di Carlo Longo
Dopo il caso Cancellato, la società israeliana Paragon interrompe i rapporti con le agenzie italiane. Accuse incrociate e tensioni sullo spyware Graphite
Lo scandalo legato allo spyware Graphite ha provocato una frattura definitiva tra l’azienda israeliana Paragon, sviluppatrice del software, e le istituzioni italiane. Paragon ha annunciato ufficialmente di aver proposto al governo e al Parlamento una modalità per verificare l’eventuale uso illecito della propria tecnologia ai danni del giornalista Francesco Cancellato. Tuttavia, l’Italia non avrebbe accolto l’offerta, ritenendola inadeguata.
Secondo quanto riportato dal quotidiano Haaretz, Paragon accusa le autorità italiane di aver respinto ogni forma di collaborazione, costringendo l’azienda a ritirare i propri sistemi e a rescindere ogni intesa. La società ha dichiarato di aver agito nel rispetto delle normative, interrompendo ogni attività nel nostro Paese a seguito della segnalazione di Meta relativa a un potenziale abuso dello spyware.
Esclusiva ai governi democratici, ma l’Italia si chiama fuori
Nel suo comunicato ufficiale, Paragon ha ribadito che i propri strumenti di sorveglianza vengono venduti unicamente a forze di polizia e agenzie d’intelligence di stati democratici che superano specifici criteri di valutazione. Dopo la scoperta del possibile utilizzo contro il giornalista, l’azienda ha immediatamente disattivato tutti i sistemi operativi in Italia. Inoltre, si è detta pronta a collaborare con eventuali indagini, a patto che provengano da richieste formali delle istituzioni italiane.
Tuttavia, i servizi segreti italiani, nello specifico AISE e AISI, hanno giudicato inaccettabile la procedura proposta da Paragon. Le modalità di verifica prospettate sarebbero state, secondo loro, troppo invasive e prive di garanzie in termini di trasparenza e affidabilità dei risultati.
Copasir: la rescissione fu concordata, nessun addio unilaterale
Un chiarimento fondamentale arriva dal Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir), che ha negato l’ipotesi di una rescissione unilaterale dei contratti da parte della società israeliana. Secondo quanto affermato nella relazione ufficiale, la rottura del rapporto commerciale con Paragon è avvenuta di comune accordo tra le parti. Già il 14 febbraio 2025, AISE e AISI avevano sospeso temporaneamente l’uso di Graphite in attesa di approfondimenti.
Il 12 aprile, le agenzie italiane e Paragon hanno firmato un documento congiunto che ha sancito la fine della collaborazione senza ulteriori obblighi o strascichi giudiziari. Il Copasir ha ribadito che affidare l’intera indagine a un fornitore estero avrebbe potuto ledere la riservatezza e l’integrità dei dati trattati dalle agenzie italiane.
Le accuse di Renzi: “Un nuovo Watergate italiano”
La vicenda ha infiammato anche il dibattito politico. Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, ha attaccato frontalmente il governo Meloni con un post su X, definendo il caso Paragon come «il Watergate italiano». Secondo Renzi, il presunto spionaggio ai danni di una giornalista critica nei confronti dell’attuale esecutivo sarebbe un grave attacco allo Stato di diritto e una minaccia alla libertà di stampa. Il senatore ha inoltre chiesto chiarezza e trasparenza in Parlamento, anche al di fuori delle audizioni a porte chiuse del Copasir.
Le verifiche dirette del Copasir smentiscono le accuse
Nel tentativo di fare piena luce sull’episodio, il Copasir ha condotto una serie di ispezioni approfondite presso le sedi delle agenzie di intelligence. I componenti del comitato hanno esaminato personalmente i database e i registri di audit, strumenti che non possono essere alterati o cancellati dai clienti del software. In questo modo, è stato possibile verificare direttamente l’eventuale tracciabilità delle attività di captazione.
Durante un’audizione tenutasi il 9 aprile, i rappresentanti di Paragon hanno confermato che l’analisi dei registri e delle interrogazioni al sistema era equivalente all’utilizzo del servizio fornito dalla loro azienda. Il Copasir ha annunciato di valutare la desecretazione del resoconto completo per garantire la massima trasparenza sull’operato svolto, definito «senza precedenti» per profondità e metodo.
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