di Velia Iacovino

Netanyahu esulta : “Colpo d’apertura riuscito”. Khamenei minaccia: “Destino amaro attende  il regime sionista”. Tensione alle stelle. Washington di non essere coinvolta

Nel cuore della notte tra giovedì e venerdì, lo scenario mediorientale ha subito una drammatica escalation: Israele ha sferrato un attacco mirato contro obiettivi strategici iraniani, tra cui il sito nucleare di Natanz. Un’operazione chirurgica, denominata Rising Lion, rivendicata con orgoglio dal primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu, che ha parlato di un “colpo molto riuscito”, promettendo ulteriori risultati “con l’aiuto di Dio”.
Nel video diffuso dall’ufficio del premier, Netanyahu è affiancato da due figure chiave del suo governo: il ministro della Difesa Israel Katz e il ministro degli Affari strategici Ron Dermer. La presenza congiunta dei tre rappresenta un messaggio chiaro alla comunità internazionale: l’operazione è stata pensata e condotta ai massimi livelli dello Stato israeliano, e non si tratta di un episodio isolato.A confermare la gravità dell’attacco è l’Agenzia internazionale per l’Energia Atomica (Aiea), che ha comunicato ufficialmente che il sito nucleare di Natanz è stato colpito. Il direttore Rafael Grossi ha dichiarato che l’agenzia sta “monitorando attentamente la situazione profondamente preoccupante” e che i propri ispettori stanno verificando eventuali alterazioni nei livelli di radiazioni.

Le reazioni iraniane non si sono fatte attendere. Il leader supremo, Ali Khamenei, ha promesso che “il regime sionista si è procurato un destino amaro e doloroso e lo subirà sicuramente”. Da Teheran è arrivata una minaccia esplicita: “Pagheranno duramente”. “L’illegittimo e criminale regime sionista ha rivelato ancora una volta la sua natura vile e disumana nelle prime ore di questa mattina, commettendo una palese atrocità attraverso un attacco codardo a un complesso residenziale sul sacro suolo della Repubblica Islamica dell’Iran”, ha dichiarato  il ministero della Difesa iraniano commentando gli attacchi israeliani . “In questo atto brutale, completamente contrario a tutte le leggi internazionali – prosegue il comunicato – numerosi civili innocenti, tra cui donne e bambini, nonché diversi comandanti delle forze armate e scienziati di questa terra, sono stati martirizzati. Il regime assassino di bambini ha così svelato la sua essenza malvagia più chiaramente che mai”. “La potente mano delle Forze Armate della Repubblica Islamica dell’Iran, sotto le direttive del Comandante Supremo in Capo e con il sostegno del popolo, è pronta a infliggere una punizione severa ed esemplare. Il regime sionista pagherà senza dubbio l’intero prezzo per questo crimine”.

Il rischio di un’escalation regionale appare dunque elevatissimo, con la possibilità concreta di una spirale di ritorsioni che potrebbe coinvolgere anche altri attori regionali.Nel frattempo, gli Stati Uniti si sono affrettati a prendere le distanze dall’azione israeliana. Fonti ufficiali di Washington hanno dichiarato che l’amministrazione non è stata coinvolta né consultata preventivamente. Una presa di posizione che potrebbe riflettere sia la volontà di contenere la crisi, sia le tensioni latenti tra l’amministrazione Biden e il governo Netanyahu, già emerse in altri frangenti. Il presidente Donald Trump comunque in una intervista a FoxNews ha confermato di essere a conoscenza dei piani di attacco di Israele all’Iran in anticipo ma ha ribadito che gli Usa non sono coinvolti.  L’amministrazione americana sta monitorando eventuali ritorsioni e il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) è in stato di massima allerta. Trump ha sottolineato che gli Stati Uniti sono pronti a difendere se stessi e Israele in caso di rappresaglia da parte dell’Iran. «Spero sempre nei negoziati», ha aggiunto.

L’attacco a Natanz segna un nuovo livello di confronto diretto tra Israele e Iran, in un momento in cui la diplomazia internazionale appare paralizzata. La possibilità che il conflitto si allarghi, con conseguenze devastanti per la stabilità regionale e globale, non è più solo teorica. In gioco non ci sono soltanto interessi strategici, ma anche l’equilibrio precario tra guerra e pace in uno dei punti più caldi del pianeta.

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