di Mario Tosetti
Mentre Israele intensifica i raid in Iran e gli Stati Uniti valutano un coinvolgimento diretto, il tentativo di mediazione tra Washington e Teheran fallisce. Khamenei prepara la successione, Pezeshkian sfida l’Occidente sul nucleare
Nel pieno delle ostilità tra Israele e Iran, è emerso un tentativo discreto di mediazione internazionale. Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan avrebbe cercato di organizzare un incontro segreto tra alti rappresentanti statunitensi e iraniani a Istanbul, coinvolgendo anche Donald Trump, che si sarebbe detto disposto a partecipare in prima persona. Tuttavia, la proposta è naufragata a causa dell’impossibilità di ottenere il via libera da parte della Guida Suprema iraniana, Ali Khamenei, che si trova attualmente in un rifugio sotterraneo per timore di attentati.
Secondo fonti informate riportate da Axios, il leader iraniano è attualmente isolato a circa cento metri di profondità in un bunker, e da lì starebbe pianificando la futura leadership del Paese. Il New York Times riporta che Khamenei avrebbe individuato tre figure come possibili successori, escludendo però il figlio Mojtaba, che fino a poco tempo fa era considerato il candidato naturale.
Escalation militare: esplosioni a Teheran e raid su obiettivi strategici
In un clima di crescente instabilità, diverse esplosioni sono state avvertite a Teheran, in particolare nelle aree centrali e settentrionali della capitale. Non è ancora chiaro se siano state causate da incursioni israeliane o dalle contromisure della difesa aerea iraniana. Parallelamente, le forze israeliane hanno colpito duramente la città di Ahvaz, nodo nevralgico dell’industria petrolifera iraniana, eliminando Saeed Izadi, figura chiave della Forza Quds e mente operativa del massacro del 7 ottobre in Israele.
A Khorramabad, nel sud-ovest dell’Iran, un altro raid israeliano ha ucciso Behanam Shahriari, responsabile del traffico di armi ai gruppi alleati come Hamas, Hezbollah e gli Houthi. L’Idf ha dichiarato di aver colpito oltre la metà delle postazioni di lancio missilistiche iraniane, limitando significativamente la capacità offensiva del Paese.
Nucleare iraniano: Pezeshkian rilancia, Putin supporta
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ribadito che Teheran non intende interrompere in alcun modo le sue attività nucleari. In una conversazione telefonica con Emmanuel Macron, ha affermato che l’Iran è disposto al dialogo sulla trasparenza del programma, ma che non accetterà compromessi sulla sua esistenza.
Il sostegno alla linea di Pezeshkian è arrivato dal presidente russo Vladimir Putin, che ha rivendicato il diritto dell’Iran a sviluppare tecnologia nucleare per scopi civili. Putin ha dichiarato che la Russia è pronta a offrire piena collaborazione per lo sviluppo dell’energia nucleare pacifica in Iran, come già avvenuto in passato.
Gli Houthi minacciano le navi statunitensi nel Mar Rosso
Anche gli alleati regionali dell’Iran si muovono. Il gruppo yemenita filo-iraniano degli Houthi ha annunciato che tornerà a prendere di mira le navi militari statunitensi nel Mar Rosso nel caso in cui gli USA decidessero di intervenire militarmente al fianco di Israele. La minaccia aggiunge ulteriore tensione allo scenario già instabile dell’area mediorientale.
Mobilitazione USA: bombardieri B-2 in volo verso il Pacifico
Un ulteriore segnale di potenziale coinvolgimento diretto degli Stati Uniti è il decollo di due bombardieri B-2 dalla base di Whiteman, nel Missouri, diretti verso l’isola di Guam. Secondo gli analisti, si tratterebbe di una mossa strategica per posizionare armamenti in grado di colpire il sito nucleare iraniano sotterraneo di Fordow. I B-2 sono gli unici velivoli capaci di trasportare la potentissima bomba antibunker “Massive Ordnance Penetrator”.
Spionaggio e complotti in Europa: arresto a Cipro
Nel frattempo, in Europa si registrano segnali inquietanti. La polizia cipriota ha fermato un presunto agente iraniano con l’accusa di pianificare un attacco terroristico. L’uomo, sospettato di appartenere ai pasdaran, era in possesso di telecamere, obiettivi e più telefoni cellulari, e si aggirava nei pressi di una base militare britannica. L’operazione è scattata grazie a informazioni riservate fornite, probabilmente, dai servizi segreti israeliani.
L’Iran denuncia il capo dell’AIEA
Il governo iraniano ha formalmente accusato Rafael Grossi, direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, per le sue recenti dichiarazioni considerate non imparziali in merito al programma nucleare iraniano. La denuncia è stata presentata al Consiglio di Sicurezza dell’ONU e rappresenta l’ennesimo segnale della crescente frattura tra Teheran e le istituzioni internazionali.
Il fallimento delle iniziative diplomatiche, l’intensificarsi dei raid, il posizionamento militare delle grandi potenze e l’assenza di un fronte compatto in seno alla comunità internazionale rendono il rischio di un conflitto su vasta scala sempre più concreto. Con la Guida Suprema iraniana che già progetta la successione e la guerra che bussa alle porte, il futuro della regione resta profondamente incerto.
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