di Velia Iacovino

Von der Leyen ottiene il rinvio dei dazi fino al 9 luglio, ma governi, politici e diplomatici europei si interrogano sui segnali contrastanti che arrivano da Washington. Trump interviene solo a tarda sera dopo i bombardamenti russi: prima accusa Putin (“È impazzito”), poi attacca Zelensky (“Danneggia il suo Paese con le parole”). A Kiev cresce il timore di un disimpegno americano

 

Donald Trump ha accettato di rinviare al 9 luglio l’entrata in vigore dei dazi contro l’Unione europea. Lo ha fatto al termine di una telefonata definita “buona” dalla presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, che ha scritto su X: “L’Europa è pronta a far avanzare i colloqui con rapidità e decisione. Per raggiungere un valido accordo, avremmo bisogno di tempo fino al 9 luglio”. Una tregua commerciale che evita un’escalation con Bruxelles e che Trump giustifica con la necessità di “fare le cose per bene”. Ma l’impressione, diffusa tra le cancellerie europee, è che Washington stia vivendo un momento di profonda ambivalenza. Mentre da un lato rinvia lo scontro commerciale, dall’altro lancia segnali preoccupanti sul fronte più drammatico: la guerra in Ucraina.

Governi, politici e diplomatici europei si interrogano con crescente inquietudine: Trump si sta sfilando dal conflitto? Il silenzio prolungato della Casa Bianca dopo i massicci bombardamenti russi sull’Ucraina è stato interpretato da Volodymyr Zelensky come un allarmante presagio. “Il silenzio degli Stati Uniti e di altri è eloquente”, ha dichiarato ieri il presidente ucraino.

In realtà, Trump ha parlato, ma solo a tarda sera, rientrando dai campi da golf. Ai giornalisti che lo attendevano alla Casa Bianca ha detto: “Non mi piace quello che sta facendo Putin. Lo conosco da molto tempo e siamo sempre andati d’accordo. Sono sorpreso, molto sorpreso”. Poche ore dopo, su Truth Social, ha rincarato: “A Putin è successo qualcosa, è assolutamente impazzito! Se vuole conquistare tutta l’Ucraina, questo porterà alla caduta della Russia”. Ma subito dopo ha attaccato anche Zelensky: “Non sta facendo favori al suo Paese parlando come fa. Tutto ciò che esce dalla sua bocca causa problemi. Non mi piace, ed è meglio che si fermi”.

Dure anche le reazioni europee. Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha parlato di “un affronto inaccettabile” e ha esortato gli alleati a reagire con determinazione. Kaja Kallas, Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, ha dichiarato che i raid russi “dimostrano la volontà della Russia di annientare l’Ucraina”. Antonio Tajani ha espresso “ferma condanna per il nuovo attacco russo che ha come unico scopo colpire i civili”. E papa Leone XIV ha invocato “coraggio e perseveranza” per chi è impegnato nel dialogo.

La frustrazione europea è palpabile. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha detto di essere rimasto “scioccato” dalla telefonata avuta con Trump e altri leader europei il 19 maggio, poche ore dopo che il presidente Usa aveva parlato con Putin. Nessun risultato concreto, solo la constatazione che “dovranno essere le due parti a negoziare”, in un futuro indefinito. Secondo Zelensky, l’ambiguità di Washington sta incoraggiando Mosca.

Trump, da parte sua, si è già mosso per forzare una trattativa: ha ottenuto da Kiev un accordo sulle terre rare e ha spinto Zelensky ad accettare un negoziato al buio con Mosca. Avrebbe persino accolto alcune richieste russe, come il riconoscimento de facto dei territori occupati. Ma nulla si è mosso. E ora, secondo il vicepresidente J.D. Vance e il segretario di Stato Marco Rubio, se non si raggiungerà presto un accordo, “gli Stati Uniti passeranno ad altre priorità”.

Nel frattempo, le diplomazie europee lavorano a una nuova fase negoziale, forse ancora in Turchia. Si discute anche di nuove sanzioni su petrolio e uranio russi. Trump ha detto ieri che “le sanzioni sono una possibilità”. Gli europei proveranno a convincerlo, offrendo più spese per la difesa Nato e aiuti diretti a Kiev.

Intanto, un altro segnale inquietante arriva da Elon Musk. Da tempo in rotta con alcuni ministri, il magnate ha annunciato un disimpegno totale dalle vicende di governo. “Mi dedicherò sette giorni su sette, 24 ore al giorno, ai problemi delle mie aziende: X, xAI, Tesla, SpaceX”, ha dichiarato. Una presa di distanza che certifica la fine dell’”incantesimo” tra Musk e Trump, un sodalizio che aveva influenzato in profondità la scorsa stagione politica.

 

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