di Velia Iacovino

 

Dal massacro di Gaza all’attacco al Libano, ai raid contro Teheran, all’occupazione del sud della Siria. Tel Aviv viola ogni giorni i diritti umani e il diritto internazionale mentre l’Occidente tace per paura di essere accusato di antisemitismo

 

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, parlando davanti alle Commissioni Esteri di Camera e Senato, ha accusato l’Iran di aver superato la “linea rossa” con il suo programma nucleare. Una dichiarazione volta a giustificare i massicci bombardamenti contro presunte installazioni atomiche iraniane, ordinato da Benjamin Netanyahu. Ma è davvero Teheran ad aver oltrepassato un limite invalicabile? O è Israele ad aver violato, ancora una volta, il diritto internazionale, spingendo il pianeta sull’orlo di una nuova catastrofe?

L’Iran, è vero, porta con sé da decenni l’ombra opaca di un programma nucleare controverso. Ma è anche un Paese sottoposto a sanzioni durissime, soffocato da un embargo che ha ridotto in miseria una popolazione ricca di risorse e cultura. Un Paese sorvegliato costantemente dall’Aiea, che non ha mai dimostrato in via definitiva la trasformazione del programma iraniano in progetto bellico. Israele, invece, ha colpito un altro Stato sovrano con un’azione unilaterale e preventiva, fuori da qualsiasi mandato internazionale, in spregio alla legalità e alla stabilità già precaria della regione.

Tajani parla di deterrenza. Ma quale deterrenza giustifica un attacco diretto, preparato in tutti i dettagli da anni, lanciato non in risposta a un’aggressione, ma per un sospetto? Quale diritto può assolvere una rappresaglia preventiva che, nella logica del “ prima che sia troppo tardi”, ricorda sinistramente la grande menzogna del 2003 sull’Iraq e le sue presunte armi nucleari?

Chi ha davvero oltrepassato la linea rossa, se non Israele, che ha trasformato quella che doveva essere una rappresaglia per l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 in una brutale offensiva contro l’intera popolazione di Gaza? Una campagna di distruzione sistematica che ha provocato finora oltre 36.000 morti, di cui almeno 14.800 bambini, 85.000 feriti e ha costretto alla fuga 1,7 milioni di persone, che hanno abbandonato la propria terra, diventata un cimitero  di macerie, sabbia, lamiere, desolazione.

Chi ha davvero superato la linea rossa se non Israele che il 23 settembre scorso ha condotto un attacco senza precedenti contro uno Stato sovrano, il Libano, in spregio alla presenza sul territorio della Forza di Interposizione delle Nazioni Unite in Libano (UNIFIL), preposte a mantenere la pace e la sicurezza dell’area che hanno assistito inermi al bombardamento messo a segno nel sud del paese dall’esercito di Tel Aviv nell’obiettivo di far fuori Ibrahim Qubaisi, comandante di Hezbollah, gruppo che con Hamas non ha nulla a che fare, ma che è legato a Teheran. Un raid che ha provocato 558 vittime civili, 26 mila sfollati e la distruzione di 1600 edifici… ?

Chi ha davvero superato la linea rossa se non Israele, che da quando Assad è stato spodestato  ha preso il controllo dei territori nel sud-ovest della Siria, con la scusa del tutto pretestuosa, se si chiede ai diretti interessati, di proteggere i drusi? E che dire delle operazioni condotte nell’ombra e mai rivendicate ufficialmente, ma riconducibili con chiarezza a Tel Aviv? O del potente arsenale di cui dispone Tel Aviv? Perché nessuno si è mai chiesto se lo stato ebraico non abbia sviluppato per proprio conto e segretamente un arsenale atomico, considerato il fatto che già negli anni Cinquanta disponeva, grazie a Stati Uniti e Francia, di un reattore nucleare a Dimona, nel deserto del Negev, che l’Autorità per l’Energia Atomica israeliana, non ha mai cessato la sua attività e che Israele non ha mai firmato il Trattato di non proliferazione nucleare? Perché gli ispettori dell’Agenzia Atomica delle Nazioni Unite non hanno mai chiesto, né l’ha fatto nessun altro,. di verificare quello che disse il 26 maggio del 2008 l’ex presidente americano Jimmy Carter e cioè che Israele possedeva 150 testate nucleari. Un notizia che rilanciata dal Times fece il giro del mondo e sulla quale calò il più assoluto silenzio, come è calato quando la stessa affermazione venne fatta anche dal Segretario alla Difesa dell’amministrazione Bush e poi Obama Robert Gates, che negli anni Novanta era stato direttore della Cia?

Netanyahu nel 2012 parlando all’Onu indicò  con un pennarello una linea rossa da non superare per l’Iran. Ma quella linea Israele, su un altro fronte simbolico e morale, l’ha già superata da decenni. E con Israele tutto l’Occidente e il mondo arabo che se ne sta a guardare  mentre gli aerei dello stato ebraico solcano i loro cieli . L’Europa continua a voltarsi dall’altra parte di fronte a soprusi, massacri e sistematiche violazioni del diritto internazionale commessi dal governo israeliano. E non ci si può affidare alla diplomazia americana: gli Stati Uniti, sotto la guida di Donald Trump, mancano della lucidità e della statura politica necessarie per fermare la deriva verso il disastro globale.

Oggi, chiunque osi criticare le azioni del governo israeliano rischia di essere accusato di antisemitismo. Una confusione pericolosa e intellettualmente disonesta. L’antisemitismo è un male profondo da combattere con determinazione, ma usarlo come scudo contro ogni forma di dissenso svuota di significato la memoria stessa della Shoah e ne tradisce l’eredità. Nessuno Stato — neppure Israele — può legittimare l’ingiustizia presente appellandosi al dolore del proprio passato.

E’ arrivato il momento di avere il coraggio di dire che il re è nudo. Netanyahu non è un difensore della pace, ma un leader in crisi disposto a tutto pur di restare al potere, anche al prezzo di un’escalation globale. E chi in Occidente ne legittima le azioni – per ipocrisia, timore, convenienza – se ne assuma laresponsabilità storica..

La “linea rossa”, oggi, non è quella del nucleare iraniano. È quella dell’indifferenza, della complicità, dell’ipocrisia. E l’abbiamo già oltrepassata.

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