di Corinna Pindaro
Giorgia Meloni riceve Mark Rutte a Palazzo Chigi. Al centro del colloquio l’aumento delle spese per la difesa e il ruolo strategico dell’Italia nell’Alleanza Atlantica
Si è svolto a Palazzo Chigi un incontro durato circa un’ora tra la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Segretario generale della NATO Mark Rutte. Un colloquio cordiale, aperto con un informale “How are you, Mark?”, che ha affrontato temi di rilevanza strategica per l’Italia e l’Alleanza Atlantica. Al centro dell’agenda: il sostegno all’Ucraina, il rafforzamento della sicurezza euroatlantica e, soprattutto, l’aumento delle spese militari da parte dei Paesi membri.
Pressioni NATO: spingere al 5% del PIL per la difesa
L’Alleanza Atlantica, su impulso degli Stati Uniti e in particolare dell’ex presidente Donald Trump, ha recentemente sollevato l’asticella delle spese per la difesa, proponendo di destinare il 5% del PIL. Un obiettivo che rappresenta una sfida complessa per l’Italia, anche in considerazione delle attuali priorità di bilancio e del contesto economico.
Meloni chiede più tempo: proposta una proroga al 2035
Durante il vertice, Mark Rutte avrebbe suggerito per l’Italia un obiettivo intermedio del 3,5% da raggiungere entro il 2032. Giorgia Meloni, consapevole delle difficoltà politiche e sociali nel giustificare un simile incremento della spesa, avrebbe invece proposto di spostare il traguardo al 2035. Questo slittamento consentirebbe di diluire gli oneri nel tempo, rendendo meno immediato l’impatto su conti pubblici e opinione pubblica.
Anche il vicepremier Antonio Tajani ha sostenuto un approccio più graduale: “Siamo favorevoli all’aumento delle spese per la sicurezza, ma servono almeno dieci anni”, ha dichiarato.
Difesa comune e industria militare: il ruolo dell’Italia
L’incontro ha anche toccato il tema della cooperazione industriale nel settore della difesa. Meloni e Rutte hanno discusso della necessità di rafforzare la competitività dell’industria militare europea, promuovendo innovazione e complementarità tra NATO e Unione Europea. L’Italia, con aziende di punta come Leonardo e numerose imprese dell’indotto, è considerata un attore chiave in questo contesto.
Infrastrutture strategiche: il governo punta a includerle nelle spese militari
Un altro punto delicato affrontato nel colloquio è la possibilità di far rientrare alcune infrastrutture strategiche nelle spese per la difesa. Il governo italiano, infatti, stima che raggiungere il 5% del PIL comporterebbe un investimento superiore ai 100 miliardi di euro. Includere progetti già in fase di sviluppo, come il Ponte sullo Stretto di Messina, consentirebbe di alleggerire il carico finanziario effettivo e avvicinarsi ai target NATO senza sacrifici eccessivi.
Rutte: “L’Italia resta un partner fondamentale per la NATO”
Dopo il vertice a Palazzo Chigi, Rutte ha incontrato anche Tajani a Villa Madama, dove ha rilasciato alcune dichiarazioni alla stampa. “L’Italia è un alleato fondamentale, con una presenza attiva in tutte le missioni NATO. Può contare su una solida base industriale nel settore della difesa, di cui andare fieri”, ha affermato.
Il Segretario generale ha difeso con decisione i nuovi obiettivi di spesa: “Le cifre proposte sono frutto di analisi reali. Abbiamo carenze che vanno colmate. La produzione di armamenti è insufficiente e va incrementata, ma senza far impennare i costi.”
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