di Corinna Pindaro
La Corte d’Appello di Firenze conferma le pene per la tragedia ferroviaria di Viareggio del 2009. Dodici condanne per il disastro che causò 32 vittime
Nel pomeriggio del 27 maggio 2025, la Corte d’Appello di Firenze ha emesso un nuovo verdetto nel lungo iter giudiziario relativo alla tragedia ferroviaria di Viareggio. I giudici hanno confermato le condanne inflitte a 12 imputati, chiudendo così il terzo capitolo processuale di una vicenda che ha segnato profondamente la memoria collettiva. La decisione segue la pronuncia della Corte di Cassazione, che aveva imposto un nuovo appello per la ricalibrazione delle attenuanti generiche.
Condanne definitive e responsabilità confermate
Tra i condannati spiccano Mauro Moretti, ex AD di Ferrovie dello Stato e Rete Ferroviaria Italiana, con una pena a 5 anni di reclusione, e altri alti dirigenti delle società coinvolte nella gestione e manutenzione del treno merci che, la notte del 29 giugno 2009, deragliò a Viareggio provocando una violenta esplosione. L’incidente, avvenuto poco prima della mezzanotte, causò 32 morti, centinaia di feriti e distrusse abitazioni nella zona adiacente alla stazione.
Tra gli altri condannati figurano Michele Mario Elia, Mario Castaldo, Andreas Schroeter, Roman Meyer e dirigenti delle aziende ferroviarie europee Gatx e Junghental. Le pene vanno dai 2 anni e 10 mesi ai 6 anni di carcere, con differenze legate al ruolo ricoperto da ciascun imputato e al livello di responsabilità accertata.
Le attenuanti generiche e il nodo delle pene
La nuova fase processuale si era resa necessaria dopo che la Cassazione, pur confermando la colpevolezza degli imputati, aveva chiesto di rivalutare le attenuanti generiche e quindi le pene finali. Nel processo ter, la Corte ha confermato il riconoscimento delle attenuanti al minimo previsto, pari a un nono. Una decisione in linea con quanto richiesto dal sostituto procuratore generale Salvatore Giannino, secondo il quale nessuno degli imputati aveva dimostrato pentimento o offerto risarcimenti alle famiglie delle vittime.
La pubblica accusa ha evidenziato il tentativo, da parte dei dirigenti, di “minimizzare l’accaduto” e di costruire una difesa processuale che riducesse le proprie responsabilità. Per questa ragione, il quadro non avrebbe giustificato uno sconto maggiore di pena, contrariamente a quanto richiesto dalle difese.
Le reazioni in aula: proteste, silenzi e nuove prospettive di ricorso
Mauro Moretti, presente in aula al momento della lettura del verdetto, ha lasciato il tribunale in silenzio, circondato dalle urla di alcuni familiari delle vittime che gli hanno rivolto accuse pesanti. Il suo legale, Ambra Iovine, ha dichiarato l’intenzione di ricorrere nuovamente in Cassazione, sottolineando la delusione per una sentenza ritenuta ingiusta, soprattutto per l’entità delle attenuanti negate.
Per alcuni imputati, come lo stesso Moretti, la soglia dei quattro anni è decisiva: pene superiori a questa durata possono implicare l’ingresso effettivo in carcere, salvo decisioni alternative del tribunale di sorveglianza legate all’età o ad altre condizioni.
Le vittime chiedono verità, non vendetta
Sul fronte opposto, i legali dei familiari delle vittime hanno accolto la sentenza come un nuovo passo verso la verità. “Questa è la sesta decisione giudiziaria che riconosce le responsabilità del disastro,” ha dichiarato Tiziano Nicoletti, avvocato di parte civile. “Non ci interessava la durata delle pene, ma l’accertamento delle responsabilità. Vogliamo che tragedie come quella di Viareggio non si ripetano mai più.”
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