di Emilia Morelli

Il decreto Sicurezza diventa legge tra accuse di autoritarismo e flash mob in Senato. Maggioranza compatta, opposizioni sul piede di guerra: ecco cosa è successo a Palazzo Madama

dl sicurezzaCon 109 voti favorevoli, 69 contrari e un astenuto, il discusso decreto Sicurezza ha ottenuto il via libera definitivo anche dal Senato, divenendo ufficialmente legge dello Stato. L’approvazione è arrivata nonostante le accese proteste dell’opposizione e le forti critiche sul merito e sul metodo, che lasciano aperti possibili scenari di impugnazione davanti alla Corte Costituzionale.

Proteste simboliche e tensione in aula

La giornata si è aperta con un gesto forte da parte delle opposizioni: i senatori del Partito Democratico, del Movimento 5 Stelle e dell’Alleanza Verdi e Sinistra si sono seduti per terra, spalle rivolte al governo, in un atto di dissenso civile durante la seduta di Palazzo Madama. Una forma di protesta pacifica che ha avuto lo scopo di denunciare la compressione del dibattito parlamentare e le forzature procedurali che hanno accompagnato l’iter del decreto.

Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha cercato di smorzare i toni con battute, ma la tensione è rimasta alta. In più di un’occasione si è sfiorato lo scontro fisico, come nel caso dell’intervento del senatore di Fratelli d’Italia, Alberto Balboni, che ha accusato l’opposizione di simpatizzare con mafie e criminalità organizzata. Solo l’intervento dei commessi ha evitato che si degenerasse.

Una legge nata sotto il segno dell’urgenza

Il decreto legge, approvato in Consiglio dei Ministri ad aprile con procedura d’urgenza, introduce 14 nuovi reati e 9 aggravanti, bypassando il lavoro parlamentare di oltre un anno. Una mossa che ha suscitato forti critiche da parte della minoranza, che accusa la maggioranza di aver impedito un reale confronto democratico. Gli emendamenti sono stati archiviati senza discussione, e il voto di fiducia ha blindato il provvedimento.

Il punto di vista del governo

Dal fronte del governo, il decreto è stato rivendicato come una svolta a tutela della sicurezza nazionale. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato via social: “Con questo decreto proteggiamo i cittadini, le fasce più deboli e le forze dell’ordine. Interveniamo in modo deciso contro le occupazioni abusive e rendiamo più rapide le procedure di sgombero”.

Anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha lodato la legge definendola un passo cruciale nella lotta alla criminalità e al terrorismo: “Un testo strategico che introduce strumenti efficaci per proteggere la collettività”.

Le fratture nel dibattito parlamentare

Se da un lato la maggioranza ha celebrato l’approvazione del decreto, dall’altro le opposizioni hanno parlato di “misure repressive” e di un “attacco alla democrazia”. Il centrosinistra ha definito il testo “un concentrato di propaganda e autoritarismo”, mentre Francesco Boccia (PD) ha puntato il dito contro le dichiarazioni del senatore Berrino, accusato di criminalizzare le madri in difficoltà economica.

Anche il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, è intervenuto duramente contro il decreto: “Non affronta i reali problemi della sicurezza, ignora la violenza di strada e aumenta le pene senza dibattito. Svuotato il Parlamento, resta solo la ratifica cieca delle decisioni del governo”.

Scontro tra visioni opposte di sicurezza

L’intero impianto del decreto è stato accusato di promuovere una visione autoritaria della sicurezza, tesa più a reprimere il dissenso che a garantire reale protezione. Peppe De Cristofaro (Avs) ha promesso disobbedienza civile: “Non permetteremo che questo Paese diventi un’Ungheria italiana. Resisteremo”.

Roberto Scarpinato ha parlato di “deriva incostituzionale” e di una volontà politica che mina le fondamenta della democrazia repubblicana. Mentre Andrea Giorgis (PD) ha denunciato la marginalizzazione del Parlamento e la trasformazione dell’iter legislativo in una mera formalità.

Un voto che lascia il segno

Il via libera al decreto Sicurezza rappresenta una svolta netta e divisiva nel panorama politico italiano. Non solo per il contenuto della norma, ma anche per il modo in cui è stata approvata: con tempi stretti, spazi minimi di confronto e una maggioranza che ha imposto la propria linea senza aperture al dialogo.

Il dibattito è destinato a continuare, probabilmente anche nelle aule giudiziarie. Nel frattempo, il decreto è legge, e il Paese è più che mai diviso tra chi lo considera un presidio di ordine e legalità e chi lo legge come un pericoloso precedente per lo stato di diritto.

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