di Aisha Harrison
il Presidente della Repubblica ha restituito al 25 aprile la sua natura profonda: non un rito stanco, ma una bussola per il presente. Perché la Resistenza – oggi come ieri – è scelta, è responsabilità, è speranza.
Nel cuore della Liguria partigiana, Genova ha accolto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in una giornata carica di memoria, emozione e attualità. Dopo la deposizione della corona d’allora alla lapide dei Caduti della Resistenza presso il Cimitero Monumentale di Staglieno, un’ovazione ha salutato l’ingresso del Capo dello Stato nel Teatro Ivo Chiesa, luogo simbolico di una città che, come ha ricordato lo stesso capo dello stato, “è l’unica ad essersi liberata da sola” e che ancora oggi incarna lo spirito più autentico della Resistenza.
Nel suo discorso (leggilo tutto qui), applaudito più volte con trasporto, Mattarella ha rinnovato con forza il legame tra la memoria del 25 aprile e i valori fondativi della Repubblica. “Viva la Liguria partigiana, viva la libertà, viva la Repubblica!” ha esclamato in chiusura, rendendo omaggio a una terra che ha saputo opporsi alla barbarie fascista e nazista, contribuendo a edificare una democrazia fondata sul coraggio, sull’impegno e sulla solidarietà.
La giornata della Liberazione, per il Presidente, non è soltanto una celebrazione del passato, ma un impegno costante: “È sempre tempo di Resistenza”, ha affermato. Parole che suonano come un monito contro ogni tentativo di relegare la lotta partigiana a una pagina chiusa della storia. Al contrario, la Resistenza vive nell’idea di un’Italia che rifiuta la violenza, che difende la libertà e si batte per una società più giusta.
Nel suo intervento, Mattarella ha tessuto un filo sottile e robusto tra le figure più emblematiche della storia repubblicana – da Sandro Pertini ad Altiero Spinelli – e le sfide contemporanee. Ha ricordato il sacrificio di Guido Rossa, operaio e sindacalista ucciso dalle Brigate Rosse, sottolineando come anche negli anni bui del terrorismo la risposta della società civile – dalle fabbriche ai luoghi della cultura – sia stata all’altezza dell’eredità partigiana.
Dalla Resistenza all’Europa dei popoli
Un passaggio fondamentale del discorso è stato dedicato all’Europa, intesa come prosecuzione ideale delle diverse Resistenze. Mattarella ha evocato la figura di Luciano Bolis, medaglia d’argento al valor militare, torturato dalle Brigate Nere e poi sepolto accanto a Spinelli a Ventotene: “Difendere la libertà dei popoli europei è compito condiviso”, ha detto il Capo dello Stato. L’Unione Europea nasce, secondo questa visione, come antidoto alla tragedia dei nazionalismi, come spazio di libertà, uguaglianza, cooperazione.
Un richiamo all’impegno civile
Non poteva mancare, nella sua Genova, il ricordo di Sandro Pertini. Mattarella ha colto l’occasione per lanciare un appello contro l’astensionismo: “La partecipazione politica è l’essenza della nostra democrazia. Non possiamo arrenderci a una democrazia a bassa intensità”. Un invito a non considerare la libertà come un bene acquisito, ma come un diritto da difendere ogni giorno, anche con il semplice ma decisivo gesto del voto.
La lezione di Papa Francesco
A suggellare il suo discorso, Mattarella ha voluto rendere omaggio a Papa Francesco, scomparso da pochi giorni, citando un passaggio della sua enciclica Fratelli tutti: “Non ci può essere pace soltanto per alcuni. Benessere per pochi, lasciando miseria, fame, sottosviluppo, guerre, agli altri.” Un richiamo all’universalità della giustizia, alla necessità di continuare le lotte del passato spingendole verso nuove mete.
All’evento hanno preso la parola anche Antonio Segalerba, Vice Sindaco metropolitano di Genova, Pietro Piciocchi, Vice Sindaco reggente di Genova, Marco Bucci, Presidente della Regione Liguria, Giacomo Ronzitti, Presidente dell’Istituto Ligure per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea. L’intervento conclusivo è stato affidato al Capo dello Stato.
Durante la cerimonia è stato rappresentato un estratto dello spettacolo teatrale “D’Oro. Il sesto senso partigiano”, momento conclusivo di un percorso di incontri, pensati come tappe di avvicinamento alla giornata dell’ottantesimo anniversario della Liberazione e rivolti principalmente alle nuove generazioni, oltre che a una serie di iniziative che hanno coinvolto la cittadinanza.
Tra le tensioni, un messaggio di unità
Mentre a Genova la cerimonia scorreva in un clima solenne e partecipato, a Roma il 25 aprile è stato segnato da tensioni tra manifestanti dell’Anpi e gruppi pro-Palestina. Accuse reciproche, slogan divisivi e persino il rogo di una bandiera della Nato hanno mostrato quanto fragile possa essere l’unità della memoria. In questo scenario, le parole di Mattarella risuonano con ancora maggiore urgenza: “La libertà, la democrazia, la giustizia sociale sono beni comuni da custodire insieme, ogni giorno”.
In un’Italia attraversata da nuove incertezze, il Presidente della Repubblica ha restituito al 25 aprile la sua natura profonda: non un rito stanco, ma una bussola per il presente. Perché la Resistenza – oggi come ieri – è scelta, è responsabilità, è speranza.
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