di Redazione

 Washington avrà una quota dei ricavi dalle risorse naturali di Kiev, ma restano ombre sul futuro del sostegno militare americano

 

Gli Stati Uniti e l’Ucraina hanno firmato un accordo per la creazione di un fondo congiunto che gestirà i proventi futuri dell’enorme patrimonio minerario ucraino. L’intesa, annunciata dall’amministrazione Trump, punta a trasformare le risorse del sottosuolo in motore per la ricostruzione post-bellica — ma anche a garantire un ruolo diretto agli interessi economici americani nella futura stabilità del Paese.

“È un messaggio chiaro alla Russia: l’America è impegnata per un’Ucraina libera, sovrana e prospera”, ha dichiarato il Segretario al Tesoro Scott Bessent, firmatario dell’accordo insieme alla vicepremier e ministro dell’Economia ucraina Yulia Svyrydenko, durante una cerimonia che si è tenuta a Washington.

L’idea è partita mesi fa dallo stesso presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che aveva presentato il progetto al futuro presidente americano  in un incontro riservato a New York. Dal suo insediamento alla Casa Bianca Trump  ha spinto con forza per arrivare alla firma, accusando Kiev di lentezza e “scarsa gratitudine” per l’assistenza militare americana.

L’intesa arriva, comunque,  in un momento critico per l’Ucraina: i russi avanzano sul campo e da Washington cresce la pressione per raggiungere un cessate il fuoco. Ma, come riportato dal New York Times, il testo non include impegni militari vincolanti da parte degli Stati Uniti, una condizione ritenuta essenziale da Kiev e respinta dalla Casa Bianca fin dalle prime battute.

Per il presidente ucraino, l’accordo rappresenta una chance per attirare capitali, rilanciare la crescita e far partire la ricostruzione. Ma non si illude: “Questo è un passo iniziale verso vere garanzie di sicurezza”, ha scritto su X. Anche il premier Denys Shmyhal ha confermato, via Telegram, che il fondo sarà gestito con pari diritti di voto e che l’Ucraina manterrà il pieno controllo delle risorse e delle infrastrutture. I ricavi, ha precisato, saranno interamente reinvestiti nel Paese. Una parte dell’opinione pubblica — sia in Ucraina che all’estero — teme che Washington stia sfruttando la dipendenza di Kiev per ottenere accesso privilegiato a risorse strategiche, senza offrire in cambio adeguate garanzie di difesa. Ma secondo l’ex ambasciatore USA a Kiev, William B. Taylor, “gli ucraini sono riusciti a migliorare l’accordo rispetto alle prime bozze. È un segnale incoraggiante, anche in vista dei negoziati sul cessate il fuoco”.

L’Ucraina è ricca di oltre 20 minerali critici per l’industria globale — dall’uranio al litio, passando per le terre rare. Secondo stime citate dal New York Times, il valore potenziale del sottosuolo ucraino potrebbe sfiorare diversi trilioni di dollari. Ma l’estrazione resta complessa: le infrastrutture sono obsolete e molte mappe geologiche risalgono ancora all’epoca sovietica.

Ad oggi, il Paese incassa circa un miliardo di dollari l’anno in royalties. Una cifra modesta rispetto alle “centinaia di miliardi” che Trump ha detto di aspettarsi per gli Stati Uniti da questo accordo.Per Washington, l’accordo rappresenta anche una leva politica. In mancanza di garanzie militari e con i negoziati di pace ancora impantanati, c’è chi vede in questa intesa un modo per convincere Trump a non abbandonare Kiev — trasformando l’Ucraina da “pozzo senza fondo” a partner strategico.

Ma senza una cornice chiara per la sicurezza e senza progressi diplomatici reali, il rischio è che l’intesa rimanga poco più di un esercizio simbolico. Un titolo da esibire, più che una svolta concreta.

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