di Velia Iacovino
Oltre duecentomila fedeli in piazza San Pietro e lungo via della Conciliazione e 160 delegazioni giunte da tutto il mondo presenti al rito. In prima fila i grandi del mondo
Fu il cardinale Giovanni Battista Re, oggi decano del Collegio cardinalizio, a porre per primo la domanda a Jorge Mario Bergoglio la sera del 13 marzo 2013: «Accetti l’elezione, come vuoi chiamarti?». Una frase sussurrata in latino che segna l’inizio di un pontificato e che oggi, nel giorno del congedo terreno di Francesco, torna alla memoria come un simbolico filo che unisce l’inizio e la fine.
Questa mattina, davanti a migliaia di fedeli raccolti in Piazza San Pietro, Re ha presieduto i funerali di Papa Francesco, affidandogli l’ultimo saluto con un’omelia intensa, personale, carica di memoria e di fede.
Un addio nella fede, sotto lo sguardo della folla
«Siamo raccolti in preghiera attorno alle sue spoglie mortali col cuore triste, ma sorretti dalle certezze della fede», ha detto Re in apertura, ricordando la lunga presenza del Papa in quella stessa piazza, per celebrazioni, incontri, veglie e benedizioni. L’ultima immagine pubblica di Francesco, pochi giorni fa, è quella della Domenica di Pasqua: debole, ma determinato a benedire dalla loggia e a salutare dalla papamobile. «Un pastore fino all’ultimo giorno – ha detto il cardinale- prossimo al suo gregge, con la forza della fede e la serenità del cuore».
Il pontificato del “buon pastore”
Il cardinale ha delineato i tratti fondamentali del pontificato, ricordando come Francesco abbia vissuto la missione affidata a Pietro – “Pasci le mie pecore” – nella logica evangelica del dono e del servizio. Nonostante la fragilità fisica degli ultimi tempi, ha continuato a testimoniare un amore totale, coerente, misericordioso. «Ha seguito le orme del suo Signore, il buon Pastore», ha detto Re, «fino a dare tutto sé stesso».
La scelta di Francesco: programma e profezia
Quando nel 2013 Bergoglio scelse il nome di Francesco, fu subito chiaro che non si trattava solo di un omaggio a San Francesco d’Assisi, ma di una vera dichiarazione d’intenti: uno stile, una visione, un’ispirazione. «Un Papa in mezzo alla gente, con cuore aperto verso tutti», ha ricordato Re. Un uomo che ha parlato con un linguaggio nuovo, semplice ma profondo, fatto di immagini, parabole, provocazioni evangeliche. Ha scelto la misericordia come prima parola del pontificato, e l’ha portata fino alla fine.
L’incontro con i poveri, la voce per gli ultimi
Re ha richiamato alcuni dei momenti simbolici del pontificato, tra cui il viaggio a Lampedusa, segno concreto dell’attenzione di Francesco verso migranti, rifugiati e vittime dell’indifferenza. Ha combattuto ciò che definiva “la cultura dello scarto” e promosso instancabilmente “la cultura dell’incontro”, con una Chiesa chiamata a “uscire” da sé per farsi prossima.
Un uomo per il suo tempo
Il cardinale ha ricordato anche la lucidità profetica di Francesco di fronte ai cambiamenti storici: «Parlava di un “cambiamento d’epoca” e ha guidato la Chiesa attraverso queste trasformazioni con fede e discernimento». La sua attenzione al nuovo, alla sinodalità, alla riforma della Curia e al ruolo delle periferie nel cuore della Chiesa, ha segnato una svolta. «Ha sempre cercato di illuminare le sfide del nostro tempo con la luce del Vangelo», ha detto Re.
Il saluto del cardinale che lo ha accompagnato fin dall’inizio
Giovanni Battista Re non è stato soltanto il celebrante, ma il testimone privilegiato di tutto il pontificato. Uomo di lunga esperienza vaticana, decano dei cardinali, già prefetto della Congregazione dei Vescovi, Re ha accompagnato da vicino ogni fase del cammino di Francesco. Oggi, con commozione e sobrietà, ha chiuso quel cerchio, rendendo omaggio a un Papa che ha lasciato un’impronta indelebile non solo nella storia della Chiesa, ma nel cuore del mondo.
5mila concelebranti
Sul sagrato e nella piazza si sono raccolti oltre 5.000 concelebranti, tra cui 220 cardinali e più di 4.000 presbiteri, insieme a 980 tra vescovi e sacerdoti e 200 ministri della Comunione. Fedeli provenienti da ogni continente hanno vegliato per ore, molti fin dalla notte, pur di poter stringersi un’ultima volta al Pontefice.
Si calcolano oltre 200.000 persone lungo Via della Conciliazione e nelle strade circostanti, mentre decine di milioni hanno seguito la celebrazione attraverso le dirette televisive in tutto il mondo. Un popolo raccolto nel silenzio e nella preghiera, a Roma diventata cuore orante dell’umanità.
160 delegazioni da 5 continenti
Oltre 160 delegazioni ufficiali, in rappresentanza dei cinque continenti, si sono strette oggi in Piazza San Pietro per l’ultimo saluto a Papa Francesco. Tra i presenti spiccano i leader delle principali potenze mondiali, seduti in ordine protocollare sul sagrato vaticano, a destra dell’altare. In prima fila la delegazione dell’Argentina, paese natale di Bergoglio, guidata dal presidente Javier Milei accompagnato dalla sorella Karina, segretaria generale della Presidenza.
Subito dietro, quella italiana: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella con la figlia Laura, la premier Giorgia Meloni, i presidenti di Camera e Senato, Fontana e La Russa, insieme a diverse alte cariche istituzionali.
Dal Regno Unito è giunto il principe William, mentre gli Stati Uniti sono rappresentati dal presidente Donald Trump e la first lady Melania, accanto al presidente francese Emmanuel Macron con la moglie Brigitte.
Ha preso posto tra i leader anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che secondo fonti diplomatiche avrebbe incontrato Trump prima della cerimonia. Presenti infine anche i sovrani di Spagna, re Felipe VI e la regina Letizia, a conferma del carattere globale di un evento che ha commosso il mondo.
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L’articolo L’ultimo abbraccio del mondo a Francesco. Nell’omelia del cardinale Re, i punti chiave del pontificato di Bergoglio proviene da Associated Medias.

