sulla capienza dei depositi e delle sale lettura previste. L’analisi ha previsto una distinzione fra: depositi con scaffalature compattabili, depositi a scaffale aperto e scaffali per le sale lettura.
Tutto è stato pensato in base alle specificità strutturali di ogni area del complesso e agli interventi di consolidamento previsti. Il responso tecnico è stato rassicurante: l’intero corpus librario della BiASA potrà essere ricollocato a Palazzo San Felice, senza più dispersioni e con un’estensione complessiva che supererà di circa mille metri lineari la disponibilità attuale, migliorando quindi l’accessibilità e la fruibilità rispetto alle attuali condizioni.
Ma c’è di più. Il progetto, firmato da Mario Botta, è concepito non solo per ospitare una biblioteca, bensì per creare un nuovo fulcro di vita culturale nel centro storico della Capitale. Oltre agli spazi dedicati allo studio e alla conservazione, la nuova sede sarà arricchita da un auditorium, ambienti espositivi, un’area ristoro e un percorso archeologico che valorizza le importanti stratificazioni storiche presenti nel sito. Naturalmente il progetto architettonico ha prestato particolare cura agli spazi esterni, come i cortili, e a tutte le zone destinate all’accoglienza, con l’obiettivo di rendere la BiASA un luogo vivo, aperto al dialogo tra passato e presente.
Insomma un vero gioiello, al punto che la direttrice dell’Agenzia del Demanio, Alessandra dal Verme, ha descritto l’intervento come «un’impresa culturale senza pari nel panorama italiano», mentre il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli ne ha sottolineato il valore spiegando che «si tratta di un luogo con una storia speciale e che si predispone a riaprirsi al pubblico con il ruolo preciso di polo culturale, sul Colle degli italiani, il Quirinale, simbolo vivente sin dall’antico dell’unità civile della nostra nazione».
Con questa operazione, che come ha ricordato Botta si ispira ad Ambrogio Lorenzetti e alla sua Allegoria del Buon Governo, la Presidenza della Repubblica non solo dunque riqualifica un edificio storico nel cuore della sua capitale, ma afferma con forza un principio etico fondamentale: la cultura è un bene comune, da proteggere e da condividere. E la BiASA, nel suo nuovo abito architettonico, si prepara a scrivere un nuovo, prestigioso capitolo della storia della conoscenza, della conservazione e dell’etica pubblica italiana.
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