di Corinna Pindaro

La Commissione UE stima un calo delle emissioni del 54% entro il 2030, quasi in linea con il Green Deal. Italia e Germania restano i nodi critici nella transizione climatica

green dealL’Europa è a un passo dal centrare l’ambizioso obiettivo del Green Deal. Secondo l’ultima valutazione della Commissione Europea sui Piani Nazionali Energia e Clima (PNIEC), i Paesi membri stanno mostrando progressi significativi nella riduzione delle emissioni di gas serra. A fine 2023, l’UE ha registrato una diminuzione del 37% rispetto ai livelli del 1990, nonostante una crescita economica del 68% nello stesso periodo. L’obiettivo stabilito per il 2030 è una riduzione del 55%: una meta che appare oggi più vicina di quanto si pensasse.

Secondo le stime aggiornate, mantenendo gli attuali ritmi di attuazione delle politiche nazionali e comunitarie, si prevede un taglio complessivo delle emissioni pari al 54% entro la fine del decennio, appena un punto percentuale sotto il traguardo stabilito dal Green Deal europeo.

Progressi nei settori più critici: trasporti, edilizia e agricoltura

A stupire positivamente è anche l’andamento nei settori più difficili da decarbonizzare, quelli coperti dal regolamento europeo sulla condivisione degli sforzi (ESR), tra cui trasporti, edilizia, rifiuti, piccola industria e agricoltura. Secondo i nuovi dati, queste aree dovrebbero riuscire a tagliare le emissioni del 38% rispetto ai livelli del 2005, molto vicini all’obiettivo del 40% previsto per il 2030.

Questi progressi sono il risultato di 23 piani nazionali su 27 già valutati da Bruxelles, mentre Belgio, Estonia e Polonia devono ancora presentare la versione definitiva e la Slovacchia è in ritardo nella consegna.

Il contesto politico: l’Italia spinge per un rallentamento del Green Deal

Tuttavia, dietro le buone notizie si nasconde una crescente tensione politica. Alcuni governi nazionali stanno premendo per una revisione delle normative green europee. Tra questi, l’Italia si distingue per la sua posizione critica. Intervenendo all’assemblea di Confindustria, la premier Giorgia Meloni ha attaccato il Green Deal, definendolo “ideologico” e responsabile di “danni economici e sociali”, senza reali benefici ambientali.

Una valutazione che contrasta apertamente con quella della Commissione UE. “L’Europa dimostra che obiettivi chiari e regolamenti basati sulla scienza producono risultati tangibili”, ha dichiarato Teresa Ribera, vicepresidente dell’esecutivo europeo con delega al Green Deal.

Auto elettriche e ristrutturazioni: le sfide italiane

La Commissione UE ha anche evidenziato le principali criticità del piano italiano, in particolare in due settori chiave: la mobilità sostenibile e l’edilizia. Bruxelles invita Roma a creare un contesto più favorevole alla diffusione delle auto elettriche, anche attraverso meccanismi fiscali basati sulle emissioni di CO₂.

Altro punto debole è l’efficienza energetica degli edifici. L’Italia, con un patrimonio immobiliare fra i più vecchi e meno efficienti in Europa, viene esortata ad accelerare le ristrutturazioni green. Mancano inoltre misure concrete per l’eventuale ritorno al nucleare, un tema che potrebbe influenzare le scelte energetiche future, e piani per l’eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi.

Obiettivo 2040 in sospeso: il ruolo chiave della Germania

Mentre l’attenzione si concentra sugli obiettivi del 2030, Bruxelles è ancora al lavoro sul prossimo grande traguardo climatico: la definizione del target al 2040. La proposta, che prevede una riduzione delle emissioni del 90%, è attesa entro l’estate. Ma il contesto politico europeo non facilita il processo.

Il ritardo è in parte attribuibile al nuovo governo tedesco guidato da Friedrich Merz, che chiede maggiore flessibilità nell’applicazione delle regole, soprattutto per consentire l’uso di tecnologie di cattura del carbonio e strumenti di compensazione internazionale. Secondo fonti interne, anche il commissario europeo al Clima, Wopke Hoekstra, sarebbe coinvolto in colloqui con Berlino per garantire un equilibrio tra ambizione e realismo.

Verso un futuro a zero emissioni?

Nonostante le resistenze politiche, i dati mostrano che l’Unione Europea ha imboccato la strada giusta. Resta ora da capire se gli Stati membri sapranno mantenere fede agli impegni e rafforzare la cooperazione, in un momento in cui la sfida climatica si intreccia sempre di più con scelte economiche e geopolitiche.

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