di Emilia Morelli
La Commissione europea accelera l’uscita dai combustibili fossili di Mosca. Entro il 2027 lo stop totale al gas russo, con nuove regole per i contratti in vigore

La Commissione europea ha presentato una nuova strategia per porre fine, in modo definitivo, alla dipendenza energetica dall’ex partner russo. L’obiettivo è ambizioso ma chiaro: interrompere tutte le importazioni di gas russo entro il 2027, sia tramite gasdotti che in forma liquefatta. Questo annuncio segna un ulteriore passo nella rottura con Mosca, accelerata dallo scoppio della guerra in Ucraina nel 2022.
La roadmap illustrata a Bruxelles non è ancora vincolante, ma una proposta legislativa in arrivo a giugno obbligherà ciascuno Stato membro a presentare entro la fine dell’anno un piano nazionale con i propri impegni per abbandonare progressivamente le forniture russe. Ogni Paese dovrà indicare la quantità di gas importata tramite contratti ancora attivi, un calendario per l’uscita e le alternative individuate per garantire la sicurezza energetica.
Von der Leyen: “È ora di spezzare i legami con un fornitore inaffidabile”
Secondo Ursula von der Leyen, la guerra ha messo in luce con brutalità la fragilità del sistema energetico europeo, soggetto a ricatti e pressioni da parte di Mosca. La presidente della Commissione ha ribadito la necessità di tagliare definitivamente ogni dipendenza da fornitori non affidabili. Per questo motivo Bruxelles ha annunciato nuove regole che rafforzeranno il controllo sull’origine del gas importato dalle aziende europee, assicurando maggiore trasparenza e tracciabilità.
Pressioni su Ungheria e Slovacchia: lo stop oltre al gas russo riguarda anche il petrolio
Paesi come l’Ungheria e la Slovacchia, ancora fortemente legati ai combustibili russi, saranno chiamati a interrompere anche le importazioni di petrolio, oltre a quelle di gas. Finora questi Stati hanno goduto di alcune esenzioni all’interno del sesto pacchetto di sanzioni, che vieta l’ingresso del greggio russo via mare. La Commissione chiede ora un piano specifico per superare queste deroghe e allinearsi all’obiettivo comune. Nel 2022, il petrolio russo rappresentava il 27% delle importazioni dell’UE; oggi questa quota è crollata al 3%.
Contratti con Gazprom: come uscirne senza penali
Uno dei nodi più complessi da sciogliere è quello dei contratti a lungo termine con Gazprom. Molti accordi contengono clausole “take or pay”, che obbligano a pagare anche quando le forniture non vengono ritirate. Per aggirare questi vincoli, la Commissione propone alcune soluzioni legali, tra cui la possibilità di invocare la forza maggiore o introdurre divieti alla sottoscrizione di nuovi contratti con soggetti russi. L’obiettivo è offrire una via d’uscita alle aziende europee, proteggendole da penali e conseguenze legali.
Un bilancio del piano REPowerEU
Lanciato nel 2022, il piano REPowerEU aveva come obiettivo la drastica riduzione delle importazioni energetiche dalla Russia. Prima della guerra, Mosca forniva circa il 45% del gas consumato nell’Unione. Oggi, quella percentuale è scesa sotto il 13%, grazie all’espansione delle rinnovabili, a politiche di efficienza energetica e a un maggiore ricorso al gas naturale liquefatto proveniente da Paesi come Stati Uniti, Norvegia e Qatar. Tuttavia, il piano non è stato privo di criticità: l’impennata dei prezzi ha pesato su famiglie e imprese europee, e nel 2024 le importazioni di GNL russo sono addirittura aumentate, rendendo Mosca il secondo fornitore dopo Washington.
Nessun ritorno al gas russo, nemmeno dopo la pace
Nonostante alcuni governi, tra cui quello italiano, abbiano ventilato l’ipotesi di un ritorno al gas russo a basso costo nel caso in cui i negoziati di pace tra Mosca e Kiev portino a un accordo duraturo, la Commissione non sembra disposta a fare marcia indietro. La linea tracciata è chiara: l’Europa vuole chiudere definitivamente l’era della dipendenza energetica dalla Russia, a prescindere dagli sviluppi geopolitici futuri
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