di Velia Iacovino
In visita a Ottawa per la prima volta da sovrano, il re assicurerà il suo sostegno al nuovo premier. Londra al fianco del Canada contro le pretese americane.

Sarà una visita lampo, ma carica di significati politici e simbolici. Lunedì, re Carlo III atterrerà a Ottawa per il suo ventesimo viaggio in Canada —il primo da sovrano — in un momento diplomaticamente delicatissimo. Secondo quanto riportato da The Times, a Londra si è lavorato a lungo per evitare che il tour reale fosse travolto dalle polemiche collegate a Donald Trump, ma le pressioni britanniche sono state fermamente respinte da Ottawa.
“I ministri britannici hanno cercato di convincere il governo canadese a tenere Carlo lontano da qualsiasi controversia legata a Trump”, ha dichiarato una fonte del Commonwealth al quotidiano britannico, “ma i canadesi hanno opposto una fiera resistenza”.
Al centro del contendere c’è l’assertività con cui il Canada, oggi guidato dal nuovo primo ministro Mark Carney, rifiuta ogni insinuazione da parte del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, secondo cui Ottawa dovrebbe cadere “sotto il controllo” di Washington. Una retorica che ha riacceso vecchie tensioni commerciali e geopolitiche tra i due paesi confinanti.
Il compito di Carlo, in qualità di re del Canada e capo del Commonwealth, sarà quindi quello di rassicurare il paese nordamericano sulla ferma vicinanza del Regno Unito. In agenda, tra lunedì e martedì, incontri istituzionali e un evento storico: l’apertura del Parlamento canadese, la seconda nella storia ad essere presieduta da un sovrano dopo quella della regina Elisabetta nel 1957. Sarà, tuttavia, una cerimonia sobria e “informale”, senza corone, mantelli d’ermellino o paggi, e con un discorso di 30 minuti.
Ogni parola sarà esaminata con attenzione. Come ha dichiarato a The Times lo storico Philip Murphy, direttore del centro “History and Policy” dell’Università di Londra: «È probabile che il discorso dal trono contenga riferimenti, velati o espliciti, alla situazione con Trump. Ci sarà un forte sottotesto, e i canadesi vogliono assolutamente che emerga».
Del resto, il simbolismo della monarchia viene spesso usato con grande accortezza diplomatica. The Times ricorda come, nel marzo 2022, la defunta regina Elisabetta ricevette a Windsor l’allora premier canadese Justin Trudeau, posando davanti a un grande vaso di fiori blu e gialli — i colori della bandiera ucraina — in segno di sostegno all’Ucraina nei primi giorni dell’invasione russa.
Nonostante i suoi 76 anni e le cure settimanali per il cancro, re Carlo non rinuncia dunque a quello che in ambienti reali è definito «soft power with impact», un’influenza sottile ma strategica. A marzo, aveva già incontrato Mark Carney a Buckingham Palace. E in febbraio, in occasione del sessantesimo anniversario della bandiera canadese, aveva inviato un messaggio ufficiale elogiando il Canada come un «paese fiero, resiliente e compassionevole».
Una presenza, quella del re, che secondo gli osservatori canadesi ha anche un valore tattico: «Il Canada vuole sfruttare le ambiguità costituzionali della monarchia — ha spiegato ancora Murphy — sottolineando che Carlo non è solo re del Canada, ma anche del Regno Unito, e come tale simbolo visibile di un’alleanza globale. La sua visita serve anche a ribadire che Londra è dalla parte di Ottawa, qualora le tensioni commerciali con Washington dovessero acuirsi».
In una fase in cui la monarchia britannica sembra cercare un nuovo ruolo post-elisabettiano, quella in Canada sarà molto più di una visita protocollare: sarà una prova di equilibrio tra diplomazia, costituzione e geopolitica.
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L’articolo Soft power britannico. Carlo III in missione in Canada, tra Trump e Carney proviene da Associated Medias.

