di Emilia Morelli

L’aumento delle tariffe commerciali volute da Trump rallenta la crescita globale. Le stime S&P tagliano il Pil mondiale e nazionale. Ecco chi paga il prezzo più alto
L’inasprimento delle politiche tariffarie da parte dell’ex presidente Donald Trump sta lasciando segni evidenti sull’economia globale. La mancanza di chiarezza sull’effettiva applicazione delle nuove tariffe ha generato un clima di forte incertezza tra aziende, investitori e consumatori. Secondo S&P Global Ratings, si tratta di un vero e proprio “shock sistemico” i cui effetti si stanno già manifestando, ma la portata dell’impatto sull’economia reale è ancora in fase di valutazione.
S&P rivede al ribasso le previsioni di crescita globale
Il rapporto pubblicato da S&P mostra un calo delle aspettative per la crescita mondiale. Per il 2025, il Pil globale è ora stimato in aumento del 2,7%, in calo dello 0,3% rispetto alla precedente previsione. Per il 2026 la crescita scende al 2,6%, un ulteriore ribasso di 0,4 punti percentuali. Le nuove tariffe statunitensi, che comprendono imposte del 145% sulle importazioni dalla Cina e un dazio universale del 10% per tutti i Paesi, hanno destabilizzato il commercio internazionale. Le contromisure, in particolare da parte di Pechino, hanno ulteriormente complicato lo scenario.
Italia penalizzata: crescita debole nel medio termine
Anche per l’Italia le prospettive economiche si fanno più cupe. S&P prevede per il 2025 un Pil in crescita dello 0,5%, in calo dello 0,1% rispetto alla stima precedente. Il 2026 vedrà un rallentamento ancora più marcato, con una crescita prevista dello 0,8% contro l’1% stimato in precedenza. Anche per il 2027 la revisione è al ribasso (0,9% contro 1%), mentre il 2028 rimane stabile. L’Italia, come gran parte dell’Europa, risente in modo particolare delle tensioni commerciali e della dipendenza da export e investimenti esteri.
Stati Uniti, Europa e Cina: tutti sotto pressione
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, anche l’economia statunitense è tra le principali vittime delle proprie politiche protezionistiche. L’inflazione è stata rivista al rialzo e, sebbene non sia prevista una recessione nel breve periodo, il rallentamento è evidente. La crescita americana per il 2026 è stimata all’1,7% (-0,2%) e al 2,1% nel 2027 (-0,1%).
Anche l’Eurozona subisce un contraccolpo, con un Pil previsto in aumento dell’1,2% nel 2026 e dell’1,4% nel 2027, in entrambi i casi con tagli di 0,1-0,2 punti percentuali. In Cina, le conseguenze dei dazi sono ancora più gravi: nel 2025 la crescita è attesa al 3,5% (-0,6%), nel 2026 al 3% (-0,8%) e nel 2027 al 4,3% (-0,1%).
Proposte di compromesso e spiragli di negoziato
In mezzo alla turbolenza, alcuni segnali di apertura iniziano a emergere. La Cina ha fatto sapere di essere disposta a valutare proposte statunitensi, purché il negoziato sia condotto in modo trasparente e leale. Anche l’Unione Europea ha avanzato un’offerta concreta a Washington: un incremento delle importazioni di beni americani per un valore di 50 miliardi di dollari, in cambio della rimozione delle tariffe del 10%. Le Borse, almeno temporaneamente, hanno accolto con favore questi segnali, mostrando un lieve recupero.
Un futuro incerto per l’economia mondiale
La situazione rimane altamente instabile. S&P sottolinea come i rischi siano fortemente orientati al ribasso, soprattutto se l’effetto delle politiche tariffarie dovesse rivelarsi più devastante del previsto. Il ruolo degli Stati Uniti nell’economia globale appare oggi più ambiguo, mentre le tensioni commerciali rischiano di compromettere seriamente le prospettive di crescita per i prossimi anni.
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