di Emilia Morelli
Ripartono i negoziati a Ginevra tra Iran ed Europa sulla questione nucleare. L’Iran apre a limitazioni, ma non all’arricchimento zero. Macron punta su una soluzione diplomatica multilivello
Dopo giorni segnati da un’escalation militare nella regione mediorientale, la diplomazia internazionale riapre uno spiraglio. A Ginevra, in
Svizzera, sono ripartiti i negoziati sul nucleare iraniano, con la partecipazione dei ministri degli Esteri di Regno Unito, Germania, Francia e Iran, oltre all’Alto rappresentante dell’Unione Europea Kaja Kallas. I colloqui si sono concentrati principalmente sulla questione dell’arricchi
mento dell’uranio da parte della Repubblica islamica. Tuttavia, nel pomeriggio, le trattative sono state momentaneamente sospese su richiesta della delegazione iraniana, che ha chiesto tempo per valutazioni interne. Secondo quanto riferito da fonti diplomatiche francesi, si tratta di una “pausa tecnica”, indizio che la proposta europea in discussione avrebbe un certo peso negoziale.
Teheran apre al compromesso, ma rifiuta l’arricchimento zero
Da ambienti vicini alla delegazione iraniana emerge un possibile spiraglio: secondo quanto riferisce Reuters, l’Iran sarebbe disposto a valutare dei limiti al proprio programma nucleare civile. Tuttavia, ogni ipotesi di “arricchimento zero” è stata fermamente respinta, soprattutto in un contesto segnato dai recenti attacchi israeliani. Teheran insiste sul carattere esclusivamente civile del suo programma nucleare e punta sul dialogo con i Paesi europei del gruppo E3 – Regno Unito, Francia e Germania – escludendo qualsiasi trattativa diretta con gli Stati Uniti, almeno finché persiste il rischio di un’escalation bellica. “L’Europa deve agire con maggiore rapidità”, avrebbe dichiarato una fonte diplomatica iraniana.
Parigi rilancia con un piano globale: nucleare, missili e milizie
A rafforzare il fronte europeo è intervenuto il presidente francese Emmanuel Macron, che ha illustrato l’intenzione di presentare all’Iran un piano negoziale articolato e completo. L’offerta non riguarderà soltanto l’arricchimento dell’uranio, ma includerà anche il controllo sul lancio di missili balistici e l’interruzione dei finanziamenti a organizzazioni come Hamas, Hezbollah e gli Houthi. L’approccio di Parigi mira quindi a un’intesa multilivello, capace di affrontare le varie dimensioni della crisi mediorientale.
Macron a Israele: “Fermare i bombardamenti su civili e infrastrutture”
Tuttavia, per creare le condizioni favorevoli a un vero negoziato, è necessario prima ridurre la tensione sul terreno. Lo ha dichiarato lo stesso Macron, che ha esortato il governo israeliano a interrompere i raid contro obiettivi civili e infrastrutture strategiche. Intervenendo dal Salone internazionale dell’aeronautica di Le Bourget, ha ribadito che “nessuna motivazione può giustificare gli attacchi a centrali elettriche o edifici civili” e che solo una de-escalation potrà aprire la strada a un confronto produttivo.
L’Iran rappresentato da Araghchi al tavolo e all’ONU
A rappresentare Teheran nelle trattative è Abbas Araghchi, ministro degli Esteri e stretto collaboratore della Guida suprema Ali Khamenei. Prima di unirsi al tavolo negoziale di Ginevra, Araghchi ha preso la parola al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite. Poco prima del suo intervento, si è espresso l’ambasciatore israeliano presso l’ONU, Daniel Meron, segno dell’intensa attenzione diplomatica internazionale rivolta a questo nuovo tentativo di disinnescare la crisi.
Aiea: “Ispezioni garantite, ma la finestra per la pace è stretta”
Un ulteriore appello al dialogo è arrivato da Rafael Grossi, direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), che si è rivolto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Grossi ha ribadito che l’Aiea è in grado di assicurare un sistema di ispezioni “inconfutabili” in Iran, per verificare che non vengano mai avviati programmi militari. Tali ispezioni, ha detto, potrebbero essere la base concreta per un’intesa stabile, evitando una corsa al nucleare che metterebbe a rischio non solo il Medio Oriente, ma l’intero equilibrio del Trattato di non proliferazione.
Tra i luoghi sensibili citati, Grossi ha menzionato la centrale di Bushehr, attualmente operativa. Qualsiasi attacco contro tale impianto, ha avvertito, potrebbe avere conseguenze catastrofiche in termini di rilascio radioattivo. Il direttore dell’Aiea ha infine sottolineato che la finestra per evitare un conflitto aperto è ancora aperta, ma si sta rapidamente restringendo.
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