di Velia Iacovino

Secondo il magnate sudafricano, la proposta legislativa – che prevede massicci sgravi fiscali, aumento delle spese per la difesa e l’eliminazione del tetto al debito pubblico fino a 4.000 miliardi di dollari – “farà esplodere il già enorme deficit di bilancio portandolo a 2.500 miliardi”

 

 

muskUn durissimo attacco pubblico contro il presidente Donald Trump arriva da chi, fino a pochi giorni fa, era tra i suoi più potenti alleati: Elon Musk. Il fondatore di Tesla e SpaceX ha definito il disegno di legge fiscale e di spesa promosso da Trump un “disgustoso abominio”in un crescendo di tensioni che segna una rottura politica clamorosa tra due delle figure più influenti del panorama conservatore americano.

In una serie di post su X, Musk ha criticato aspramente il piano approvato dalla Camera dei Rappresentanti lo scorso mese e ora al vaglio del Senato. Secondo il magnate sudafricano, la proposta legislativa – che prevede massicci sgravi fiscali, aumento delle spese per la difesa e l’eliminazione del tetto al debito pubblico fino a 4.000 miliardi di dollari – “farà esplodere il già enorme deficit di bilancio portandolo a 2.500 miliardi” e “graverà sui cittadini americani con un debito insostenibile”.“Vergogna per chi ha votato a favore – ha scritto Musk –. A novembre del prossimo anno, manderemo a casa tutti i politici che hanno tradito il popolo americano”.

Fino al 31 maggio scorso, Musk aveva lavorato all’interno dell’amministrazione come capo di Doge, la task force incaricata di individuare tagli alla spesa pubblica. Era stato lo stesso Trump ad annunciare l’addio dell’imprenditore “con onore”, assicurando che “Elon sarà sempre con noi”. Ma l’attacco senza precedenti al cuore della strategia economica presidenziale mostra quanto la frattura sia ormai insanabile. Secondo indiscrezioni riportate da Axios, tra i motivi di attrito c’è anche la decisione della Federal Aviation Administration di non affidare la gestione del traffico aereo alla rete Starlink, sviluppata da SpaceX, per motivi tecnici e di conflitto d’interessi.

Il presidente Trump, che ha definito il provvedimento la sua “big beautiful bill”, ha risposto seccamente alle critiche, accusando i detrattori di “non capire il contenuto della legge” e prendendo di mira anche i senatori repubblicani che si oppongono, come Rand Paul, liquidato come “fuori di testa” e poco amato persino nel suo stato, il Kentucky. Il leader della maggioranza repubblicana al Senato, John Thune, ha dichiarato che la manovra andrà avanti “a tutta velocità”, pur ammettendo divergenze di opinione. Mike Johnson, speaker della Camera, ha confermato di aver parlato al telefono con Musk per venti minuti ma si è detto “profondamente dispiaciuto” per le sue affermazioni. “Elon sta sbagliando di grosso – ha dichiarato Johnson –. È un primo passo molto importante. Capisco che l’eliminazione degli incentivi per le auto elettriche possa colpire Tesla, ma questa è una legge per l’America, non per un’azienda”.

Paradossalmente, alcuni esponenti Democratici hanno accolto con favore le critiche di Musk. Il leader della minoranza al Senato, Chuck Schumer, ha dichiarato: “Persino Elon Musk, che ha partecipato al processo e ha sostenuto Trump, dice che la legge è pessima. Possiamo solo immaginare quanto lo sia davvero”. Con la scadenza del 4 luglio fissata per l’approvazione definitiva, la manovra è ormai al centro non solo dello scontro politico interno al Partito Repubblicano, ma anche del futuro equilibrio politico degli Stati Uniti.

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