di Carlo Longo

Il docente Stefano Addeo sospeso dopo il post shock su Facebook contro la figlia di Giorgia Meloni. Rischia il licenziamento. Spuntano scuse, tentato suicidio e accuse a ChatGPT

addeoStefano Addeo, professore 65enne del liceo “Medi” di Cicciano (Napoli), è stato sospeso in via cautelare dall’Ufficio scolastico regionale della Campania. La decisione è arrivata dopo la pubblicazione su Facebook di un post in cui l’uomo augurava una tragica sorte alla figlia della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. La misura disciplinare è stata adottata per salvaguardare il clima all’interno dell’istituto e resterà in vigore fino al termine del procedimento formale. L’insegnante potrebbe ora andare incontro anche al licenziamento.

 Verso il licenziamento? In arrivo anche un’indagine della Procura

Oltre all’azione disciplinare avviata dal Ministero dell’Istruzione, anche la magistratura potrebbe presto occuparsi del caso. La Procura di Roma starebbe valutando l’apertura di un fascicolo, in attesa di ricevere i verbali redatti dalla polizia postale, incaricata di analizzare il contenuto e la diffusione del post incriminato. Il messaggio pubblicato da Addeo — che conteneva un riferimento esplicito al tragico femminicidio di Martina Carbonaro, la giovane uccisa ad Afragola — è stato segnalato pubblicamente da Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera.

 Le scuse, le accuse a ChatGPT e la lettera a Meloni

Dopo l’esplosione del caso mediatico, Addeo ha tentato di giustificare il gesto definendolo “impulsivo” e spiegando di essersi immediatamente pentito, tanto da cancellare il post poco dopo la pubblicazione. In un’intervista alla TGR Campania, ha poi affermato che l’idea del contenuto gli sarebbe stata suggerita dal chatbot ChatGPT, un’accusa priva di fondamento tecnico e di riscontri. Il docente ha anche scritto una lettera indirizzata a Giorgia Meloni, chiedendo un incontro per porgerle le proprie scuse “guardandola negli occhi”. La premier, secondo alcune fonti, avrebbe accolto la richiesta.

Il tentativo di suicidio e la chiamata ai soccorsi

Il 2 giugno, nel pieno della bufera mediatica, Addeo avrebbe tentato il suicidio ingerendo un mix di alcol e farmaci. Prima del gesto, però, ha telefonato alla dirigente scolastica dell’istituto, che ha immediatamente allertato i soccorsi. L’uomo è stato trasportato d’urgenza all’ospedale di Nola in codice rosso, ma non avrebbe mai versato in condizioni critiche. Secondo quanto riportato da Il Giornale, il professore avrebbe rifiutato la lavanda gastrica. A sorpresa, soltanto un’ora dopo il ricovero, Addeo era già al telefono con l’agenzia ANSA per denunciare le “minacce” ricevute e per dichiararsi vittima di un linciaggio mediatico.

 Un caso che accende il dibattito su responsabilità, scuola e social media

Il caso di Stefano Addeo riaccende il dibattito sull’uso dei social da parte di figure pubbliche come i docenti, sul confine tra libertà d’espressione e istigazione all’odio, e sulle responsabilità civili e penali legate a comportamenti online. La sospensione, la possibile inchiesta giudiziaria e il clamore mediatico sembrano destinati a prolungarsi, con effetti potenzialmente irreversibili per la carriera e la reputazione dell’insegnante.

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