di Velia Iacovino

La statuetta per il Miglior Attore Protagonista è andata a Elio Germano per il ruolo di Enrico Berlinguer in Berlinguer – La grande ambizione, una prova d’attore intensa e controllata, che ha saputo evitare la trappola dell’imitazione per restituire l’umanità di una figura politica iconica.

La 70ª edizione dei David di Donatello, andata in scena il 7 maggio 2025 presso il Teatro 5 di Cinecittà, si è imposta come una delle più significative degli ultimi anni, in bilico perfetto tra la celebrazione delle nuove voci del cinema italiano e il doveroso omaggio ai suoi maestri. A condurre la serata, un’insolita ma affiatata coppia: Elena Sofia Ricci e Mika, che hanno saputo mescolare eleganza e leggerezza in una cerimonia seguita con entusiasmo dal pubblico di Rai 1.

Il trionfo di “Vermiglio”: la consacrazione di Maura Delpero

A dominare la scena è stato Vermiglio, il film di Maura Delpero che ha fatto incetta di premi, ben sette, tra cui Miglior Film, Miglior Regia e Miglior Sceneggiatura Originale. Una vittoria storica, perché Delpero è la prima donna a vincere il David per la regia, un segnale chiaro di quanto il cinema italiano stia cambiando pelle, aprendosi sempre più alla prospettiva femminile non come eccezione, ma come forza trainante.

“Vermiglio” ha colpito per la sua poetica visiva, la delicatezza con cui ha saputo trattare temi complessi, e per la cura tecnica, testimoniata anche dai riconoscimenti per fotografia, suono e casting.

Premi attoriali nel segno dell’intensità e della trasformazione

Sul fronte delle interpretazioni, la statuetta per il Miglior Attore Protagonista è andata a Elio Germano per il ruolo di Enrico Berlinguer in Berlinguer – La grande ambizione, una prova d’attore intensa e controllata, che ha saputo evitare la trappola dell’imitazione per restituire l’umanità di una figura politica iconica.

Tecla Insolia, giovane e sorprendente, è stata invece premiata come Miglior Attrice Protagonista per L’arte della gioia, confermando come il romanzo di Goliarda Sapienza, portato sullo schermo da Valeria Golino, sia diventato un’opera centrale nel panorama cinematografico dell’anno. A completare il successo del film, anche i premi a Valeria Bruni Tedeschi (non protagonista) e per la miglior sceneggiatura non originale.

Musica e innovazione: il cinema che canta con Margherita Vicario

Gloria!, esordio alla regia di Margherita Vicario, ha ottenuto un doppio riconoscimento musicale: Miglior Canzone Originale e Migliore Colonna Sonora. Vicario, nota cantante e ora regista, dimostra che i confini tra le arti sono sempre più porosi, e che il talento può esprimersi in molte forme. Il David come Miglior Regista Esordiente le conferisce una legittimazione importante e un incoraggiamento al prosieguo di un percorso promettente.

Il David alla Carriera a Pupi Avati: la memoria come bussola

Nel mezzo di un’edizione dominata da volti giovani e nuove narrazioni, è stato toccante il momento in cui Pupi Avati ha ricevuto il David alla Carriera. Il maestro bolognese, 85 anni, ha attraversato più di cinque decenni di cinema italiano, spaziando con eclettismo tra commedia, horror, melodramma e autobiografia. La sua filmografia è una sorta di grande romanzo popolare italiano, in cui si riflettono le paure, le tenerezze e le malinconie di un Paese intero.

Avati ha ricordato nel suo discorso “la responsabilità che il cinema ha verso chi lo guarda, soprattutto oggi, quando tutto sembra effimero e digitale”. Un riconoscimento che ha commosso la platea, rinnovando il senso di continuità tra le generazioni del nostro cinema.

Uno sguardo al futuro: TikTok e i #DaVedere Awards

In linea con i tempi, è stato introdotto per la prima volta il premio TikTok #DaVedere, per intercettare il gusto del pubblico più giovane. Tra i titoli premiati, Il ragazzo dai pantaloni rosa e Napoli New York, opere che hanno saputo unire viralità e qualità, dimostrando che le piattaforme social possono diventare alleate della diffusione cinematografica.

Conclusione

Il David di Donatello 2025 è stato il racconto di un cinema italiano in piena trasformazione: consapevole delle proprie radici, ma pronto a parlare nuove lingue, accogliere nuove registe, nuovi linguaggi e nuovi spettatori. Con la saggezza di Pupi Avati a fare da faro e la forza visionaria di Maura Delpero e Margherita Vicario a indicare la rotta, il futuro del nostro cinema appare vivo, coraggioso e sorprendentemente femminile.

 

 

 

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