di Redazione

La  premier Giorgia Meloni, con l’appoggio compatto di Fratelli d’Italia e Forza Italia, si è sempre opposta a ogni deroga sul limite dei mandati, Matteo Salvini aveva garantito il contrario

 

Il Consiglio dei ministri ha deciso: la legge approvata il 9 aprile dal Consiglio provinciale di Trento, che consente un terzo mandato consecutivo al presidente della Provincia autonoma, sarà impugnata di fronte alla Corte costituzionale. Una mossa che riaccende le tensioni tra i partiti del centrodestra e riapre il dibattito su limiti e prerogative delle autonomie speciali. La legge, fortemente voluta dalla Lega e dal governatore Maurizio Fugatti, avrebbe consentito a quest’ultimo di ricandidarsi nel 2028, superando il limite dei due mandati fissato dalla normativa nazionale. Ma per l’esecutivo, guidato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, si tratta di un provvedimento incostituzionale, sulla scia di quanto già stabilito dalla Consulta nel caso simile della Campania.

Il caso politico

“Un atto istituzionale molto pesante”, ha reagito Fugatti, che aveva avvertito: «È una scelta politica». E la politica, in effetti, è il cuore di questa vicenda. Perché se la premier Giorgia Meloni, con l’appoggio compatto di Fratelli d’Italia e Forza Italia, si è sempre opposta a ogni deroga sul limite dei mandati, Matteo Salvini aveva garantito il contrario: “Il governo non impugnerà”, aveva assicurato. E i ministri leghisti, pur contrari alla decisione, non hanno votato contro in Cdm.

A difendere il governatore trentino è anche Mirko Bisesti, capogruppo leghista in Provincia: “Impugnare una norma su una competenza esclusiva è un attacco diretto alla nostra autonomia speciale e alla Lega”..

Fedriga, De Luca e il baricentro della coalizione

La posta in gioco va oltre il Trentino. Il precedente di Fugatti potrebbe fare scuola per Massimiliano Fedriga in Friuli Venezia Giulia, altra Regione a statuto speciale. Proprio lì, intanto, si è aperta una crisi politica che coinvolge Lega, Forza Italia e Lista Fedriga, dopo le dimissioni degli assessori. Una crisi innescata anche da tensioni con Fratelli d’Italia e da dichiarazioni al vetriolo del ministro Luca Ciriani, originario di Pordenone. Ma il terreno di scontro tra le forze del centrodestra resta anche la Campania, dove la Corte costituzionale ha già bocciato la legge che avrebbe consentito un terzo mandato a Vincenzo De Luca (Pd). Il caso trentino arriva a poche settimane da quella sentenza, con la differenza – sottolineano da Trento – che l’autonomia speciale rende il contesto giuridico completamente diverso.

Autonomia e contraddizioni

Fugatti ha insistito: “Chi ha letto la sentenza della Consulta solo in parte non ha capito che le autonomie speciali non sono comprese”. E ribadisce che “l’Autonomia speciale deve essere libera di autodeterminarsi”. Ma il Consiglio dei ministri ha ritenuto di non poter ignorare il principio costituzionale secondo cui il limite dei due mandati serve a garantire l’alternanza democratica e impedire la cristallizzazione del potere.

Il voto del 9 aprile in Consiglio provinciale aveva mostrato tutte le fratture della maggioranza: Fratelli d’Italia si era spaccata, due consiglieri avevano votato a favore della legge, contro le indicazioni del partito, per poi abbandonarlo. Una faglia che ora rischia di allargarsi a Roma.

Ora la parola alla Consulta

Ora toccherà alla Corte costituzionale valutare se l’autonomia trentina giustifichi una deroga alla norma nazionale. Il verdetto arriverà nei prossimi mesi, ma intanto la tensione politica è già esplosa. Per Salvini e Fugatti è una prova di forza. Per Meloni, una riaffermazione del principio di legalità. E per il centrodestra, una mina sul cammino verso le prossime elezioni regionali.

 

 

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