di Ennio Bassi
Il dipartimento di Stato ha autorizzato l’evacuazione di parte del personale in Iraq, mentre il Pentagono ha dato il via libera alla partenza dei familiari dei militari in tutto il Medio Oriente
Massima allerta dagli Stati Uniti in vista di un possibile attacco israeliano contro l’Iran. Per questo motivo il dipartimento di Stato ha autorizzato l’evacuazione di parte del personale in Iraq, mentre il Pentagono ha dato il via libera alla partenza dei familiari dei militari in tutto il Medio Oriente. Lo riporta il Washington Post.
Le misure di sicurezza
L’inasprimento delle misure di sicurezza arriva mentre il presidente Donald Trump ha mostrato meno ottimismo rispetto a qualche settimana fa sulla possibilità di raggiungere un accordo con l’Iran che limiti il suo programma nucleare e scongiuri una nuova potenzialmente catastrofica escalation militare. Ordinato al personale non essenziale e alle famiglie di lasciare anche le ambasciate Usa in Bahrain e in Kuwait.
Risoluzione Aiea: “L’Iran non rispetta gli obblighi sul nucleare”
Intanto, il Consiglio dei governatori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) ha adottato una risoluzione che condanna l’Iran per il “mancato rispetto” dei suoi obblighi nucleari: nuovo avvertimento prima di un eventuale invio del dossier alle Nazioni Unite. Il testo, elaborato da Londra, Parigi e Berlino (E3) insieme a Washington, è stato approvato da 19 Paesi su 35, hanno riferito all’Afp diverse fonti diplomatiche. Russia, Cina e Burkina Faso hanno votato contro. Prima del voto, l’Iran aveva minacciato di ridurre la cooperazione con l’Aiea se la risoluzione fosse stata adottata.
Il piccolo Adam è in Italia
È arrivato a Milano il piccolo Adam, l’unico sopravvissuto di dieci fratelli a un raid israeliano. Sarà curato all’ospedale Niguarda. Ad accompagnarlo la madre, la pediatra Alaa al-Najjar: “Grazie Italia, è un piacere enorme essere qui”. A Linate c’era il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha accolto il bimbo e la donna.
Dopo mesi, ingresso di camion di aiuti a Gaza dal valico nord
Nel frattempo, per la prima volta dopo mesi, le autorità israeliane hanno autorizzato 56 camion di aiuti umanitari del Wfp a entrare direttamente a Gaza dal valico settentrionale di Erez. Lo ha riferito il Cogat, l’autorità israeliana che gestisce le attività governative nei territori, sottolineando che la decisione è stata approvata dal “livello politico e su raccomandazione delle autorità di sicurezza”. Per due mesi e mezzo dal 2 marzo Israele ha bloccato l’ingresso nella Striscia di qualsiasi aiuto umanitario. Dal 19 maggio, invece, si sono registrate le prime timide aperture con l’autorizzazione della ripresa di una limitata quantità ma solo attraverso il valico di Kerem Shalom, nel sud di Gaza.
La Gaza Humanitarian Foundation, organizzazione privata sostenuta dagli Stati Uniti e attiva nella Striscia di Gaza, accusa Hamas di aver attaccato un autobus che trasportava i suoi operatori umanitari, causando almeno cinque morti e numerosi feriti.
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