di Carlo Longo

I negoziati tra Russia e Ucraina a Istanbul si aprono tra ritardi, incertezze e tensioni diplomatiche. Tra delegazioni incomplete e accuse reciproche, la tregua sembra lontana

istanbulSulle rive del Bosforo, mentre i turisti affollano le banchine in attesa del traghetto verso la sponda asiatica di Istanbul, la scena politica si tinge di suspense e tensione. Dietro al sontuoso palazzo Dolmabahçe, una folla di giornalisti presidia l’area nella speranza di catturare le immagini dei protagonisti di un evento potenzialmente storico: il primo faccia a faccia ufficiale tra rappresentanti di Russia e Ucraina dopo una lunga sospensione del dialogo, interrotto nella primavera del 2022.

Tuttavia, la realtà dei fatti si presenta più incerta che mai. Sebbene la delegazione russa abbia annunciato l’inizio dei colloqui a porte chiuse per le 11 ora locale, l’incontro è slittato senza spiegazioni chiare, attribuite genericamente a una “richiesta turca”. In verità, la rappresentanza ucraina era ancora in volo verso Ankara mentre il segretario di Stato americano Marco Rubio, presente ad Antalya per un vertice informale NATO, ha rimandato il proprio arrivo a Istanbul al giorno successivo.

Colloqui congelati tra diplomazie multiple

Sul tavolo ci sono troppe variabili e nessuna certezza. Le location sono tre, gli attori principali almeno altrettanti: Russia, Ucraina, Stati Uniti, oltre ai padroni di casa turchi e ai possibili “ospiti extra” europei (Francia, Germania, Regno Unito). Ma ciò che manca è un orizzonte politico condiviso.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, con il supporto di Stati Uniti e Unione Europea, ha proposto una tregua di 30 giorni a partire dal 12 maggio come condizione preliminare per riprendere i negoziati. Al contrario, Vladimir Putin ha ribaltato la logica: prima le trattative, poi l’eventuale cessate-il-fuoco. Ha anche indicato data e sede dell’incontro — Istanbul, 15 maggio — segnando un passo deciso che ha messo gli altri attori diplomatici alle strette.

Scenari incerti e accuse reciproche

Mentre Zelensky si è detto pronto a un incontro diretto con Putin, il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato di essere disposto a volare a Istanbul solo in presenza del leader russo. Putin, però, ha confermato la propria assenza con la nomina ufficiale della delegazione russa, guidata da Vladimir Medinskij e composta da figure di alto livello dei ministeri della Difesa, degli Esteri e dell’intelligence.

Trump ha minimizzato l’assenza del presidente russo, ironizzando sul fatto che “Putin non si sarebbe mosso senza di lui”. Intanto, il presidente ucraino ha liquidato la controparte russa come una “delegazione di facciata”, innescando la risposta della portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, che lo ha definito “un clown”.

Zelensky tra tattica e responsabilità

Nonostante le tensioni, Zelensky non ha modificato i suoi impegni. In compagnia del suo entourage — tra cui il consigliere Andrii Yermak e i ministri della Difesa e degli Esteri — è atterrato ad Ankara per un incontro con il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan. Solo nel pomeriggio ha annunciato che avrebbe inviato una squadra negoziale a Istanbul con il compito di discutere un possibile cessate-il-fuoco, pur accusando Mosca di non dimostrare reale interesse alla trattativa.

 Il ritorno di Medinskij e il messaggio russo

La delegazione russa, però, non appare improvvisata. Con il ritorno di Medinskij — già presente nei precedenti colloqui del 2022 — e altri esponenti di spicco, Mosca sembra voler ristabilire il cosiddetto “formato Istanbul”, mantenendo una certa continuità rispetto al passato. Secondo l’esperto Mark Galeotti, ciò segnala la volontà di Mosca di portare avanti i negoziati in modo metodico: prima i tecnici, poi (forse) i leader.

Durante un breve intervento alla stampa, Medinskij ha definito gli incontri come una prosecuzione dei dialoghi interrotti, dichiarando la disponibilità della Russia a valutare compromessi — pur senza specificare quali — e sottolineando che la delegazione ha pieno mandato negoziale.

Gli Stati Uniti osservano, ma restano cauti

Da Antalya, Marco Rubio ha ribadito che una soluzione militare al conflitto non è percorribile, e Trump ha espresso apertura verso qualsiasi iniziativa diplomatica che possa avvicinare la pace. Nonostante le speculazioni su un possibile ruolo diretto degli USA nei prossimi incontri, la sensazione dominante è che nessun vero progresso si possa ottenere prima di un faccia a faccia tra Trump e Putin. Al momento, però, il Cremlino ha smentito che un tale vertice sia in agenda, anche se la stampa russa continua a ipotizzarne la possibilità.

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