di Corinna Pindaro
Gli Stati Uniti hanno lanciato un raid aereo contro tre strutture nucleari iraniane. L’Iran risponde con missili su Israele. La comunità internazionale teme un’escalation militare senza precedenti
Durante la notte, gli Stati Uniti hanno lanciato un’operazione militare contro tre centrali nucleari in Iran: Fordow, Natanz ed Esfahan. A rendere pubblica l’azione è stato l’ex presidente Donald Trump attraverso un post su Truth Social. L’intervento, battezzato “Midnight Hammer” (Martello di Mezzanotte), è stato confermato in una conferenza stampa dal Segretario alla Difesa Pete Hegseth e dal Capo degli Stati Maggiori Riuniti Dan Caine. Hanno precisato che si è trattato di un attacco condotto in gran segreto, noto a pochissimi a Washington.
Le reazioni di Teheran: “Il programma nucleare non è distrutto”
Immediata la risposta dell’Iran, che ha minimizzato l’impatto dei bombardamenti. Le autorità di Teheran sostengono che l’impianto di Fordow non abbia subito danni strutturali gravi e che la maggior parte dell’uranio arricchito fosse già stata trasferita in precedenza. Secondo fonti ufficiali iraniane, le scorte, le competenze e la volontà politica per proseguire il programma nucleare restano intatte.
Appello dell’opposizione iraniana: “Khamenei si dimetta”
La tensione interna al Paese si è intensificata dopo l’attacco. Due figure di spicco dell’opposizione in esilio, Reza Pahlavi e Maryam Rajavi, hanno chiesto pubblicamente le dimissioni dell’ayatollah Ali Khamenei. Entrambi lo accusano di aver condotto il Paese verso un baratro e invocano un cambio radicale di regime. A loro si è unita anche la Premio Nobel per la Pace Narges Mohammadi, che ha condannato la guerra e invocato un cessate il fuoco immediato, auspicando una soluzione democratica e non violenta.
Netanyahu ha ringraziato Trump
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha elogiato l’azione americana, definendola “una dimostrazione di forza che farà la differenza”. Israele, che sarebbe stato informato in anticipo dell’operazione, ha seguito in tempo reale l’andamento del raid dal proprio centro di comando militare. Il governo israeliano ha ribadito che la strategia condivisa con Washington mira a dissuadere l’Iran dal proseguire con il programma nucleare.
Nel corso della giornata, caccia israeliani hanno condotto raid mirati in territorio iraniano, colpendo un deposito di armi a Yazd. Il portavoce dell’esercito israeliano ha confermato l’azione, specificando che l’operazione è stata condotta “per prevenire ulteriori minacce missilistiche”.
La posizione dell’Italia: no all’uso delle basi militari
In Italia, il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha esortato il governo a non offrire le basi italiane come supporto logistico alle operazioni militari statunitensi. La Premier Giorgia Meloni ha convocato un vertice straordinario con ministri e intelligence per valutare la situazione. Nel frattempo, il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha rafforzato le misure di sicurezza per i contingenti italiani all’estero, sottolineando la delicatezza delle prossime 72 ore.
Allerta in Occidente: rischio di ritorsioni e cyberattacchi
Il Dipartimento per la Sicurezza Interna degli Stati Uniti ha diramato un’allerta per potenziali attentati e attacchi informatici sul territorio americano. Le autorità temono che gruppi legati all’Iran o estremisti ispirati dal conflitto possano colpire obiettivi strategici. In particolare, si paventa l’uso di cyberwarfare da parte di hacker filo-iraniani e cellule dormienti.
Pressioni diplomatiche: l’Europa invita alla calma
Nel tentativo di frenare una possibile escalation incontrollabile, Francia, Germania e Regno Unito hanno rivolto un appello a Teheran, invitandola a non reagire militarmente. I tre governi hanno sollecitato un ritorno al tavolo negoziale, proponendosi come mediatori per una soluzione diplomatica che risponda alle preoccupazioni legate al programma nucleare iraniano.
Nuovi focolai e possibili scenari
Nel nord di Teheran sono state registrate nuove esplosioni, secondo quanto riportato dall’agenzia AFP. Intanto, i media israeliani sostengono che il sito di Natanz sia stato completamente distrutto e che l’uranio non fosse stato trasferito. Lo scenario si complica ulteriormente con la minaccia da parte di Teheran di chiudere lo Stretto di Hormuz, crocevia fondamentale per il traffico energetico mondiale.
Appello del Papa e il rischio di una guerra globale
Anche il Vaticano ha preso posizione. Durante l’Angelus domenicale, Papa Leone XIV ha lanciato un appello alla pace, esortando i leader mondiali a fermare la spirale di violenza. “La guerra è una voragine che divora tutto: risorse, vite e speranza. Fermiamola prima che sia troppo tardi”, ha detto il Pontefice.
L’escalation tra Stati Uniti, Iran e Israele rischia ora di destabilizzare ulteriormente l’intero Medio Oriente, con possibili conseguenze su scala globale. Le prossime ore saranno decisive per capire se prevarrà la diplomazia o se si assisterà a un allargamento del conflitto.
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