di Mario Tosetti

L’assemblea di Mediobanca sull’acquisizione di Banca Generali è stata rinviata al 25 settembre. Scopri le ragioni del rinvio, il ruolo di Generali e le mosse degli azionisti contrari all’operazione

mediobancaLa tanto attesa assemblea degli azionisti di Mediobanca, originariamente fissata per il 16 giugno 2025 per deliberare sull’operazione di acquisizione di Banca Generali, è stata ufficialmente rimandata al 25 settembre. La decisione, presa dal consiglio di amministrazione, non è stata unanime: Sandro Panizza, espressione di Delfin, ha votato contro, mentre Sabrina Pucci, anch’essa in quota Delfin, si è astenuta.

Richiesta di maggiori chiarimenti da parte dei soci

La motivazione alla base del rinvio, secondo quanto comunicato da Mediobanca, risiede nella necessità espressa da alcuni azionisti di ottenere chiarimenti sulla posizione di Generali in merito all’offerta. Sebbene l’operazione abbia ricevuto il sostegno di numerosi investitori istituzionali e proxy advisors, alcuni soci con partecipazioni in entrambe le società hanno richiesto di conoscere nel dettaglio l’orientamento del gruppo assicurativo prima di esprimere un voto consapevole in assemblea.

Il nodo cruciale: il parere di Generali

L’operazione proposta da Mediobanca prevede infatti una condizione vincolante: almeno il 50% più uno delle adesioni da parte degli azionisti di Generali. Solo pochi giorni prima dell’assemblea, Generali ha reso noto, attraverso un comunicato ufficiale, di aver appena avviato un’analisi approfondita sulla proposta e sulle sue implicazioni strategiche ed economiche. Di fronte a questa novità, Mediobanca ha ritenuto opportuno attendere che il processo di valutazione si completi, tenendo conto del desiderio di trasparenza espresso da parte della compagine sociale.

Offerta confermata, ma in attesa di sviluppi

Nonostante il rinvio, il consiglio di amministrazione ha confermato la validità dell’offerta in tutti i suoi elementi, come da comunicazione del 28 aprile 2025 ai sensi dell’art. 102 del TUF. La chiusura dell’operazione resta prevista tra settembre e ottobre, in attesa dell’evoluzione della posizione di Generali. Tuttavia, l’iniziativa del cda potrebbe incontrare resistenze: alcuni azionisti contrari alla proposta stanno valutando azioni legali o ricorsi presso le autorità competenti.

Cresce il fronte degli azionisti contrari all’operazione

Nelle settimane che hanno preceduto il rinvio, il clima assembleare si era fatto particolarmente acceso. Le previsioni indicavano un’affluenza superiore all’80% del capitale sociale, con una maggioranza potenziale contraria all’integrazione con Banca Generali. In particolare, nelle ultime sei settimane sono stati acquistati sul mercato pacchetti di azioni pari all’11% del capitale di Mediobanca, contribuendo a rafforzare il fronte del “no”.

Tra gli azionisti attivi in questa direzione spiccano Francesco Gaetano Caltagirone, salito al 10% del capitale, e le casse di previdenza Enpam, Enasarco e Cassa Forense, che hanno aumentato la loro presenza complessiva oltre il 5%. A questi si aggiungono Unicredit, con una quota diretta dell’1,9%, e due importanti istituti finanziari internazionali, J.P. Morgan e Jefferies, che hanno rilevato un ulteriore 2%. Secondo fonti di mercato, le mosse di Unicredit avrebbero avuto un ruolo attivo nell’operazione, anche se la banca non ha rilasciato commenti ufficiali.

Scenario incerto in vista della nuova assemblea

Il rinvio dell’assemblea apre ora a nuovi scenari. Con la possibilità di consolidare un fronte contrario che potrebbe sfiorare o superare il 40% del capitale, l’esito della votazione prevista a settembre si preannuncia tutt’altro che scontato. Tutto dipenderà dall’analisi e dal parere definitivo che Generali esprimerà sulla proposta. Le prossime settimane saranno cruciali per comprendere se l’operazione riuscirà a concretizzarsi o se incontrerà uno stop definitivo.

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