di Velia Iacovino

Nella Giornata Internazionale per il Contrasto al Discorso d’Odio, voci istituzionali e della società civile si sono unite a Roma per chiedere un linguaggio responsabile che rifiuti violenza, estremismo e divisione.

 

In un momento segnato da guerre, crisi globali e crescente polarizzazione, le parole contano più che mai. E proprio sulle parole si è concentrato l’evento che si è tenuto ieri pomeriggio nella Sala Nassirya del Senato della Repubblica, su iniziativa del senatore Ivan Scalfarotto e in collaborazione con l’International Committee on Countering Extremist and Hate Speech (ICCEHS). La conferenza stampa è stata organizzata in occasione della Giornata Internazionale per il Contrasto al Discorso d’Odio, riconosciuta dalle Nazioni Unite, con un titolo emblematico: “Voci contro l’odio… insieme per una comunicazione responsabile.”

Alla presenza di numerose figure di rilievo del mondo politico, diplomatico, accademico e religioso, l’iniziativa ha voluto riaffermare l’urgenza di contrastare l’ondata crescente di odio e retorica estremista che, alimentata da tensioni globali e nuovi conflitti, minaccia la coesione sociale e la convivenza civile “L’odio non è un’opinione”, ha affermato il senatore Scalfarotto nel suo intervento. “È una minaccia sempre più concreta per il tessuto delle nostre società. Dobbiamo contrastarlo con il diritto, con l’educazione e con la consapevolezza. La violenza verbale è sempre l’anticamera della violenza fisica che ormai osserviamo ogni giorno, anche sulle prime pagine dei giornali. Il livello di tossicità nel dibattito pubblico ha superato ogni soglia di allarme.”

Un forte appello alla responsabilità globale è arrivato anche dal dottor Nidal Shoukeir, Direttore Esecutivo dell’ICCEHS, che ha invitato i leader mondiali ad adottare una cultura della comunicazione responsabile, capace di gettare le basi per una pace duratura, il rispetto reciproco e la comprensione condivisa: “Dobbiamo scegliere parole che disinnescano i conflitti, non che li accendano. Parole che custodiscano la nostra umanità, soprattutto in questo periodo fragile e instabile. La responsabilità, oggi, è immensa. Chiediamo ai leader del mondo di dire no all’odio, no all’estremismo, no alla divisione. E sì alla tolleranza, al dialogo, all’inclusione e alla pace.”

Gennaro Migliore, Direttore del Comitato Consultivo dell’ICCEHS, ha ricordato come “ogni guerra, persecuzione o genocidio comincia dalle parole. Sottovalutare il discorso d’odio è un errore tragico che l’umanità ha già pagato a caro prezzo.” Il lavoro del Comitato, ha spiegato, “non si limita alla denuncia, ma si traduce in azione concreta: promuoviamo il dialogo interreligioso e interculturale, per costruire anticorpi contro odio ed estremismo nei territori e nelle comunità.”

Anche l’onorevole Piero Fassino, vicepresidente della Commissione Difesa della Camera dei Deputati, ha ribadito quanto le violenze e gli incitamenti che si moltiplicano nel mondo, soprattutto nelle zone di conflitto, impongano una svolta nel modo di comunicare: “Serve un linguaggio fondato sull’umanità, sulla dignità, sul rispetto reciproco.”

Infine, il dottor Massimo Khairallah, Direttore delle Relazioni Internazionali della Fondazione MED-OR, ha messo in guardia dai pericoli dell’incitamento settario o etnico, che continua ad alimentare tensioni e guerre in molte aree del pianeta. “Questo aumenta la nostra responsabilità come intellettuali e decisori: dobbiamo radicare una vera cultura della pace, fondata sulla collaborazione e sulla parola responsabile.”

L’evento si è concluso con una rinnovata promessa: quella di non restare in silenzio di fronte all’odio. Perché le parole possono dividere, ma anche guarire. E in un mondo così fragile, la scelta del linguaggio può fare la differenza tra il conflitto e la convivenza

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L’articolo Contro l’odio, per la pace: al Senato l’appello dell’ICCEHS ai leader mondiali proviene da Associated Medias.