di Velia Iacovino
Pechino entra nella fase cruciale della stesura del Progetto per il 2026–2030, con l’obiettivo di guidare il Paese tra transizione industriale, competizione tecnologica e nuove tensioni geopolitiche. Xi Jinping chiede più senso del futuro e adattamento, mentre il governo propone una legge storica per istituzionalizzare la pianificazione economica
Mentre lo scenario globale è scosso da incertezze geopolitiche, competizione tecnologica e sfide ambientali, la Cina si prepara a delineare il suo cammino per il prossimo quinquennio. Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, Pechino è entrata nella fase decisiva di elaborazione del 15° Piano Quinquennale (2026–2030), un documento strategico che sarà reso pubblico nel marzo 2026 e che definirà le priorità economiche, sociali e industriali del Paese.
In occasione di un simposio con i massimi dirigenti provinciali, il presidente Xi Jinping ha sottolineato la necessità di “migliorare la capacità di previsione, adattarsi ai cambiamenti dell’ambiente internazionale e ottimizzare la disposizione economica”, riferisce il quotidiano hongkonghese. Il messaggio è chiaro: la pianificazione centrale torna al centro della strategia politica cinese. Al fine di rafforzare questa direzione, il governo ha anche presentato una proposta di legge – la prima nella storia della Repubblica Popolare – per formalizzare le procedure di elaborazione e attuazione dei piani quinquennali, con l’obiettivo di istituzionalizzarne il loro ruolo a un nuovo livello.
Il 14° Piano (2021–2025), attualmente nella sua fase finale, poneva l’accento su autosufficienza tecnologica, resilienza delle catene di approvvigionamento, crescita verde e benessere della popolazione. Ma ha dovuto confrontarsi con ostacoli imprevisti: pandemia, sanzioni statunitensi su tecnologie chiave, indebolimento della domanda interna e crisi immobiliare. E un rapporto della Commissione Nazionale di Svikuppo e Riforme indica che 16 dei 20 obiettivi principali sono stati centrati o superati, ma sussistono ritardi in settori cruciali come emissioni di carbonio, qualità dell’aria, efficienza energetica e servizi per l’infanzia.
Per comprendere la portata storica di questo strumento, bisogna tornare al 1955, anno del primo piano quinquennale varato sotto Mao Zedong con l’appoggio diretto dell’Unione Sovietica. L’obiettivo era avviare l’industrializzazione del Paese con oltre 150 grandi progetti, tra cui acciaierie e centrali elettriche. Tuttavia, il modello sovietico rivelò presto le sue debolezze: obiettivi irrealistici, inefficienze produttive e squilibri economici. Negli anni, i piani si sono evoluti, accompagnando la trasformazione della Cina da economia centralizzata a potenza globale, mantenendo però un filo rosso: la guida strategica del Partito Comunista Cinese (PCC).
Una svolta decisiva arrivò nel 1992 con il viaggio di Deng Xiaoping nel sud del Paese, che aprì all’economia socialista di mercato. Da quel momento, i piani quinquennali cambiarono natura: da strumenti di controllo rigido a strumenti di orientamento strategico. Il cambiamento fu sancito anche lessicalmente nel 2006, quando il termine jihua (“pianificazione”) fu sostituito con guihua, che implica una pianificazione più flessibile e dinamica.
Oggi la redazione di un piano richiede almeno due anni. Si parte dalla valutazione del piano precedente, si passa per analisi preliminari e ampie consultazioni, fino alla stesura dell’outline da parte del Consiglio di Stato, che viene poi sottoposto al Congresso Nazionale del Popolo. Come rilevato dal South China Morning Post, negli ultimi piani sono stati introdotti obiettivi vincolanti – soprattutto in ambito ambientale – che incidono direttamente sull’operato delle amministrazioni locali e sulle carriere dei funzionari pubblici. Un esempio significativo è l’11° piano: su 22 obiettivi, otto erano vincolanti. Il Pil crebbe ben oltre il previsto (11,2% contro un target del 7,5%), ma molti obiettivi ambientali non furono raggiunti, e le province inadempienti vennero pubblicamente criticate sui media di Stato.
Il 13° Piano (2016–2020) ha rappresentata uno dei momenti più alti della pianificazione cinese: in quel periodo, la Cina annunciò la fine dell’estrema povertà e compì progressi decisivi in innovazione e tecnologia. Già durante l’8° Piano (1991–1995), il Paese riuscì ad anticipare di cinque anni l’obiettivo di quadruplicare il PIL del 1980, dando slancio alla crescita industriale.
Nonostante i successi, la pianificazione cinese non è esente da critiche. Secondo il South China Morning Post, alcuni esperti internazionali vedono in questi piani un retaggio troppo rigido per un’economia in continua evoluzione. Tuttavia, le autorità cinesi continuano a difenderli come strumenti flessibili, adattabili e capaci di recepire le esigenze della popolazione, oltre che di rispondere ai cambiamenti globali. Non a caso, diversi Paesi emergenti – tra cui Etiopia, Tanzania e Polonia – si sono rivolti a istituzioni accademiche e tecniche cinesi per ispirarsi a questo modello nella definizione delle proprie strategie di sviluppo.
Nei Paesi occidentali, esistono forme simili ma più settoriali: negli Stati Uniti, agenzie come NASA o Pentagono adottano strategie pluriennali, mentre l’Unione Europea definisce ogni cinque anni linee guida per crescita e sostenibilità. Ma è la continuità e coerenza del modello cinese – favorita dall’assenza di alternanza politica – a renderlo unico nel panorama globale.
Il 15° Piano dovrà ora affrontare sfide epocali: l’invecchiamento della popolazione, la transizione energetica, la competizione globale sul fronte tecnologico e la necessità di rilanciare i consumi interni. Non si tratta solo di una pianificazione economica, ma anche di una dichiarazione di intenti politica e culturale. In un momento in cui il Global South guarda con crescente interesse a modelli alternativi a quello occidentale, Pechino intende rafforzare il proprio soft power anche attraverso l’“esportazione” del suo approccio alla pianificazione.
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L’articolo La Cina prepara il 15° Piano Quinquennale: strategia, legge e visione per affrontare le sfide globali proviene da Associated Medias.

