di Corinna Pindaro

Dalla fine del mondo al cuore della Chiesa: Jorge Mario Bergoglio è stato il primo Pontefice latinoamericano, ma non è mai tornato nella sua Buenos Aires. Un’assenza che ha fatto discutere, tra nodi personali, politica e ricordi mai del tutto sopiti

francesco“Voi sapete che il dovere del conclave era di dare un vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo.” Con queste parole, pronunciate affacciandosi dalla Loggia di San Pietro, iniziava il pontificato di Francesco. Quella “fine del mondo” era l’Argentina, patria di Jorge Mario Bergoglio, primo Papa sudamericano nella storia della Chiesa.

Era il febbraio del 2013 quando l’allora arcivescovo di Buenos Aires partì per Roma con in tasca un biglietto di ritorno previsto per il 23 marzo. Aveva già pronta l’omelia per il Giovedì Santo, ignaro del fatto che il suo nome – poco citato dalla stampa – sarebbe invece emerso con forza nel Conclave. Eletto col nome di Francesco, Bergoglio non fece mai più ritorno nel suo Paese natale.

Un legame mai spezzato

In dodici anni di pontificato, Francesco visitò ogni angolo del pianeta, con 47 viaggi apostolici all’attivo. Eppure l’Argentina rimase fuori dal suo itinerario. Lì erano rimasti la sorella Maria Elena e i nipoti Jorge e José, ma nemmeno gli affetti più stretti riuscirono a riportarlo a casa. Più volte, negli anni, Francesco parlò di un possibile viaggio a Buenos Aires: prima nel 2023, poi nel 2025. Entrambe le date passarono senza che il proposito si realizzasse. La sua morte ha chiuso definitivamente quella porta.

Molti hanno letto in questa distanza una scelta dettata da motivi politici: i contrasti con l’ex presidente Mauricio Macri furono noti, ma nemmeno con il più vicino Alberto Fernández si concretizzò una visita. E quando alla Casa Rosada arrivò Javier Milei, noto per le sue critiche alla Chiesa, la distanza apparve incolmabile.

I curas villeros e la periferia dell’anima

Nonostante l’assenza fisica, il legame con l’Argentina è rimasto forte. Francesco continuò a seguire da vicino la vita del suo Paese, in particolare quella delle comunità più marginali. Era molto vicino ai curas villeros, i preti che operano nelle favelas e che aveva sostenuto già da vescovo. Indimenticabile il gesto del 2008, quando lavò i piedi a dodici ex tossicodipendenti in un Giovedì Santo che anticipava l’umanesimo radicale del suo pontificato.

Nel 2023 nominò uno di loro, Jorge Ignacio García Cuerva, nuovo arcivescovo di Buenos Aires, al posto del cardinale Mario Aurelio Poli. Un altro amico stretto, l’attivista sociale Juan Grabois, fu scelto come consulente del dicastero vaticano per lo Sviluppo umano integrale. La sua candidatura alle primarie presidenziali nel 2023, seppur fallimentare, fu vista da molti come un’eco politica del pensiero di Francesco.

Ombre e ferite mai sanate

Dietro la mancata visita a Buenos Aires, però, ci sono anche motivazioni più personali. Tra il 1986 e il 1992, dopo aver lasciato l’incarico di provinciale dei gesuiti argentini, Bergoglio visse un periodo difficile. Invitato a trasferirsi in Germania per terminare il dottorato, fu di fatto esiliato. Un’esperienza dolorosa, che lo segnò nel profondo e che molti ritengono abbia contribuito alla sua scelta di non tornare più stabilmente in Argentina.

Inoltre, non tutti in patria lo accolsero con entusiasmo al momento della sua elezione. Il Parlamento argentino, nel giorno dell’annuncio, preferì mantenere il silenzio in omaggio a Hugo Chávez, ricordando i passati attriti tra Bergoglio e il presidente Néstor Kirchner. Quell’indifferenza iniziale pesò. E forse contribuì a definire la distanza irreversibile tra il Papa e la sua terra.

Riposerà a Roma, non a Buenos Aires

Francesco non tornerà nemmeno da morto in Argentina. Ha scelto di essere sepolto a Roma, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, uno dei suoi luoghi del cuore. Una decisione coerente con la sua identità universale, con il suo modo di essere Papa non di una nazione, ma del mondo. Eppure, la sua Argentina è rimasta sempre lì, sullo sfondo, come una ferita aperta, un amore incompiuto.

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