di Carlo Longo

Il governo israeliano accelera sul piano di controllo totale a Gaza, ma da Macron all’ONU arrivano dure condanne

netanyahuIl governo israeliano, guidato da Benjamin Netanyahu, ha approvato un controverso piano che punta al controllo militare completo della Striscia di Gaza. Tra i punti più criticati: lo spostamento forzato dei civili gazawi verso sud, il controllo degli aiuti umanitari e la selezione delle organizzazioni autorizzate a distribuire cibo e medicine. Il piano, definito come una mossa per “distruggere Hamas”, ha sollevato una dura condanna da parte della comunità internazionale.

Macron: “Inaccettabile. Israele non rispetta il diritto umanitario”

A lanciare l’accusa più diretta è stato il presidente francese Emmanuel Macron che, durante una conferenza congiunta con il nuovo cancelliere tedesco, ha denunciato “la mancata osservanza del diritto internazionale” da parte di Israele e ha definito “inaccettabili” le intenzioni di sfollare forzatamente la popolazione civile.

Attesa per Trump, mentre continuano i bombardamenti

La messa in atto del piano dipenderà anche dagli esiti della visita di Donald Trump in Medio Oriente, prevista per la prossima settimana. L’ex presidente USA ha annunciato che porterà con sé una “importantissima novità” riguardante il sistema di distribuzione degli aiuti umanitari. Fonti diplomatiche suggeriscono che potrebbe trattarsi di un accordo parziale tra Hamas e Israele: la liberazione di alcuni ostaggi in cambio di una breve tregua umanitaria.

Nel frattempo, però, i bombardamenti proseguono. Almeno 15 civili palestinesi sono morti oggi in un raid contro la scuola Al-Karama, dove avevano trovato rifugio numerosi sfollati del quartiere di Tuffah, a est di Gaza City. Ieri, un altro attacco aereo nel campo profughi di Bureij aveva provocato 33 vittime.

Blocco umanitario e condanna delle Nazioni Unite

La popolazione civile soffre anche per il perdurante blocco degli aiuti, fermo ormai da oltre due mesi. Le condizioni sono ormai considerate “intollerabili” anche dal primo ministro britannico Keir Starmer. L’Alto commissario dell’ONU per i diritti umani, Volker Turk, ha parlato di un intento israeliano “di rendere la vita a Gaza sempre più invivibile per la popolazione palestinese”.

Europa divisa: condanna da nord, cautela dall’Italia

Una netta opposizione al piano israeliano è arrivata da sei Paesi europei (Spagna, Islanda, Irlanda, Norvegia, Slovenia e Lussemburgo), che respingono qualsiasi tentativo di modifica demografica o territoriale nella Striscia di Gaza. Più sfumata la posizione italiana. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito il sostegno al piano egiziano per la ricostruzione e alla soluzione dei “due popoli, due Stati”, ma ha escluso l’efficacia del riconoscimento unilaterale dello Stato di Palestina “in questo momento”. Secondo Tajani, le priorità restano un cessate il fuoco e un processo che porti alla nascita di uno Stato palestinese riconosciuto da tutti.

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